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giovedì 28 febbraio 2019
In Siberia l'auto fatta con sei tonnellate di ghiaccio
È una speciale Mercedes Classe G, su base Uaz e si muove nonostante il peso.
Solo la freddissima Siberia poteva dare i natali all'auto di ghiaccio. L'idea è venuta in mente ad Aydar Bakijev, che non avendo abbastanza soldi per acquistare una supercar, ha deciso di prendere la sua vecchia fuoristrada e affidarla alle cure dell'officina Garazh54.
Nel giro di sole due settimane, ha fatto costruire una replica della famosa Mercedes Classe G, ma con la carrozzeria di ghiaccio: l'auto sfrutta la meccanica e il telaio a longheroni della Uaz-468 (di derivazione militare), ricoperta da 6 tonnellate di gelidi blocchi di ghiaccio, scolpiti insieme fra loro e adornati da un sistema di illuminazione a led multicolore.
Data la particolarità del veicolo, le autorità locali hanno permesso a questa "Uaz-Benz" di fare persino una sfilata nel parco centrale della città di Novosibirsk, che con i suoi 1,6 milioni di abitanti è la terza città della Russia.
Il veicolo dotato di una struttura di sostegno per il ghiaccio in tubi d'acciaio, è perfettamente marciante e l'abitacolo è costituito da un sedile in tessuto e dal volante di una datata Mercedes.
Ma se questa vi sembra una "stranezza", basti pensare che Bakiyiew aveva già fatto installare sulla sua Landa Coupé delle portiere con apertura verso l'alto, simili a quelle di una Lamborghini.
Il deserto del Sahara continua ad espandersi
Giorno dopo giorno il deserto più famoso al mondo è in continua espansione. Oltre il 10% nell'ultimo secolo.
Il graduale riscaldamento globale, abbinato al calo delle precipitazioni è infatti la principale causa della desertificazione. Ed il fenomeno probabilmente sta riguardando tutti i deserti del mondo.
Ma lo studio è stato condotto in particolare sulla realtà del Sahara ed è stato spiegato dal professore Sumant Nigam dell'Università del Maryland.
La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Climate of the American Metereological Society e dimostra la costante crescita del deserto. Per lo studio sono state prese in considerazione le temperature e le precipitazioni dal 1920 al 2013.
Il cambiamento climatico allargherà la circolazione di Hadley generando un'ascesa d'aria calda nei pressi dell'equatore, causando l'avanzamento verso Nord dei deserti.
Ma il Sahara di sta ingrandendo anche verso Sud, a causa di una combinazione di fattori influenzati dall'uomo. I livelli di precipitazioni sono cambiati in tutta l'Africa in tutte e quattro le stagioni dal 1902 in poi.
E questo sta contribuendo anno dopo anno a rendere più arido il territorio del Sahel, riducendo drasticamente le zone fertili e coltivabili, e quindi mentre il Sahel si ritira, il Sahara si espande, sconvolgendo i fragili ecosistemi della regione.
Incalcolabili quindi i danni che andranno ad incidere sulla popolazione della zona. Purtroppo ancora una volta si sottovalutano gli effetti che i cambiamenti climatici hanno sulla natura.
mercoledì 27 febbraio 2019
Whittier: la città dove tutti gli abitanti vivono in un solo edificio
In Alaska esiste la città più piccola del mondo, tutti gli abitanti vivono in una sola struttura.
In Alaska, a 100 km a sud di Anchorage esiste la città più piccola del mondo. Si chiama Whittier ed è comunemente conosciuta anche come la "città sotto lo stesso tetto".
Infatti, lì vi abitano 217 persone ed è accessibile solo in barca o attraverso un tunnel a senso unico ad una corsia.
La particolarità di questo comune è che quasi tutti i suoi abitanti vivono nello stesso edificio, Begich Towers.
La struttura è una caserma dell'esercito costruita nel 1974, durante la Guerra Fredda. L'edificio ospita anche una stazione di Polizia, un negozio di alimentari, una clinica, una chiesa, un minimarket e una scuola.
Tutti alloggiati all'interno della struttura Begich Towers ha anche un bed&breakfast, dove gli ospiti sono i benvenuti.
Sicuramente lo spettacolo più originale che può offrire, è vedere come procede la vita nella cittadina compatta. Una sola struttura, ma si può godere anche di tanta, tanta neve, renne ed orsi e altri animali che sorvegliano il loro territorio.
Whittier è il posto ideale per chi ama i posti freddi e la poca mondanità.
Boom di casi in cui l'emoji ti porta in tribunale
Nelle Corti Usa decine di sentenze in cui i pittogrammi digitali finiscono fra le prove o gli indizi portati in aula.
Nel secolo delle emoji, un emoji può essere considerato una prova o un indizio all'interno di procedimenti giudiziari. È quanto è stato sancito, per esempio, dai giudici di un tribunale della Baia di San Francisco, che sostengono che una serie di messaggi privati scambiati attraverso Instagram, spedito da un uomo a una donna, costituiscono appunto la prova del fatto che il primo fosse lo sfruttatore sessuale della seconda.
In uno di essi, dopo la frase "Team work make the dream work" (il lavoro di squadra consente di raggiungere ogni sogno), si vedono le emoji di una scarpa col tacco a spillo e un sacchetto di denaro.
Per l'accusa, il messaggio implica una relazione lavorativa fra i due mentre la difesa cercava di puntare sul romanticismo, sarebbe stato solo un modo per iniziare la relazione.
Questo è solo un esempio di come le emoji, le immaginette che spopolano in ogni comunicazione tramite i dispositivi digitali, stiano esplodendo all'interno delle cause legali.
