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venerdì 14 aprile 2017

Sembro un chirurgo

In tutto il mondo, centinaia di chirurghe hanno ricreato la copertina del giornale New Yorker, facendosi fotografare a lavoro con tanto di camice,cuffietta e mascherina. Attraverso l' hashtag #ILookLikeASurgeon, sembro un chirurgo, cercano di combattere gli stereotipi di genere a dimostrazione che la chirurgia non è un mondo dominato da uomini, ma ha anche un volto femminile. La cover, pubblicata ad inizio Aprile dal magazine americano, ha catturato l' attenzione della dottoressa Susan Pitt, specializzata in chirurgia endocrina alla University of Wisconsin. In quel momento si trovava al meeting annuale dell' American Association of Endocrine Surgeons, insieme ad altre colleghe ed è stato a quel punto che ha avuto l' idea di riprodurre l' immagine e di incoraggiare altre donne nel mondo a fare lo stesso. La foto è stata condivisa con l' hashtag #  ILookLikeASurgeon, sembro un chirurgo, ed è stata pubblicata accanto alla copertina del New Yorker. La " sfida" ha ottenuto migliaia di consensi in più parti del mondo, così dal Brasile al Messico, dalla Turchia agli Stati Uniti, in centinaia hanno preso a scattare foto nelle sale operatorie, accanto alle proprie colleghe. Uno spaccato sulla quotidianità di molte donne per combattere l' idea di chi vede il mondo della chirurgia dominata dagli uomini. Orgogliosa dell' iniziativa, la dottoressa Pitt dichiara:" Spero che questo sia servito ad aprire gli occhi e le menti della gente sul fatto che una donna può essere un chirurgo o qualsiasi cosa voglia. Molte persone che hanno preso parte alla challenge hanno detto di averlo fatto per insegnare alle proprie figlie che possono essere tutto ciò che vogliono". E chissà cosa pensa di questa iniziativa la dottoressa Alla Ilynichna Levushkina, la chirurga più anziana del mondo. Lei che a dispetto delle sembianze docili di una bionda nonnina, è un chirurgo di prim'ordine e a ben 89 anni suonati, opera ancora 4giorni alla settimana all' Ospedale di Ryazan, nella zona sud- ovest di Mosca. Altro che sesso debole, le donne sanno farsi valere in ogni campo, gli uomini sono avvertiti...dal momento che potrebbero ritrovarsele come abilissime chirurghe con bisturi e coltellino in mano!

Su Saturno condizioni favorevoli alla vita

La sonda Cassini non lesina a rimandarci inaspettate sorprese da Saturno. Si sapeva infatti che Encelado, un satellite del pianeta " Signore degli Anelli", avesse sotto la crosta ghiacciata, un oceano di acqua liquida. Ora le analisi ci fanno pensare anche a sorgenti geotermali come quelle secondo cui avrebbero permesso la nascita dei primi organismi sulla Terra. Quindi, su Encelado si potrebbero nascondere nell' oceano di acqua liquida sotto la sua crosta ghiacciata condizioni favorevoli allo sviluppo di forme di vita. La scoperta è stata pubblicata dalla rivista Science e resa nota nel corso di una conferenza stampa dalla Nasa. Il risultato ottenuto dagli scienziati si basa sui dati raccolti nel corso di oltre un decennio dalla sonda Cassini, che il 15Settembre terminerà la sua corsa immergendosi negli strati superiori dell' atmosfera di Saturno. La ricerca cominciò nel 2014 quando dei ricercatori italiani guidati da Luciano Iess, dell' Università La Sapienza di Roma, con la collaborazione dell' Agenzia Spaziale Italiana (ASI) scoprirono un oceano che avvolge l' intero satellite sotto la superficie ghiacciata. Ora, con l' ausilio dell' Ion Neutral Mass Spectometer, strumento a bordo di Cassini, sono stati individuati indizi che fanno ritenere possibile l' esistenza di sorgenti geotermali all' interno dell' oceano di Encelado. Si ipotizza che sorgenti simili sulla Terra primordiale potrebbero aver avuto un ruolo fondamentale per consentire la nascita e lo sviluppo delle prime forme di vita. Durante un passaggio ravvicinato di Cassini sopra la superficie di questo satellite, sono stati rilevati idrogeno e anidride carbonica nei pennacchi dei geiser che si innalzavano dai crepacci della crosta ghiacciata al Polo Sud di Encelado e che provenivano dall' oceano interno. Anche secondo Science si teatta di " ingredienti critici per il processo noto come metanogenesi", cioè la produzione di metano da parte di eventuali microrganismi. Speriamo che se proprio si dovessero evolvere forme di vita su un satellite di Saturno, almeno col passare dei secoli, abbiano più rispetto del proprio pianeta di noi e che evolvano in modo migliore.

