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martedì 4 settembre 2018

Un 99enne ogni giorno fa dieci chilometri a piedi per andare a trovare la moglie in ospedale

Negli Stati Uniti. Luther Younger, un uomo di 99 anni, pur di andare a vedere la moglie ricoverata in ospedale, ogni giorno fa una lunga, lunga camminata di dieci chilometri a piedi.

Ci sono dinamiche d'amore nelle coppie di altri tempi, che noi contemporanei non possiamo nemmeno sognare. È diventao virale il bellissimo gesto d'amore che un uomo americano fa per la sua amata moglie. Luther Younger, 99 anni insegna al mondo cos'è l'amore oltre la malattia e l'età. Quest'uomo, ogni giorno, percorre dieci chilometri a piedi per andare a trovare Waverlee, la moglie ricoverata in ospedale poiché affetta da un tumore cerebrale.
Luther e Waverlee sono sposati da 55 anni,  da più di mezzo secolo, condividono ogni più piccolo ed insignificante momento di vita, insieme, diventando un'unica cosa. Restando uniti anche davanti alla malattia. Ancor oggi, dall'alto della sua veneranda età, Luther va a trovare la moglie a piedi, perché non vuole perdere tempo aspettando che arrivi l'autobus. Waverlee da nove anni ha un tumore cerebrale, entra ed esce dagli ospedali, ora è ricoverata allo Strong Memorial Hospital. E lui ogni giorno munito di solo zainetto in spalle, va a trovarla, e poi rimane a dormire accanto a lei.
D'altronde, l'uomo in quanto ex marine è abituato al "sacrificio"( fatto per amore). Tuttora ogni mattina fa le flessioni e si allena per restare sempre in forma e non mancare neanche un giorno.
Intanto, la figlia Lutheta ha avviato una raccolta fondi per le spese ospedaliere della madre e ha già raccolto 45mila dollari. Storie come questa sembrava le potesse scrivere solo in drammaturgo dell'800, invece, la sta scrivendo a 99 anni un innamorato americano che ci fa ricredere nell'amore.

È la Golf l'auto più venduta in Europa

Un'indagine conferma che la Golf rimane l'auto più venduta in Europa. Il resto dei mercati sono "nazionalisti": in Italia la più amata è la Fiat Panda, in Francia la Renault Clio, in Spagna la più comprata, manco a dirlo, è la Seat Leon.

Almeno in campo di macchine, gli europei si fidano delle tedesche. Ancora una volta infatti l'auto più comprata in Europa è la Golf. Lo rivela un'indagine Jato Dinamycs, basata sui dati del primo semestre del 2018.

Nella prima metà dell'anno, ci sono state 8,49 milioni di nuove immatricolazioni, +2,9% e ciascuno dei cinque grandi mercati ha un modello diverso in testa alla top10. Poiché i grandi marchi si sono mostrati anche "nazionalisti". 

Dalla Germania, ha primeggiato la Volkswagen Golf, che è solo seconda nel Regno Unito, dove la macchina più acquistata è la Ford Fiesta. In Francia sfrecciano soprattutto Renault Clio. Le strade italiane, sono invece zeppe di Fiat Panda. In Spagna sembra si compri solo Seat Leon. Non è da meno la Romania, dove padroneggia la Dacia (con Logan, Duster e Sandero) e la Repubblica Ceca con la Skoda (Octavia e Fabia).

In Svezia si vende la Volvo (controllata dai cinesi di Geely: S-V90, S-V60, XC60). La Skoda Octavia è l'auto più comprata anche in Svizzera davanti alla Golf e alla Tiguan), in Finlandia ed Irlanda, si vendono soprattutto Nissan Qashgai e la Toyata Yaris. L'Octavia è prima anche in Polonia, seguita dalla Fabia e dall'Opel Astra.

Altra storia per la Norvegia dove sul podio ci sono due auto elettriche: la Nissan Leaf e la Golf, e la Bmw i3.

È chiaro che confini a parte, la Golf spopola su ben 257.700 esemplari consegnati e si conferma la top seller del Vecchio Continente. Che strizza l'occhio anche alla Clio (2°posto) e medaglia di bronzo ad un'altra signora della Volkswagen, la Polo che è stata comprata per ben 163.924 unità.

I dati parlano chiaro, nonostante i nazionalismi, e il passato "diesel gate" gli europei, come compagni di viaggio, magari anche a lungo termine, preferiscono l'affidabile stile delle tedesche.

lunedì 3 settembre 2018

Un'attrice ed un asino in viaggio da Monaco a Venezia

Lotta e Jonny: una storia d'amicizia e d'avventura raccontata attraverso un viaggio tra un asino e un'attrice a spasso per l'Europa.

Bisogna sceglierli bene i compagni di viaggio. Ci vuole qualcuno che ci stia accanto in ogni circostanza e soprattutto non si tiri indietro davanti alla fatica o al divertimento. Lotta Lubkall, attrice venticinquenne, ci ha pensato bene e per partner di vacanze ha scelto Jonny, un asino di 16 anni. I due sono partiti insieme da Monaco un mese e mezzo fa, ora sono in Trentino ed entro fine Settembre taglieranno il traguardo a Venezia, meta prescelta come ultima tappa del loro viaggetto.

