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lunedì 4 giugno 2018

Carabinieri si intrattiene in caserma per fare sesso e si segna lo straordinario

È accaduto a Ravenna. Il carabiniere è ora indagato.

Ancora tutta da chiarire la scabrosa vicenda risalente all'11 Gennaio scorso. A quanto riportato, in un primo tempo la donna conosciuta in un bar lo aveva denunciato per violenza sessuale.

Successivamente, invece, il carabiniere avrebbe portato la donna in questione ed una sua amica in una caserma di Ravenna. Qui avrebbe avuto il rapporto sessuale con la donna conosciuta poco prima al bar.

Per farlo, un appuntato scelto dei Carabinieri di 48 anni avrebbe ingannato il piantone con la scusa di dover andare in ufficio a quell'ora per acquisire importanti ed urgenti informazioni sulla donna e si è pure segnato un'ora di straordinario, da mezzanotte all'una.

Mancanza che è costata al militare, nel frattempo trasferito, un'accusa per truffa e falsità ideologica commesse da pubblico ufficiale, ed è quindi indagato dalla Procura di Ravenna.

Le donne hanno confermato che si è trattato di un rapporto consenziente e non di tentata violenza sessuale. Rimane il fatto che l'appuntato, originario di Napoli, si presentò al Comando di viale Pertini insieme a due donne, dicendo al collega di turno che aveva motivi urgenti per portarle con lui: avrebbe dovuto conferire con loro in un luogo riservato, per ricevere importanti informazioni legate a un'indagine. In questo modo, secondo l'accusa, avrebbe ingannato la Pubblica Amministrazione, raggirando anche il piantone che registrò l'accesso con la scritta "info".

Un'altra versione vuole che le due donne, in realtà, gli avessero chiesto di vedere l'ufficio e lui, che doveva entrare in servizio all'una, le accontento', anticipando l'accesso di un'ora.

Qui, nell'ufficio di una caserma dei Carabinieri ha preso atto il rapporto sessuale.

Ora, nei confronti del carabiniere è stato emesso un avviso di fine indagine, firmato dal Pm Cristina D'Aniello, che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio.

Turisti tedeschi derubano un napoletano

Una coppia di turisti denunciati per furto ai danni di un operaio napoletano. Gli avrebbero sottratto il portafogli.

I tedeschi stanno davvero esagerando! Ora cercano di appropriarsi anche di un vecchio luogo comune che vede i napoletani più inclini al "mariolicio". Così, a Capri, in questa vicenda, che sembra una barzelletta, una coppia di turisti tedeschi, un uomo di 40 anni e una donna di 35 anni, originari di Friburgo, è stata denunciata a piede libero dalla Polizia di Stato con l'accusa di furto in concorso ai danni di un operaio napoletano.

Il misfatto si sarebbe consumato su un aliscafo di linea da Napoli a Capri. La vittima, che si stava recando sull'isola per lavoro, all'arrivo a Capri si è accorto di non aver più il portafogli che conteneva circa 50 euro.

Il malcapitato ha quindi fermato una pattuglia di poliziotti del Commissariato diretto dal Vice Questore Aggiunto Maria Edvige Strina, che si trovava in servizio di controllo al porto di Capri segnalando l'accaduto e indicando coloro che riteneva fossero gli autori del furto.

Dalle notizie giunte sembra che alla vista degli agenti i due turisti abbiano tentato di disfarsi del portafogli gettandolo in un cassonetto dei rifiuti. Il portafogli è stato immediatamente recuperato e consegnato al legittimo proprietario, che ha presentato regolare denuncia contro i due turisti malandrini. La coppia è quindi deferita all'autorità giudiziaria.

Mala tempora currunt per noi italiani in mano a questi tedeschi.

venerdì 1 giugno 2018

De Beers propone i diamanti artificiali

Con la linea "Lightbox" annuncia la rivoluzione in casa De Beers, ora i gioielli saranno fabbricati anche con diamanti artificiali.