giovedì 13 aprile 2017

"Meglio sorridere che urlare"

Arriva dall' Inghilterra la bella lezione di una ragazza musulmana che con le parole " Meglio sorridere che urlare" zittisce un bullo xenofobo. È così che Saffiyah Khan, giovane inglese di origine pakistana, sfida un militante dell' English Defence League (Edl), movimento di estrema destra britannica, durante una manifestazione islamofobica a Birmingham Nessuno avrebbe immaginato quale potere ha avuto quel sorriso nell' era digitale. Eppure quest' arma apparentemente innocua, usata da Saffiyah è stata immortalata da un fotografo, che ripresa la scena l' ha postata. È diventata virale, condivisa decine di migliaia di volte sui social network, ripresa dai siti di tutti i giornali del regno, quindi di tutto il mondo. L' altro ieri Siffayah è stata anche intervistata dalla Bbc e dai giornalisti di mezzo mondo per sapere cosa esattamente era accaduto e che significato dare all' ineffabile sorriso con cui ha affrontato l' arrabbiato attivista xenofobo. L' Edl è un controverso movimento, nato 70anni fa, ha l' obiettivo di ristabilire la " cristianità" della Gran Bretagna di fronte alla presenza della minoranza musulmana ( 2 milioni di persone su 67milioni di abitanti) ed è stato spesso accusato di violenze e troppa estremizzazione. Pochi giorni fa, l' Edl ha organizzato una manifestazione a Birmingham, la città con maggiore presenza islamica in Inghilterra e da dove proveniva l' attentatore dell' attacco sul ponte di Westminster. Alla manifestazione hanno preso parte solo 300 persone, ma particolarmente rumorose. Saffiyah, che è laica, era presente per difendere i valori di tolleranza e di diversità culturale di "un luogo straordinario, in cui uomini e donne di colore e religione differenti convivono felicemente". E quando ha visto che i facinorosi dell' Edl, circondavano una ragazza con il velo, ricoprendola di insulti, ha fatto un passo avanti per difenderla. E ha sorriso al bullo che la minacciava."A volte è più importante sorridere che gridare" , dice ora. Lei e la ragazza con il velo non si conoscono. L' ha rivista martedì, per un' intervista congiunta con il Guardian. " Volevo ringraziarla", racconta Saira Zafar. "I manifestanti mi urlavano non sei inglese, questa è una nazione cristiana, vattene via, ho avuto paura". Anche Saffiyah era spaventata, quando gli attivisti le si sono rivolti addosso:" Non è stato piacevole. Ma la solidarietà è importante". Evidentemente lo è, visto che la sua immagine ha fatto il giro del mondo e può servire come ispirazione alle altre persone per farsi coraggio ad opporsi ai violenti e ai dispensatori di odio. Inoltre, di fronte ai commenti di Ian Crossland, l'attivista che nella foto le agitava il pugno contro:" È una sporca sinistrosa, quella strega è fortunata di avere ancora i denti in bocca", è palese che nel confronto è lui che ha perso, e non solo la faccia. Non resta che aggiungere come asseriva l' anarchico russo Mikhail Bakunin a metà dell' Ottocento:" Una risata vi seppellira'".

