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mercoledì 6 dicembre 2017

È Hong Kong la città più visitata al mondo

Euromonitor svela la sua classifica. Hong Kong la città più visitata al mondo, tra le italiane Milano 27 esima, Venezia 38 esima, Firenze 44 esima.

L'Italia ha un patrimonio artistico culturale senza eguali, ma nonostante gli enormi passi avanti del turismo, la strada da percorrere è ancora lunga. Ne hanno discusso il Ministro del Turismo e dei Beni Culturali Dario Franceschini e Enit al World Travel Market (Wtm) di Londra.

Si è parlato di turismo mondiale ed è stata stilata la classifica delle 100 città più visitate al mondo nel 2016. La vincitrice è Hong Kong seguita da Bangkok e Londra.

Nella classifica si riescono a piazzare ben quattro città italiane: Roma al 12 esimo posto, Milano al 27 esimo, Venezia al 38 esimo e Firenze al 44 esimo. Comunque un buon risultato, considerando che l'Italia è l'unico Paese europeo con il maggior numero di città in classifica. Di esse però nessuna è nella top ten, la Capitale che ha ottenuto il punteggio più alto ed  è terza a livello europeo con 9,4 milioni di visitatori, riceve meno della metà del numero di arrivi internazionali di Londra (oltre 19 milioni).

Milano, invece, registra il maggior tasso di crescita tra le città italiane e si posiziona ventisettesima con 6,8 milioni di arrivi; Venezia, trentottesima, con 5,2 milioni infine Firenze, quarantaquattresima, con 4,9 milioni. La somma degli arrivi internazionali nelle quattro città ammonta a 26 milioni, superando il numero di turisti stranieri che hanno visitato le città in classifica di qualsiasi altro Paese europeo.

Londra, come capito, è la città europea più gettonata dal turismo internazionale mentre tra le città spagnole più visitate al mondo, spiccano Barcellona 23 esima e Madrid 39 esima con poco più di 12 milioni. Tra le francesi primeggia l'intramontabile Parigi, piazzata al 76 esimo posto e Nizza 93 esima che con il loro incanto riescono ad attirare 16 milioni di arrivi internazionali.

Secondo Euromonitor non si deve disperare poiché il turismo in Italia continuerà a crescere, totalizzando oltre 60 milioni di arrivi internazionali entro il 2022.

Wouter Geerts analista dell'Euromonitor dichiara: "L'Italia rappresenta uno dei Paesi più frequentati al mondo dal turismo internazionale. Il numero di arrivi nelle città italiane è in continua crescita, in quanto offrono un mix unico di arte, enogastronomia, cultura, natura e architettura che attirano turisti da tutto il mondo. Ma il successo di una destinazione dipende anche da altri fattori, quali infrastrutture, appeal economico, nuove tecnologie e sicurezza".

La classifica va poi analizzata tenendo conto dell' instabilità geopolitica in altri Paesi europei e la paura degli attacchi terroristici. Comunque, alla fine,  la top ten del turismo che si ottiene è questa: 1) Hong Kong; 2) Bangkok; 3) Londra; 4) Singapore; 5) Macau; 6) Dubai; 7) Parigi; 8) New York; 9) Shenzhen; 10) Kuala Lumpur.

Questa è una classifica seria che tiene conto di tanti fattori che poi determinano il turismo di massa. C'è  però da aggiungere  che non è la quantità annua di visitatori che rende belle le città. Il Belpaese non ha niente da invidiare a nessuno, non fosse altro per l'eternità di Roma.

martedì 5 dicembre 2017

Giornata Mondiale del Suolo

Secondo la Fao il consumo del suolo aumenta a livello mondiale. Solo in Italia se ne consumano 3 metri quadri al secondo.

Che tristezza! Pensare che ormai non c'è più rispetto per niente, soprattutto non c'è rispetto per la ricchezza più grande, la Natura, il territorio e il suolo. È stato reso necessario eleggere una Giornata Mondiale del Suolo, che cade oggi 5 Dicembre, per ricordare l'importanza di un suolo sano e promuovere la gestione sostenibile delle risorse del terreno.