Secondo uno studio condotto da Eric Goldman, professore di Legge all'Università di Santa Clara, fra il 2004 e il 2019 si è passati da cifre insignificanti ad oltre 50 giudizi l'anno.
La cifra inoltre sarebbe solo indicativa poiché considerati gli impedimenti pratico-butocratici, non può essere fatto un censimento completo. Altrimenti, la cifra andrebbe vista decisamente in rialzo.
Le emoji "finite" in tribunale poi, riguardano i casi più disparati, si parte dallo stalking sessuale, per trattare argomenti anche come furti ed omicidi.
Il più delle volte si osservano "emoji più frequentemente quando i casi coinvolgono le persone e il loro rapporto l'una con l'altra".
Da fenomeno sociale, le emoji almeno in questo caso, fungono d'ausilio per il sociale, aiutando a risolvere i casi giudiziari.
martedì 26 febbraio 2019
Smiling depression: la depressione mascherata con il sorriso
Persone che in apparenza sembrano felici e magari sembrano "avere tutto" in realtà, possono nascondere tendenze depressive.
Spesso accade. Quanti mascherano stati di tristezza, quasi depressione dietro un sorriso? Molti. È una cosa che fanno in tanti. Ciò non significa che stiano meno male internamente, ma rende più difficile scoprire che soffrono del disturbo.
Gli inglesi chiamano questo stato con il termine smiling depression (depressione con il sorriso). A gettare nuova luce su questo fenomeno è stata Olivia Remes, ricercatrice dell'Università di Cambridge che ha pubblicato un articolo su The Conversation.
Per la Remes le persone con questa condizione potrebbero sembrare che non abbiano motivo per essere tristi: hanno un lavoro, un appartamento e spesso anche bambini od un compagno.
Sorridono quando li saluti, e possono condurre conversazioni piacevoli. Indossano una maschera per il mondo esterno. Dentro, tuttavia, si sentono senza speranza e scivolano verso il basso, a volte pensando di farla finita con tutto.
La forza con cui devono andare avanti può renderli particolarmente vulnerabili alla realizzazione di piani di suicidio. Ciò è in contrasto con altre forme di depressione, in cui si potrebbe avere l'idea di suicidio ma non abbastanza energia per agire.
Le persone con smiling depression hanno maggiori possibilità di sentirsi depresse di sera e sentono il bisogno di dormire più a lungo. Con altre forme di depressione, invece, può capitare che l'umore peggiori al mattino e di dormire meno.
Chi ne è colpito sembra essere più incline "ad anticipare il fallimento, ad avere difficoltà a superare situazioni umilianti e tende a rimuginare troppo su situazioni negative".
Il fenomeno non è da sottovalutare, solo nel Regno Unito colpisce tra il 15 e il 40% di chi è depresso, e la migliore cura rimane sempre il prendere coscienza del problema e chiedere aiuto agli esperti per alleviare il disagio.
Il tar sancisce: il pony è un animale di compagnia e può stare in casa
Annullata l'ordinanza del sindaco che imponeva l'allontanamento dell'animale.
I giudici del Tar della Puglia, in particolare della sezione di Lecce, sanciscono che un pony, se tenuto in una stalla ricavata in un locale di servizio dell'abitazione del proprietario, può essere considerato un animale di compagnia.
Specie se arreca "giovamento per la salute" al suo padrone. Con questa storica sentenza il Tar ha annullato un'ordinanza del Comune di Carovigno (Brindisi) che imponeva ad un pensionato di portare l'animale fuori dal centro urbano.
Per alcuni giorni l'uomo ha dovuto attenersi all'ordine impartito dall'ente municipale a seguito delle lamentele dei vicini: l'anziano però è andato a dormire insieme al suo pony, che si chiama "Maresciallo".
Un profondo legame di amicizia tra il cavallino ed il proprietario 85 enne, il signor Carmelo, testimoniato anche dalle sue parole:"Se dovesse morire lui, morirei prima io".
Ma per il momento il pony potrà restare a casa. È la prima volta che una sentenza riconosce l'importanza degli animali di compagnia non convenzionali. Ed è la prima volta che in Italia il pony viene riconosciuto un animale di compagnia.
lunedì 25 febbraio 2019
Individuata una proteina che può abbassare la pressione
La galectina1 può agire per abbassare la pressione. Scoperta dai ricercatori di Singapore.
La lotta all'ipertensione si avvale di una nuova scoperta. Basta toccare una proteina specifica. Lo rivela uno studio della National University of Singapore che ha individuato questo nuovo sistema per controllare la pressione del sangue.
La galectina1, una proteina del corpo, influenza la funzione di un'altra proteina di tipo -L del canale di calcio che normalmente agisce per contrarre i vasi sanguigni; riducendo l'attività di questi canali, la galectina1 porta così l'abbassamento della pressione del sangue.
Sebbene i pazienti con ipertensione di stadio 1 hanno la raccomandazione di cambiare lo stile di vita per ridurre il rischio di soffrire di altre malattie cardiovascolari.
Quelli con ipertensione di stadio 2 o superiore, invece, devono assumere farmaci antipertensivi per controllare la pressione sanguigna. Solitamente per questa patologia si usano farmaci che bloccano i canali di calcio, ma il loro uso è associato ad un rischio maggiore di insufficienza cardiaca nei pazienti ipertesi, in particolare per quelli con problemi cardiaci.
Così, lo sviluppo di farmaci che potrebbero regolare l'attività del canale di calcio di tipo -L può aprire una nuova frontiera per le terapie antipertensive.
Non si deve dimenticare che secondo alcuni dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno l'ipertensione causa 7,5 milioni di morti nel mondo (circa il 12% del totale di tutti i decessi).
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Circulation.
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