Ai più può sembrare una scelta strana, ma Lotta spiega: "Ho sempre sognato di aver un asino, da quando ho visto Shrek. Il mio sogno era di avere un amico come Ciuchino e di partire all'avventura con lui, un giorno: il che è abbastanza buffo, dato che nella mia vita neppure mi piace camminare e uso la macchina per andare ovunque. Questo mio sogno è rimasto lì nel cassetto, come una fantasia. Poi mio padre si è ammalato e due anni fa è morto...Mi sono resa conto di come tutto possa cambiare all'improvviso e allora ho capito: se c'è qualcosa che davvero vogliamo fare nella vita, è meglio farla subito".

Così Lotta che in Germania fa l'attrice, finita la scuola di recitazione, ha preso i libri per imparare ad accogliere un asino nella sua vita. Si è informata su tutto ciò che concerne il mondo e il modo di come prendersi cura di quell'animale.

Ha quindi affittato uno spazio in un'azienda agricola bavarese che già ospitava tanti asini. L'autunno successivo ha poi comprato Jonny. Il resto è storia...soprattutto di una vera amicizia. Ora da più di un mesetto viaggiano insieme. 

Camminano sei ore al giorno e nulla è pianificato. Trovano ricovero per la notte dove possono e mangiano quel che trovano. L'andatura la decide lui, mentre Lotta suggerisce il percorso.

Forse un giorno gireranno anche un film su questa storia, nel frattempo la ragazza ha già anticipato che vorrebbe scrivere un libro. Sicuramente, un asino che va al mare a Venezia ne avrà di aneddoti simpatici da raccontare.

venerdì 31 agosto 2018

Le calze intelligenti che curano a distanza i pazienti

A Melbourne è stata sperimentata con successo una nuova tecnologia che consente ai fisioterapisti di trattare a distanza i pazienti incapacitati a raggiungerli di persona.

Forse siamo ancora un po' fuori stagione per parlare di calze, ma dall'Università di Melbourne, arriva la notizia delle "calze intelligenti". La scoperta è stata realizzata da Deepti Aggorwal, una candidata di PhD ed è stata sperimentata con successo nel Royal Children Hospital di Melbourne su piccoli pazienti che soffrono di dolore cronico. 
Nel concreto, nelle smart socks sono incorporati sensori di movimento e di pressione, che assicurano un feedback in tempo reale su come il paziente si muove durante esercizi come accovacciarsi e saltellare. Non manca poi una rappresentazione visiva del movimento e della distribuzione del peso che può essere fatta vedere anche ai pazienti che così possono monitorare il proprio progresso e sentirsi da esso incoraggiato a proseguire con la riabilitazione.
Le calze intelligenti sono state pensate soprattutto per aiutare i fisioterapisti a valutare e trattare i pazienti cui è più difficile far visita di persona, per esempio, quelle che hanno problemi di mobilità, quelli che abitano lontano, magari in zone rurali, e soprattutto sono utili per quelle persone  affette da condizioni di folire cronico. 
La ricercatrice propone che i fisioterapisti tengano 2 visite faccia a faccia, per valutare le condizioni del paziente e i suoi problemi correnti, per poi fare seguito con un paio di consulti video.
Gli smart socks ancora non sono disponibili in commercio, ma da una prima stima il loro costo dovrebbe aggirarsi intorno ai 300 dollari australiani( circa 200 euro) a paio.
Le calze intelligenti si presentano come un ulteriore aiuto per i pazienti cronici; alla fine tentare ed usarle, ora che si avvicina anche la stagione adatta, non costa poi così tanto.

Il buonumore aiuta a mantenere il cervello giovane

Uno studio condotto su 71mila persone rivela che avere un indole positiva ha degli effetti anti-aging sul cervello. Al contrario, la depressione è associata al declino cognitivo.

Essere musani nella vita non aiuta. Anzi, un recente studio condotto su 71mila persone non solo conferma quel vecchio adagio popolare che dice "sorridi che la vita ti sorride", in più rivela che essere di buonumore rallenta la perdita delle abilità nel tempo, cioè, mantiene il cervello giovane. 
Si è arrivati a questa conclusione partendo da uno studio secondo cui, soffri di disturbi depressivi accellera il declino cognitivo. La ricerca, in realtà, è la revisione dei dati di ben 34 lavori già precedentemente pubblicati sull'argomento, per un totale di 71mila persone esaminate. Nella letteratura scientifica diversi studi hanno evidenziato un'associazione tra disturbi depressivi e modifiche anatomo-strutturali del cervello, anche con il restringimento di alcune aree. In questo lavoro condotto da Darya Gaymo e Amber John della University of Sussex e pubblicata sulla rivista Psychological Medicine,  si è andati ad indagare l'impatto dei disturbi depressivi a lungo termine sulle abilità mentali degli individui che già fisiologicamente declinano anno dopo anno.
Si è quindi potuto constatare che il declino cognitivo età-dipende è più rapido tra coloro che soffrono di disturbi depressivi o depressione maggiore. Per questo gli autori suggeriscono che i sistemi sanitari dovrebbero fare di più e prendersi carico del disagio mentale, sempre più diffuso. Infatti, la depressione è un problema sempre più vasto che può arrivare ad interessare fino a una persona su 5. D'importanza vitale è quindi prevenire sia il declino cognitivo che la demenza vera e propria.
Se ci soffermassimo soli su questi dati, verrebbe quasi da pensare che c'è poco da ridere. Invece,  proprio per questo, nella vita, si deve sorridere e tanto, ricordando che il sorriso, come il buonumore, parte da dentro e poi s'irradia su tutto il resto.