L'iniziativa è stata promossa dal Global Soil Partnership, un'alleanza internazionale fra Stati, Istituzioni e Ong patrocinati dalla Fao, l'Agenzia Agroalimentare dell'Onu. Tutti uniti per contrastare un consumo del suolo insostenibile. Basti pensare a quanto di esso venga ogni giorno ricoperto con cemento o asfalto, dari allarmanti che parlano di un consumo di suolo che procede a un ritmo di 3 metri quadrati al secondo.

Dal sito della Fao fanno sapere: "Nonostante il ruolo essenziale che il suolo gioca sui mezzi di sussistenza umani, c'è un aumento su scala mondiale del degrado dele risorse del suolo, a causa di pratiche di gestione inappropriate, con la pressione demografica che causa una pressione insostenibile e una governance inadeguata su questa risorsa essenziale".

Il tema di quest'anno della Giornata del Suolo è: "La cura del pianeta parte dalla terra". Per il momento si stanno muovendo dal terreno del Vecchio Continente. A livello europeo la rete "People4Soil", costituita da Ong ambientaliste, Istituti di Ricerca e Associazioni di agricoltori, ha raccolto oltre 212 mila firme per una petizione alla Commissione Europea (Ice, Iniziativa dei cittadini europei) che chiede di istituire e sviluppare un quadro giuridico vincolato per la tutela del suolo, fissando principi e regole da rispettare da parte di ciascun Stato membro. Da noi, nel Belpaese, sono state raccolte 82.226 firme. 

In pratica, le Ong ambientaliste chiedono al Parlamento italiano di varare entro la legislatura la legge per il censimento del consumo di suolo e la difesa delle aree agricole, già approvata dalla Camera nel Maggio 2016 e ferma da più di 500 giorni in Senato. I dati Ispro rivelano che l'anno scorso il suolo cementificato in Italia era oltre 23 mila km quadri, praticamente un'area estesa quanto Campania, Molise e Liguria messe insieme, il 7,6% del territorio nazionale.

Va bene il progresso, va bene costruire ed innalzare nuovi palazzi e case, ma che tristezza coprire le mille sfaccettature di suolo con il freddo grigio del cemento.

Ti bacerò in tutte le città del mondo

Due ragazzi divisi da circa 8 mila km vivono il loro amore "a distanza" incontrandosi nelle città sparse per il mondo.

Solitamente capita che una coppia stia insieme e si fotografino davanti a scenari mozzafiato dove magari si sono recati per festeggiare qualche loro ricorrenza speciale, invece la storia di Rob e Joli è diversa. Loro si sono incontrati per la prima volta durante un viaggio nel 2014.

In quell'occasione la pessima mira di Cupido però ha colpito Rob che
viveva negli Stati Uniti e Joli, giovane donna delle Filippine. Provocando "un amore a distanza" di circa 8 mila miglia. 

L'ingente lontananza fisica non ha fatto demordere i due giovani. Che per far crescere e continuare la loro storia d'amore hanno deciso di incontrarsi in diverse parti del mondo per poter trascorrere dolci momenti insieme e tutto viene immortalato in una foto dove si baciano davanti a scenari ogni volta diversi.

E alla promessa: "Ti bacerò in tutte le città del mondo" sono fioccate le prime foto da San Francisco, Washington, passando per la Russia, poi l'Italia e tante altre città ancora. Le due anime gemelle tra foto e incontri fugaci hanno vagabondato per il mondo per circa tre anni, fino a quando qualche mese fa Rob e Joli hanno finalmente coronato il loro sogno e si sono sposati.

Ora condividono una casa nel Maryland, negli Stati Uniti hanno messo radici stabili pur continuando a pubblicare altrettante foto sul loro profilo Instagram. Continuano a raccontare la loro coraggiosa storia anche su un blog da loro aperto,  Dipkisstravels. Uno spazio aperto dove si possono osservare una raccolta di immagini inerenti ai loro viaggi e anche il luogo dove hanno condiviso un'intera gallery dedicata proprio ai loro baci romantici in giro per il mondo.