L' uomo è intelligente grazie alla frutta

A quanto pare la frutta è il segreto dell' intelligenza dell' uomo. Ci si è sempre chiesto perché il nostro cervello e quello di alcuni primati sia più grande. Una delle spiegazioni più avvalorate è quella secondo cui il motore dell' evoluzione della grandezza del cervello nei primati fosse dovuto alla socialità. In poche parole, il cervello crescerebbe maggiormente se il numero dei membri nella specie in cui si vive è maggiore. Più il gruppo è grande, più la società in cui ci si muove è complessa, maggiore sarebbe la grandezza del cervello. Invece, uno studio pubblicato su Nature & Evolution rimette tutto in discussione e dice che lea dimensione del cervello nei primati sembra piuttosto correlata alla dieta, e al consumo di frutta in particolare. Secondo l' equipe guidata da Alex DeCosien della New York University, i fruttiferi hanno in media il 25% in più di tessuto cerebrale rispetto alle specie che mangiano piante. Lo studio è stato eseguito comparando una mole sterminata di dati, quelli relativi alla grandezza del cervello di più di 140 specie di primati non umani, tenendo conto anche degli ultimi aggiornamenti della filogenetica. I ricercatori hanno quindi cercato possibili relazioni con parametri diversi: sociali come la grandezza del gruppo, gerarchie e strategie di accoppiamento, nonché ambientali, quali le abitudini in fatto di dieta. È così emerso che si può predire la grandezza del cervello di una specie più dalla dieta che dalla socialità. In particolare, chi mangia frutta, rispetto agli erbivori che si cibano di foglie, ha un cervello più grande, in media del 25%. La frutta fungerebbe da incentivo per lo sviluppo del tessuto cerebrale in quanto, la sua ricerca attiverebbe un sistema di problem solving. Cibarsi di frutta, significa sapere dove trovarla, come prenderla ed estrarne la parte nutritiva e infine come trarne energia. L' ipotesi della frutta quindi avrebbe favorito l' evoluzione e cervelli più grandi combinando insieme una serie di richieste cognitive, in termini spaziali, temporali e strategici e ricompense energetiche. Anche per l' essere umano l' evoluzione del cervello è stata guidata soprattutto dall' aumentata efficienza nella capacità di procurarsi cibo, associata a  dei cambiamenti che forse hanno fornito le basi per il successivo sviluppo delle abilità sociali. Naturalmente, la sola dieta alimentare non può da sola rappresentare l'evoluzione del cervello dei primati. L' effetto benefico che ha il mangiare la frutta sulle capacità cognitive, è un altro tassello che si aggiunge alle tante affascinanti teorie che cercano di spiegare la meravigliosa complessità che è il cervello.

mercoledì 12 aprile 2017

Al Festival del giornalismo, i genitori di Regeni:" Cambridge rompa il silenzio"

A Perugia si è concluso l' undicesimo Festival del giornalismo. La chiusura è stata dedicata al documentario firmato Carlo Bonini e Giuliano Foschini, scritto da Diana Lagorio, intitolato " Nove giorni al Cairo" che parla degli ultimi giorni di vita del ricercatore italiano. Dalla sala strapiena sono partiti applausi scroscianti che oltre a essere un caloroso abbraccio per i genitori, mamma Paola e papà Claudio, sono stati un lungo appello affinché sia fatta luce sulla verità. Dopo oltre 17 articoli pubblicati in un solo ano, dopo una battaglia che ha visto vacillare importanti accordi diplomatici tra Italia ed Egitto e la battaglia, sterminata, affinché non fosse buttato altro fango su questa vicenda, la Repubblica chiude la serata clou della rappresentazione con il suo lungometraggio, il docufilm sul terribile martirio subito da Giulio Regeni. Bonini va giù duro:" L' Egitto ha mentito" e lo dice guardando la platea internazionale del Festival, aggiungendo un altro carico:" Non è stato solo ucciso. È stato torturato". Finalmente è cominciata a fioccare qualche sentenza, per una storia che ha raggiunto vergognosi livelli di inquinamento, come se fosse possibile sorvolare su una barbarie simile, spacciata in un primo momento per una storia di droga, poi sentimentale, poi di banale criminalità, con le morti collaterali di finti colpevoli ed altri infiniti modi di depistaggio. Sul palco oltre i genitori di Giulio, Bonini e Foschini, ci sono Alexander Stille e l' avvocatessa Alessandra Bollerina, una delle protagoniste in questa estenuante ricerca della verità. Naturalmente, in questa battaglia, in prima fila, c'è la madre di Giuli, Paola. La signora Regeni dopo aver esternato la sua emozione per essere presente in un contesto così significativo, fa un monito sull' invadenza di alcuni cronisti, anche italiani e sul fastidio che provava quando sentiva parlare di " caso Regeni", perché quello era suo figlio Giulio e non un Cado, inoltre sottolinea quanto pesi questa ribalta mai cercata e quanto coraggio ci vuole a pronunciare nella stessa frase le parole " Figlio" e " Tortura". La signora Paola continua a togliersi tutti i sassolini dala scarpa, fino all' ultimo, riservato per l'Università che ha spedito suo figlio al Cairo e che se lo è dimenticato troppo presto. " Cambridge rompa il silenzio", ripete la signora quasi a voler evidentemente ammonire i docenti britannici ritenuti altrettanto colpevoli. Ferma è anche la posizione del padre, Claudio," Sentiamo balenare l' intenzione di riaprire la nostra ambasciata al Cairo. Noi chiediamo che questo avvenga solo una volta accertata la verità, perché questo segnale fu determinante per eliminare alcuni ostacoli fino ad allora insormontabili". Nel film documentario proiettato quella sera, nel finale si sente "Il ragazzo è partito", dice la spia che incastra Giulio e lo manda alla morte. I colpevoli ci sono vanno inchiodati. Per rendere degna memoria a Giulio, questo che appunto era solo un ragazzo, sarebbe bello se le autorità, anche quelle britanniche, facessero innanzitutto un mea culpa e poi si adoperassero per assicurare i veri colpevoli alla giustizia.