"I diamanti sono i migliori amici delle donne, ma se sono falsi che ce ne facciamo?" Finora ci avevano insegnato e la famosa casa di pietre preziose ne aveva proprio coniato lo slogan, che un diamante è un pegno d'amore eterno e deve avere la stessa natura delle stelle, non può essere fabbricato, "un diamante è per sempre" altrimenti che suggello sarebbe? Dove va a finire il simbolo della preziosità di un sentimento?

Invece, la De Beers ci ripensa e lancia sul mercato la nuova linea "Lightbox", una linea di gioielli sintetici pensati soprattutto per i più giovani. Finora la famosa casa di diamanti aveva prodotto le pietre preziose artificiali solo per uso industriale, ma l'incalzante richiesta del mercato è aumentata e così, per non farsi soffiare quote di pubblico dalle concorrenti storiche come l'americana Diamonds Foundry o la russa New Diamond Technology, ha ceduto e allargato rotta di produzione.

La differenza con le pietre preziose originali resta, ed è forte, ma i diamanti artificiali sono lontani dall'essere dei semplici pezzi di vetro ed il loro costo è inferiore del 30-40% rispetto alle loro controparti naturali, ma rimane comunque sostenuto. Sulla loro forma non ha lavorato la natura con meticolosità centennale, ma le sapienti mani di esperti al lavoro industriale di settimane e che spesso si sono avvalsi dell'uso di tecnologie sofisticate, ergo spiegato il costo comunque non economico.

Si apre quindi la questione: meglio l'originale o il sintetico? La luce di un diamante "falso" non spegne un po' la poesia del gioiello agli occhi di una donna? Una proposta fatta con un pegno d'amore tarocco ha uguale intensità di sentimento. Certo, finora si è sempre detto che i diamanti veri sono "sporchi di sangue", quindi, da questo punto di vista quelli artificiali non corrono questo rischio. Inoltre, se la differenza economica tra i due prodotti è minima, ha poi così senso compiere questa rivoluzione e regalare dei prodotti in laboratorio.

Per ora la De Beers non ha intenzione di produrre nella linea Lightbox anelli di fidanzamento, parure o collier, la questione si sposta quindi dal piano economico a quello ideologico.

In Tribunale Ivan: il poeta dei murales a Milano

Ivan Tresoldi il poeta dei murales finisce in Tribunale. Ora i giudici dovranno stabilire se è un'artista o un imbrattatore.

"Quando mi hanno cancellato la poesia più famosa gli abitanti della Dorsena mi hanno scritto. Io sono un poeta, come lo siamo tutti qui dentro". Così si "difende" in aula di Tribunale Ivan Tresoldi, conosciuto ai più con il suo nome d'arte "Ivan".

Lui, il poeta dei murales è sotto processo per le sue poesie scritte sui muri di Milano e difeso davanti ai giudici dall'avvocato Angela Ferrante.

Nel milanese è amatissimo e conosciuto, le sue poesie sono famosissime tra gli abitanti del capoluogo lombardo, che con piacere leggono i suoi versi sparsi su palazzi, sottopassaggi, ripe e cantieri, dal centro alle periferie.

La legge dovrà decidere invece se la sua è arte o atti vandalici, per questo Ivan siede sul banco degli imputati per imbrattamento e da lì cerca di rivendicare la sua attività artistica, che per lui è soprattutto una forma di riappropriazione dello spazio pubblico e di dialogo con la città.

Da lì, Ivan si fa sentire: "Quando l'hanno cancellata mi hanno scritto, gli abitanti amareggiati per la "pulitura dei palazzi" che li avrebbe deturpati".

Perché per il pubblico quella di Ivan è arte, egli ha esposto nei musei, dallo spazio Oberdan alla Triennale di Milano, ha guidato laboratori artistici con gli studenti dell'Università Bicocca ("Il sapere non s'accresce se non condiviso") è una delle poesie comparse su uno dei muri dell'ateneo.