La giovane ammette: "Fino a poco tempo fa abbiamo condiviso questi scatti solo con amici e familiari. Ma ora abbiamo pensato che le nostre foto potessero ispirare più coppie, soprattutto coloro che vivono una relazione a distanza, seguite sempre il vostro cuore, indipendentemente dalla lontanza. Abbiate fiducia, fate la vostra parte e alla fine tutto funzionerà".

Con modi diversi, Rob e Joli attraverso le foto ci hanno mostrato una storia d'amore d'altritempi. Certo, che pazienza  ci vuole per aspettare d'incontrasi solo in giro per il mondo.

lunedì 4 dicembre 2017

Mikayla, la prima ragazza Down a partecipare a Miss Stati Uniti

La bella Mikayla Holmgren è la prima partecipante ad un concorso di bellezza con la sindrome di Down. Dopo aver sbaragliato le altre concorrenti a Miss Minnesota, arriva ora alle selezioni di Miss Usa.

Ci sono delle storie belle perché rese tali dalle persone che le vivono e ne tessono il percorso. Questo è il caso dell'avventura di Mikayla Holmgren, ragazza ventiduenne nata a Stillwater, nel Minnesota che nonostante la sindrome di Down, fa la modella. È una ragazza bella, giovane e tenace che non si è fatta fermare dalla paura di inseguire i suoi sogni.

Tra la realizzazione del suo desiderio e la realtà, ha messo la prima pietra, partecipando all'ultima edizione di Miss Minnesota, il 26 Novembre 2017, dove si è aggiudicata il Premio Spirit of Miss Usa e il Director's Awards e, cosa più importante, ha riportato l'attenzione sulla condizione delle persone che come lei sono affette da trisomia 21.

In merito, la novella miss dichiara: "Voglio mostrare agli altri cosa significhi l'inclusione e che anche coloro che hanno necessità speciali possono inseguire i propri sogni". Altro non chiede Mikayla di poter avere una vita normale e di essere equiparata in tutto e per tutto a quella degli altri.

In effetti, la sua di vita è già molto impegnata, balla da quando aveva sei anni, sta studiando nel Programma di Apprendimento e Sviluppo Inclusivo della Bethel University, e già nel 2015 aveva vinto un altro concorso.

Il Minnesota Miss Amazing, un concorso dedicato proprio alle persone con disabilità. Fermo restando che il suo sogno è sempre stato quello di poter gareggiare in una kermesse di maggior prestigio insieme alle ragazze normodotate.

L'occasione è arrivata con una mail nella sua casella di posta elettronica, dove si parlava del concorso di Miss Minnesota. All'inizio non è stato facile. Ha dovuto prima convincere la madre a farla partecipare e poi ha scritto agli organizzatori dell'evento che ha la sindrome di Down, pensando che non l'avrebbero accettata. Invece, gli organizzatori le hanno risposto che era la benvenuta.

Poi il resto è storia...Denise Wallace, direttrice esecutiva del concorso dice di lei: "Fai sorridere le persone ogni volta che parli, sorridi, balli. Trasudi lo spirito di Miss Usa restando sempre fedele a te stessa e mettando gli altri al primo posto. Hai altruismo, umiltà e la capacità di superare gli ostacoli con il sorriso sul volto e l'emozione nel cuore".

Quell'emozione che Mikayla, mette in tutto. Anche nel suo ruolo di ambasciatrice di Best Buddies, un'organizzazione no profit che si occupa proprio di promuovere l'integrazione e l'acquisizione di competenze da parte di persone con evidenti problematiche di sviluppo fisico e cognitivo.

La stessa emozione che Mikayla metterà sicuramente nei prossimi step del suo sogno, ora che è entrata di diritto nel concorso di Miss Usa e con esso, Miss Universo.

I sogni sono belli. Sia per la meta a cui ambiscono sia per le emizioni che si vivono e si fanno vivere durante il percorso per raggiungerli.