25 secondi per resistere alla voglia di cioccolato


Altro che colomba! Con l' arrivo della Pasqua siamo noi a lievitare; manco se ci nutrissimo solo a guardarle, nei supermercati, nei bistrot, tutte quelle colombe, le uova di cioccolato e tutti gli altri dolci, messi affilati, l' uno a fianco all' altro in una filara infinita di piacere, pronti lì per tentarci ed essere consumati. 
Sembra impossibile resistere. Eppure, ci viene in soccorso una ricerca degli Usa, secondo cui bastano 25 secondi per resistere alla voglia di cioccolato. Questo è il tempo sufficiente per tenere a freno la smania di comprare cioccolato e magari scegliere qualcosa di più salutare o meno calorico. Quindi l' attesa smorzerebbe il desiderio. Almeno, è quanto sostiene questa ricerca che ha utilizzato come campione le persone che comprano gli snack alle macchinette. 
Lo studio è stato fatto dai ricercatori del Rush University Medical Center of Chicago che hanno installato dei Timer alle macchinette costringendo i consumatori che ordinavano cioccolato o altri alimenti del genere ad attendere 25 secondi prima che il prodotto fosse disponibile. 
Durante l' attesa, molti hanno cambiato idea e scelto uno snack più salutare che era disponibile immediatamente. Nell' arco di 14 mesi, gli studiosi hanno scoperto che il ritardo aveva provocato un incremento del 5% nell' acquisto di snack salutistici. Secondo il ricercatore Brad Appelhans:" Dover aspettare per qualcosa la rende meno desiderabile". La ricerca è una dimostrazione del fatto che le persone preferiscono di gran lunga la gratificazione immediata e questa preferenza influisce sulle scelte e sui comportamenti della vita quotidiana. Quindi , l' attesa smorza il desiderio e sembra placare il desiderio che si scatena dalla vista o solo all' idea di qualcosa di dolce."Effettivamente ritardare il soddisfacimento del bisogno può smorzare il desiderio stesso perché è uno dei meccanismi del craving, ovvero il desiderio irrefrenabile di mangiare determinati cibi è di tipo emotivo di qualunque tipo esso sia: rabbia, tristezza o anche gioia". Spiega Sara Bertelli, psichiatra e psicoterapeuta dell' Ambulatorio dei Disturbi del Comportamento Alimentare dell'Azienda Ospedaliera Santi Paolo e Carlo di Milano e presidente dell'Associazione Nutrimente Onlus. Stima che nel mese che precede la Pasqua gli italiani spendono circa 350milioni di euro, con un prezzo medio delle uova, che pesano tra i 180 e i 220 grammi, di 8 euro, cioè 40 euro al chilo. Così molte case, con l'arrivo delle festività pasquali, si riempiono di uova e la tentazione di mangiare tanto cioccolato è più fort di tutto. Per resistere, si può provare la tecnica dell' attesa anche con le uova di Pasqua, sappiamo di averle a disposizione ma ne possiamo rimandare il consumo così spegniamo l' attivazione emotiva e di conseguenza quella sensazione di aver proprio bisogno di mangiare cioccolato. Inoltre, suggeriscono gli esperti, possiamo approfittare del periodo di festa per rimandare il consumo delle uova, compiendo azioni che ci distraggono:" Può bastare fare una passeggiata, leggere un libro o respirare profondamente per rilassarsi: insomma facciamo qualcosa che ci aiuti a gestire l' emotività e ad evitare il rischio di esagerare o di utilizzare il cioccolato come una forma di compensazione". Inoltre, un' altra strategia sempre utile, è quello di tenere "l' oggetto del desiderio" lontano dagli occhi. Quindi, sarebbe meglio proprio non vedere l' oggetto; per evitare una stimolazione visiva, meglio non aver a portata d' occhio il cioccolato, infatti se teniamo in bella mostra le uova tutte belle colorate che arrivano in casa, la confezione e anche il profumo del cioccolato agiranno come " trigger", cioè potenzieranno il nostro desiderio di mangiarlo. Quindi per questa Pasqua, quando entriamo in un supermercato, bistrot o quant' altro, dopo aver fatto la spesa di cose utili o salutari, dirigiamoci a testa bassa, di corsa alla cassa e se proprio l' occhio dovesse cadere su della cioccolata, contiamo fino a 25 per uscirne immuni. Sarà....ma se non ci concediamo qualche piccolo sgarro alle feste.....

