La lingua volgare italiana del medioevo esiste ancora, viene parlata in un paesino del Sud Italia.
Esiste un angolo di Sicilia, incastonato tra le vette di Nebrodi e il Mar Tirreno, dove sei chiedete indicazioni potreste non capire una sola parola della risposta. Non perché gli abitanti parlino un siciliano stretto, ma perché usano una lingua che suona come un francese arcaico mescolato al piemontese e al ligure.
Siamo a San Fratello, piccolo borgo in provincia di Messina, un' isola linguistica dove il tempo si è fermato all' epoca dei Normanni e dove la popolazione parla ancora il gallo-italico, un dialetto medievale sopravvissuto per quasi mille anni.
La storia di San Fratello ( o San Frareau nel dialetto locale) inizia tra l' XI e il XII secolo. Durante la conquista Normanni, il Gran Ruggero e la moglie Adelaide del vasto, chiamarono per ripopolare queste terre, soldati e colonia provenienti dal Nord Ovest dell' Italia, precisamente da quadrilatero compreso tra Cuneo, Asti e Savona.
Questi colonia, definiti dai siciliani " i lombardi" o i "franzais", portarono con sé la loro lingua e le loro tradizioni, creando una roccaforte culturale che ha resistito isolata sui monti Nebrodi. Così, ancora oggi, la parlata Sanfratellana è un fossile vivente che permette ai linguisti di studiare le origini della lingua gallo- italica.