L'artista spiega che ogni scritta è legata ad un luogo e a un significato, per esempio: "Ci sono vite che capitano e vite da capitano" è una frase presa in prestito dai tifosi interisti per l'addio a Zanetti e trascritta a nord dello stadio San Siro.

La sua presenza in aula è stata anche l'occasione per spiegare la sua poetica: "L'esistenza di una società è fatta anche da scritte sui muri, come avviene anche in quest'aula, dove leggiamo "La legge è uguale per tutti".

Ora tocca ai giudici scegliere se raccogliere la denuncia di alcune guardie ecologiche volontarie, infastidite da murales adornati dalle sue poesie, o ringraziarlo per aver cosparso i vecchi muri delle città con messaggi di poesie.

martedì 29 maggio 2018

Mercato dell'arte: 65 miliardi per un'annata da record

Il mercato dell'arte è in continua crescita, circa il 12%. Non è più un settore riservato esclusivamente ai "ricchi". L'11% delle opere costa meno di mille dollari e il 20% è stato battuto tra mille e 5 mila euro. La maggior parte delle transazioni invece varia dai 5 mila a 50 mila dollari.

Il 2017 è stato un anno da incorniciare per il mercato dell'arte. In tutto il mondo, il microcosmo costituito da antiquariato, dipinti, gioielli d'epoca, cimeli preziosi e oggetti da collezione ha generato un giro d'affari di 64 miliardi di dollari e cresce del 12%. Secondo la banca Ubs si tratta di un ritmo più che positivo che non si vedeva dalla crisi iniziata 10 anni fa.

Nell'anno da poco trascorso, collezionisti e mercanti, investitori lontani dai movimenti artistici o digiuni di antichità hanno ricominciato a spendere preferendo un quadro o una scultura appesa in casa piuttosto che un lingotto d'oro chiuso in cassaforte. L'arte come il "mattone" quindi.

I più attivisti in questo settore, si sono confermati gli americani, sia per volumi che valore delle vendite. Li seguono i cinesi con una crescita del 14% e 13 miliardi di dollari spesi, superando così gli storici mercati inglesi. Anche se l'Italia sta attraversando una profonda fase di crisi politica, riesce a piazzarsi nella top ten dei Paesi con il maggior numero di vendite per volumi di opere d'arte e si piazza con un 2% del totale poco sotto i ricchi svizzeri, spagnoli, francesi e al pari di compratori giapponesi, australiani ed asiatici.

In Europa invece, la capofila della classifica, per transazioni di oggetti e opere d'arte, si attesta la Gran Bretagna col 62% seguita dalla Francia, Germania, e al quarto posto Italia, Spagna e Austria e pari merito.

"The art market 2018", il rapporto stilato da Ubs, sottolinea come grande rilevanza giocano le operazioni messe a sagno online, una crescita che aiuta anche i posti di lavori: i dipendenti del settore restano stabili a 3 milioni di persone, nonostante il boom di Instagram, vero punto di riferimento per artisti e collezionisti e dei siti specializzati, ormai l'8% del totale.

L'arte si fa social. Non solo nei modi, ma anche nei consumi. Non ci sono solo i soliti nomi a gestire e manovrare il settore, più o meno un gruppo di 200 investitori col portafogli gonfio di denaro, pronti ad accaparrarsi opere d'arte, gioielli e collezioni più ambite, ora "spendono" o meglio investono in arte anche le persone meno abbienti. Il che non è male nemmeno per il recalcitrante "mondo" del mercato dell'arte.

L'arte piace! Diventa più accessibile e questo giova soprattutto al mercato internazionale.

Artland: l'app del mercato dell'arte

Sbarca in Italia l'app danese dedicata al mercato dell'arte che permette di collegare il mondo dei galleristi e degli acquirenti.

