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mercoledì 12 maggio 2021

Il cognome dato dal padre è "retaggio patriarcale, stop alle disparità". La Consulta mette in dubbio la legittimità dell'articolo 262


 L'articolo 262 del Codice Civile Italiano è sotto la lente di ingrandimento: la Consulta ha sollevato il dubbio relativo alla legittimità. 

Sull'onda della sempre più alta attenzione sulla parità di genere la Consulta prende in esame l'articolo 262 del Codice Civile Italiano, e ne mette in dubbio la relativa legittimità. 

Per intenderci, l'articolo è quello secondo cui tocca al padre dare il cognome al figlio. Già nel 2006 la Consulta stabilì che l'attuale sistema di attribuzione del cognome paterno ai figli "è retaggio di una concezione patriarcale della famiglia e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con i principi dell'orientamento e con il valore costituzionale dell" uguaglianza tra uomo e donna".

Solo pochi giorni fa, dopo anni, l'argomento è stato ripreso e il relatore Giuliano Amato spinge per far sì che la questione si risolva. Anche perché nel 2014 la Corte di Strasburgo aveva indirettamente criticato il sistema italiano affermando: "Fa prevalere il cognome paterno e nega rilievo ad una diversa volontà concordemente espressa dai genitori, costituisce una violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare, determinando altresì una discriminazione ingiustificata tra i genitori".

E nella stessa data, a Bolzano, il Tribunale chiedeva di rendere incostituzionale la norma laddove questa non prevedeva la possibilità di attribuire il cognome materno al nascituro. 

In effetti, è una norma che va rivista. Per dare rispetto a chi non ha eredi maschi o le madri single o chi concordemente con il proprio partner vuole mandare avanti i cognomi. 

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