martedì 11 aprile 2017

Aziende più sane se al top manager piace correre

Se volete diventare il boss numero uno di un' azienda, il top manager di successo, come minimo, dovreste avere il pallino per la corsa. E in un colloquio di lavoro, parlate pure tranquillamente di quante maratone avete partecipato o avete vinto. Mentre tenete ben nascosto, se l' avete, la passione per il golf, a quanto pare è una zavorra che rovina la ditta. Questo è quello che emerge da una ricerca del Center for Financial Research di Peter Limbach e Florian Sonnenburg che ha incrociato le statistiche delle 15 più importanti maratone americane e la partecipazione tra gli amministratori delegati delle 1500 più importanti d' America. " Fisici allenati sopportano meglio lo stress da lavoro, dispongono di più riserve d' energia, sono più efficienti e rendono meglio". Di correlazioni vincenti tra forma fisica e vertici aziendali ce ne sono tantissime anche in Italia: Maurizio Costa ( Mondadori), Paolo Garimberti ( Euronews), Lorenzo Sassoli de Bianchi( Upa) hanno tutti varie maratone nella loro bacheca personale, come Monica Picco, boss della Cogne acciai speciali e accanita maratoneta. In America è assodata realtà testimoniata dai capi di colossi come Disney, Alcoa, Pepsi, T-mobile. Ma Limbach e Sonnenburg hanno messo insieme una sorta di banca dati, con i risultati delle 15 più importanti maratone americane dal 2001 al 3013 la partecipazione o meno dei capi delle 1500 aziende più importanti d'America ( le 1500 che sono monitorate in Borsa dall' indice Standard&Poor's). E, quindi, il numero di Chief Executive Officer che conclude ( perché qui interessa chi è "finisher",cioè chi taglia il traguardo per davvero, prova di mesi di allenamento alle spalle) è in costante ascesa. Il 4% degli amministratori delegati americani finiva una maratona nel 2001, oggi il 6%, circa un centinaio rispetto ai 1500 del campione. In effetti, non c'è tanto da stupirsi. La causa, rispetto a molti altri sport, per la sua flessibilità d'orari e di luoghi per praticarla è adattissima alla vita turbinosa del manager di una grande azienda. Pure quando si tratta di allenamenti severi e impegnativi, come quelli per la maratona. L' obiettivo della ricerca, centrata su manager che abbiano fatto almeno una maratona nell' anno in esame, è stabilire se la fitness del boss è anche un indicatore di salute dell' azienda, in quello stesso anno. Ovvero, se avere un amministratore delegato scattante e in forma aiuti l' impresa a creare valore. Secondo questa ricerca, la risposta è sì. Le graduatorie delle maratone sono sistematicamente associate ai parametri economici positivi, in termini di cash flow, fatturato, investimenti e rendimenti azionari. Quindi l' esercizio fisico aiuta! Non basta essere inventivi, creativi e affaristi, occorre anche essere in forma. A dirla tutta, però, la maratona non è l' unico sport che migliora le prestazioni lavorative dei capi. Vale anche per la roccia e il tennis. Forse è semplicemente lo sport in cui è più facile monitorare risultati e fitness. Al contrario, il golf, che abitualmente è ritenuto uno sport adatto ad un manager, secondo Limbach e Sonnenburg è un indicatore negativo, infatti i manager che risultano nel 25% i più appassionati golfisti, sono sistematicamente associati ad aziende che vanno male. I Latini dicevano " Mens sana in corpore sano"...a distanza di anni vale ed è ancora così. D'altronde se appassionati di corsa, dai vertici aziendali parte, per una volta, un reale esempio di sacrificio e dedizione.