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lunedì 13 novembre 2017

La Giornata Mondiale della Gentilezza

È stata scelta la data del 13 Novembre per celebrare la Giornata Mondiale della Gentilezza. Sebbene questa caratteristica dovrebbe far parte della nostra vita in ogni istante.

Oggi è la Giornata Mondiale della Gentilezza. Un promemoria doveroso, soprattutto di questi tempi, in cui sembra essere un comportamento che non va più di moda, quasi dimenticato: gentilezza questa sconosciuta!

Eppur il 13 Novembre è in realtà, il giorno clou della Settimana Mondiale della Gentilezza, che in tutto il mondo viene dedicata alla divulgazione di quel che davvero significa essere gentili. Sette giorni per spiegare e cercare di far capire come comportarsi in modo da mettere al centro la cura e l'attenzione per gli altri. Va da se che far passare questi concetti oggi giorno, in un'epoca segnata dall'individualismo, superficialità e l'essere sempre di corsa è cosa assai difficile.

Per questo, nel lontano 1998, furono i giapponesi a promuovere l'iniziativa: la Giornata Mondiale della Gentilezza, nata in Giappone grazie al Japan Small Kidness Movement, fondata a Tokyo, dove due anni prima si era costituito un primo gruppo di organizzazioni riunito nel World Kidness Movement (Movimento Mondiale per la Gentilezza). E da lì, è stata esportata poi in tutto il mondo.

Ma è davvero così necessario insegnare la gentilezza? Sì! Perché le persone sembrano aver dimenticato e poco mettono in pratica termini come cortesia, buona educazione, buone maniere. Lo si percepisce subito anche nel linguaggio quotidiano, dove vengono sempre meno usate parole come grazie, per favore, prego, scusa. Inoltre, la gentilezza non è composta solo da sostantivi o azioni, gentilezza è anche essere una brava persona: altruista, generosa e disponibile con gli altri, in modo disinteressato.

Ormai sembrano frasi retoriche eppure essere gentile fa bene non solo a chi la riceve, cioè tutti coloro che ti stanno intorno, ma soprattutto a chi la fa. Per riflesso e anche per appagamento del senso del dovere o per soddisfare la propria indole di animale sociale.

Quindi, sì alla Giornata Mondiale della Gentilezza! Perché se le cento distrazioni della società moderna ce lo fanno dimenticare, è bene ricordarsi di avere attenzione verso il prossimo. Certo, non solo il 13 Novembre ma per tutti gli altri giorni dell'anno e poi della vita.

sabato 11 novembre 2017

Lascia all'amica 350 mila euro, ma dovrà occuparsi della gatta

Bologna. Una signora davvero affezionata al proprio animaletto domestico, le "fa" testamento. Ad una amica vanno 350 mila euro ed una casa di lusso purché si prenda cura della sua gatta. I familiari vanno in Tribunale per osteggiare la decisione ma perdono.

Alla fidata amica che ha ereditato una casa super lusso, un cospicuo gruzzoletto ed una gatta, non spetta altro che augurarsi che il felino viva il più a lungo possibile. Perché quella gatta rappresenta proprio la cornucopia della fortuna per un'anziana signora che ha beneficiato di una lodevole eredità: 350 mila euro, più un appartamento in pieno centro a Bologna in comodato d'uso gratuito, proprio con il compito di accudire la gatta della proprietaria dell'immobile.

La vicenda è riportata nella sentenza del Tribunale Civile del capoluogo emiliano che ha dovuto dirimere una controversia tra gli eredi naturali della donna deceduta e la beneficiaria del testamento. In via Farini, pieno centro storico di Bologna, a pochi passi da Piazza Maggiore, c'è un immobile di lusso nel quale fino al Giugno del 2013 vivevano la proprietaria dell'appartamento, una sua amica e la gatta della prima. Due signore di una certa età, entrambe vedove, che si facevano compagnia e con le quali conviveva anche l'adorato felino domestico. Nel 2013 la padrona muore lasciando una sorpresa agli eredi.