Il verme solitario "in astinenza" da 18 milioni di anni

Un team di scienziati dell'Università di New York ha studiato un piccolo verme solitario che è sopravvissuto per 18 milioni di anni senza fare sesso.

Se in campo amoroso, vi sentite un po' sfortunati e il vostro cruccio più grande è quello di non riuscire mai a portare "a termine" una relazione, non preoccupatevi. C'è chi sta peggio di voi! O meglio, farà pure di peggio, ma vive molto, molto di più. È il caso di un piccolo verme, nome scientifico Diploscopter pachys che sopravvive da 18 milioni di anni, senza "fare sesso". In autonomo incorpora i propri cromosomi, clonandosi e conservando la variabilità genetica. Appartiene a un gruppo asessuato che spende, dai primordi, la sua pacifica vita sulla Terra.

Se ne è occupato uno studio commissionato dall'Università di New York,  pubblicato su Current Biology e trasmesso su Smithsonian.com . La ricerca rivela che il nematode è riuscito così a sfuggire all'estinzione. Uno dei coordinatori, il biologo David Fitch spiega: "Una tale astinenza stretta e di così lunga durata è molto rara nel mondo degli animali. Questo fenomeno è significativo per comprendere la genetica evolutiva perché contrasta con la visione ampiamente accettata che la riproduzione è necessaria per eliminare mutazioni dannose e per adattarsi ad un ambiente mutevole. Il senso è un processo biologico dispendioso e gli organismi devono usare le proprie energie nella competizione per trovare un compagno. Se gli organismi associati riescono a trovare il modo di riprodursi da soli generando variazioni genetiche, si garantiscono quasi il doppio della media di nascite degli organismi sessuati senza alcuno stress. Forse per questo che Diploscopter pachys ha fatto questa scelta 18 milioni di anni fa".

Il poco socievole vermicello in questione, riesce a fondere sei cromosomi del suo antenato in un singolo cromosoma e salta la prima divisione della meiosi, dove i geni vengono ricambiati, in modo che la sua progenie mantiene l'elevata diversità genetica dei genitori. Gli scenziati aggiungono: "Il mistero della sua longevità sembra in gran parte risolto: supera gli svantaggi della riproduzione   asessuale mantenendo la variazione genetica e, con essa, la complementazione".

Insomma, la scienza insegna che non aver qualcuno con cui accoppiarsi non è poi così grave e alla fine della teoria evoluzionistica, aiuta pure a vivere di più e senza stress.

venerdì 1 dicembre 2017

Il violinista "modello"

Alzi la mano chi non conosce o non si è mai fatto ammaliare da David Garrett, l'angelo del violino.

Ci sono persone nate proprio per affascinare. Così è Garrett, pseudonimo di David Christian Bongortz, la superstar dell'archetto, nato 37 anni fa in Germania e naturalizzato statunitense. Alto, biondo, un passato da modello e un look da rockstar con tatuaggi e anello a forma di teschio. Insomma un fascino magnetico a cui è davvero difficile resistere.

Ex bambino prodigio, ha dapprima conquistato i grandi direttori d'orchestra e poi è diventato un idolo pop con le sue cover dei Coldplay, dei Queen o dei Verve. Spazia inoltre dai Led Zeppelin ai Rage Against the Machine, passando per Cajkovskij. E questa è proprio la sua peculiarità, vagabondare dal rock alla musica classica con la padronanza che solo un vero artista ha. Mondi di musica apparentemente incompatibili ma che lui riesce ad unire e gli permettono di non essere etichettato. Lui stesso dichiara: "Ho sempre sentito grande affinità con il rock perché penso abbia una forte somiglianza con la musica classica. Per suonare alcuni pezzi rock devi essere un ottimo musicista".

Così, oggi l'angelo del violino, riesce a calamitare cospicue folle non solo nei palazzetti, ma anche al cospetto di palcoscenici classici: "Ormai la maggior parte del pubblico che viene ai miei concerti classici è composta da giovani, ma non è sempre stato così. Ho lavorato duro per aprire questa porta. E lo scambio funziona in entrambi i sensi: ci sono tanti appassionati di classica che adesso vengono a sentirmi anche ai concerti rock".