Il mercato dell'arte è in continua espansione, lo dicono i dati relativi al'anno appena concluso; mentre si espande il giro d'affari, si riduce la distanza tra gli acquirenti e i galleristi. Il merito va anche all'applicazione danese "Artland", che con pochi semplici click creano collegamenti efficaci tra richiesta ed offerta.

L'idea è nata dai fratelli Curth, danesi appunto, che hanno messo a punto la startup dedicata al mercato dell'arte. Lo scopo dell'applicazione è quella di collegare il mondo dei galleristi e quello degli acquirenti in modo veloce e raccomandabile. Artland sta spopolando in tutto il mondo ed ora sbarca anche in Italia.

Per attivare l'app innanzitutto, bisogna scaricarla (come ogni app...), inserire i propri dati ed incamminarsi nel mondo dell'arte. Per prima cosa, si apre una galleria di immagini, simile ad una bacheca Instagram ed è possibile consultare tutte le immagini e gli artisti esposti. Se si è interessati ad una delle opere basta cliccare sull'immagine e si è direttamente in contatto con il collezionista.

Tramite un comunicato stampa, i fratelli Curth rivelano che il progetto sta crescendo, a dimostrazione di quanto le applicazioni legate al mondo dell'arte continuano ad avere successo. Artland, in particolare, promuove una comunità di condivisione di una passione comune, quella per l'arte e una profonda curiosità sulle nuove proposte artistiche. Gli stessi ideatori, soddisfatti, dichiarano: "Artland è fondata sull'idea di collegare collezionisti d'arte, appassionati d'arte, gallerie e artisti di tutto il mondo in una "comunità aritistica globale".

E cosa meglio dell'arte ha il potere di unire il senso dell'oggettivamente bello e condiviso nel mondo?

lunedì 28 maggio 2018

Il bicchiere intelligente

Brevettato da due liguri il bicchiere eco da usare nelle discoteche e nella movida.

Pcup potrebbe essere la soluzione all'abuso "dell'usa e getta" di bicchieri di plastica. Brevettato da due ventisettenni liguri: Stefano Fraioli (savonese) e Lorenzo Pisani (genovese), si presenta come un bicchiere in silicone per alimenti, flessibile, leggero, pieghevole ed "intelligente", poiché sul suo fondo è stato inserito un microchip che si interfaccia con un'app velocizzando quindi le operazioni di cassa.

Pcup si propone quindi di sostituire le migliaia di bicchieri di plastica, utilizzati e subito gettati via negli stadi, nelle discoteche o nella movida, ma declinabile anche per usi domestici.

I suoi ideatori hanno realizzato la loro invenzione in un incubatore di Milano, dove hanno avviato anche la startup Pcup srl e lanciato una campagna di crow funding, valida fino al 26 Giugno. Sperando quindi si riuscire a migliorare l'unicità del bicchiere, magari renderlo luminoso al buio o comunque avviare la produzione.

Gli ideatori spiegano: "Pcup nasce con l'obiettivo di sostituire l'utilizzo di bicchieri di plastica usa e getta nei contesti di grande distribuzione di bevande al pubblico mai visto prima, utilizzato nel modo più antico del mondo: il vuoto a rendere".  

Una volta si usava il vetro, oggi il "bicchiere intelligente" è realizzato in silicone, indistruttibile, leggero, flessibile, utilizzabile dove plastica rigida e vetro sono vietati per motivi di sicurezza.

È un bicchiere dall'aspetto giovane, dinamici e colorato, comodo e leggero, tanto da farti dimenticare di averlo tra le mani, finché non si passa per la cassa o si decide di riporlo per tornare a casa.

Fraioli aggiunge: "È unico perché è digitale, legato ad una nostra app per cui si paga la consumazione passando il bicchiere in cassa e con i nostri lettori si può quantificare quanti grammi di plastica si sono risparmiati nella seerata".

Come tutti i giovani, anche il bicchiere inventato da questi due ragazzi liguri, è smart: intelligente!