giovedì 30 agosto 2018

Il fascino della divisa: un giovane su due tenta la carriera militare

Un rapporto dell'Osservatorio sulle professioni in divisa rivela che un giovane su due è pronto alla carriera militare.

I giovani italiani sognano ancora una carriera nelle Forze Armate o nelle forze di Polizia, è quanto emerge dalla prima indagine dell' Osservatorio sulle professioni in divisa promossa da Skuola.net e Niccolino Corsi. 
Le motivazioni sono  tra le più disparate. Pochi l'ammettono ma tra esse, sicuramente, c'è la certezza del cosiddetto "posto fisso" che assicura uno stipendio a fine mese, poi seguono a ruota i valori incarnati dai vari corpi. Resta il fatto che entrare nelle forze dell'ordine è un opzione molto gettonata.
Quasi la metà( 46%) degli oltre 24mila giovani intervistati( studenti di scuole medie, superiori e universitari) si dice disposto ad intraprendere la carriera militare: per il 28% è un'idea abbastanza
forte, per il 18% è addirittura fortissima. E per circa un terzo di loro, il 31% che nel caso dei maschi sale al 44% rappresenta la prima scelta.
Il dato più  sorprendente è che il 22% dei potenziali militari lo farebbe perché " ci crede" e il 15% li farebbe per entrare a far parte di una realtà importante ed autorevole. Infine, un altro 15% lo farebbe perché è un tipo di lavoro al servizio degli altri. Riguardo alla retribuzione, solo il 10% confessa che lo farebbe per aver un lavoro garantito.
Le divise che più piacciono ai giovani sono: al primo posto l'Esercito(18%); medaglia d'argento alla guardia di finanza( 14%) parimerito con l'Arma dei Carabinieri( 14%); al terzo posto si piazza la Polizia di Stato, un più giù ci sono l'Aereonautica( 10%) e la Marina( 9%). Sebbene, uno su dieci, pur di entrare si accontenterebbe di qualsiasi corpo.
I giovani intervistati, inoltre, si dicono favorevoli ad entrare in un corpo di difesa, anche senza aver terminato ulteriori cicli di studi.
Il fascino della divisa non tramonta mai. Ma non deve essere solo un'attrazione superficiale, i giovani che la scelgono dovrebbero imparare a rispettarla e seguirla come merita.

Posto auto venduto a 760mila dollari

Il primato tocca a Hong Kong, dove in un condominio di lusso la piazzola si paga a 51mila euro al mq.

Ormai è cosa nota, gli asiatici sono i nuovi ricchi. Troppo, dannatamente  schifosamente ricchi! Merito dell'economia in continua crescita, che ha fatto anche sviluppare alcuni centri urbani all'inverosimile, rendendoli spesso sovraffolati e soprattutto dei templi extralusso per i ricchi possidenti.
Quindi, ad Hong Kong, non fa poi così scalpore la notizia che un posto auto da 5 metri per 2,5 è stato venduto  per 760.000 dollari( pari a 643.000 euro).
Il prestigioso parcheggio si trova nel complesso residenziale Ultima della Sun Hung Kai Properties, nel distretto di Kowloon e come riferisce il South China Morning Post questo è il nuovo record per quell'area. La cifra incassata corrisponde a circa 60.800-dollari( 51.450 euro) per metro quadrato. Una cifra davvero cospicua anche se relativa ad una metropoli,  come quella di Hong Kong, dove il mercato immobiliare di lusso ha fatto segnare un continuo trand positivo.
Altra curiosità è conoscere il profitto esagerato che la coppia proprietaria del parcheggio ha realizzato in 9 mesi. Loro avevano pagato il posto auto 433.000 dollari( 364.000 euro) e l'utile è stato di ben 330.000 dollari, pari a circa 280.000 euro.
Leggermente più modesto il record precedente, datato giugno 2017, quando nell'area di Sai Ying Pun, venne venduto un posto auto per il corrispondente di 559.000 euro.
Va bene il super conto in banca, che evidentemente gli abitanti di questo quartiere posseggono, ma una tale somma per un parcheggio, sembra davvero esagerata.