Garrett è uno che arriva dritto al cuore e colpisce. Sebbene il suo volto sia impresso sulle cover per gli smartphone, diniega l'idea di attribuire all'aspetto fisico un ruolo significativo nel suo successo: "Sono cresciuto in questo corpo non posso cambiarlo. Ho scelto di indossare quel che mi piace, porto gli stivali e i jeans, mi sento a mio agio con i gioielli. A per me il concetto di immagine non esiste". Intanto spopola e i fan aumentano di giorno in giorno.

Da Gennaio 2018 sarà in Italia dove toccherà diverse tappe in concerto per presentare il suo ultimo disco Rock Revolution. Quindici nuove tracce che attraverserà grazie al suo violino elettrico passando per Springsteen, Prince e Stairways to Heaven, Led Zeppelin e non dimenticando il concerto n° 1 di Cajkovskij.

Garrett è così, unico nel suo genere. Unico nel mischiare i generi. E allora che sia classica o rock quando a suonare la musica è l'angelo del violino, sarà sicuramente una melodia paradisiaca.

La Barbie musulmana

Rivoluzione in casa Mattel. Per la prima volta, Barbie indossa l'hijab ispirato all'atleta olimpionica Ibtihaj Muhammad.

Perché la Barbie non è solo la bambola, che ogni bambina possiede gelosamente tra i suoi giocattoli più preziosi. Ma, questa bambola, nata ufficialmente nel 1959, è ormai diventata un'icona della cultura di massa e negli anni ha saputo evolversi per andare incontro ai vari bisogni del mercato, cambiando nell'aspetto per meglio riflettere i cambiamenti culturali. Così, nel corso degli anni, Barbie ha saputo rinnovarsi, partendo dalla forma longilinea, biondissima e dagli occhi azzurri, è poi diventata curvy, bassa, minuta, dalla pelle scura o con tratti asiatici.

Sempre al passo con i tempi, la Mattel, casa produttrice della famosa Barbie, ha deciso di creare una nuova linea per omaggiare le donne che hanno contribuito a rivoluzionare il mondo in positivo, e che sono delle fonti di ispirazione per grandi e piccine. È nata così la linea Shero, termine che racchiude le parole inglesi she "lei" e hero "eroe". Appartiene a questa linea la bambola che più ha fatto parlare di sé, la Barbie con l'hijab, il velo della tradizione islamica usato per coprire testa e capelli.

Le fattezze di questo giocattolo sono state ispirate da Ibtihaj Muhammad, schermitrice olimpionica, che non solo si è distinta nel campo dello sport, ma che ha saputo combattere i pregiudizi mostrando tutto il suo talento.

A lei è stata dedicata la prima bambola della storia dei giocattoli occidentali che si ispirano al mondo dell'Islam. Precedentemente Shero aveva dato il suo tributo alla top model curvy Ashley Graham, proponendo una bambola con le sue fattezze e facendo in modo che la sua fisionomia le somiglianze in tutto; tanto che si racconta che la modella stessa si sia premurata di controllare che la sua riproduzione avesse le cosce che si toccano, proprio come le sue. In modo da proporre un altro modello di bellezza in cui potersi identificare, sfidando gli altri canoni estetici forse più diffusi.

Un'altra Barbie "non convenzionale" è quella ispirata alla ginnasta olimpionica Gabrielle Douglas, prima donna afroamericana a conquistare due ori olimpici, nel 2012 a Londra e nel 2016 a Rio de Janeiro.

Mentre creando una bambola con le fattezze di Ibtihaj Muhammad, campionessa di scherma di religione musulmana, ha cercato di: "Riconoscere le eroine che ispirano le ragazze, rompendo gli schemi ed espandendo le possibilità per le donne ovunque".

La definiscono semplicemente "Barbie", invece è un'icona, specchio della società contemporanea che cerca con leggerezza ed eleganza di narrare ai posteri i cambiamenti della società.