All'apertura del testamento il notaio legge ai congiunti gli ultimi desideri della defunta: "Desidero, inoltre, che la signora M. rimanga di diritto, per tutta la vita nell'abitazione di via Farini, Bologna, I e II piano, che già condivideva con me a titolo di comodato gratuito. Per le spese condominiali, di manutenzione, utenze e il mantenimento della mia gatta (se mi sopravvive) desidero sia fissato un deposito di 350 mila euro, a questo scopo, presso la Banca Popolare di Milano, a disposizione della signora M. Alla quale chiedo di predisporre una persona che, in caso di sua morte, le succeda nei diritti e doveri di comodato fino alla morte di suddetta gatta".
Con grande stupore, gli eredi hanno dovuto prendere atto delle volontà della loro parente defunta. Sebbene solo pochi mesi dopo, una cugina dell'anziana ha fatto invece ricorso al Tribunale Civile, chiedendo al giudice del Tribunale di Bologna (che ironia della sorte è di fronte all'appartamento) di mettere mano a quella che le sembrava un'ingiustizia. L'erede con tanto di certificato di famiglia, che ne attesta il grado di parentela, ha chiesto alla giustizia il sequestro dei 350 mila euro e la consegna del denaro che ritiene le spetti.

Di tutt'altra opinione è la giudice Matilde Betti che, codice alla mano, ha ritenuto non sufficienti le ragioni della cugina e l'ha condannata persino a pagare le spese di lite, circa 6 mila euro.

Eppure quest'avida  parente che ha provato a mettersi contro il fortunato felino e le buone intenzioni della signora M., avrebbe dovuto sapere che i gatti ne sanno sempre una più del diavolo, e hai voglia ad aspettare che terminino le nove vite a disposizione.

La "patata d'oro"

Arriva dall'Italia e ha 3 geni di un batterio. È ricca di vitamina A ed E, e può aiutare a prevenire molte malattie.

La "patata d'oro" è un nuovo tubero ottenuto completamente in Italia. Ha un colore giallo vivo e grazie a 3 geni di un batterio vanta un alto contenuto di vitamina A ed E ed è capace di conservarle inalterate anche nella cottura.

La rivoluzione della patata d'oro interessa a molti ed è stata pure descritta sulla rivista Plus One. Di particolare importanza è la sua capacità di combattere le malattie legate alla carenza di vitamine, soprattutto nei Paesi più poveri.

Per ottenere la patata d'oro c'è voluto un impegno di ricerca durato dieci anni, gli esperimenti sono stati condotti nei laboratori dell'Enea alla Casaccia, vicino Roma, sotto i vigili occhi del curatore Giovanni Giuliano e finanziati dal Ministero delle Politiche Agricole e Commissione Europea. Inoltre hanno collaborato il Consiglio per le Ricerche Agricole ed Economiche (Crea) di Bologna e l'Università americana dell'Ohio.

Si calcola che una porzione da 150 grammi della patata d'oro fornisca a un bambino il 42% del fabbisogno quotidiano di vitamina A e il 34% del fabbisogno di vitamina E. Mentre alle donne la stessa porzione fornisce il 15% della quantità raccomandata di vitamina A e il 17% di vitamina E.

Gli studiosi hanno cominciato il progetto partendo dalla varietà chiamata Desireè, tipo di patata usata comunemente e famosa per aver un basso contenuto di carotenoidi, i precursori della vitamina A.

Poi, nel suo Dna sono stati inseriti i geni del batterio Erwinia herbicola, che hanno permesso di aumentare nella polpa i livelli delle vitamine A ed E. A sorpresa i geni che erano stati introdotti per aumentare il betacarotene si sono rivelati utili per arricchire le componenti vitaminiche del tubero.

Si è giunti così a questo super "ortaggio" le cui ricerche partite nel 2007 in collaborazione con l'Università svizzera di Friburgo e la procedura utilizzata è sicura perché il batterio Erwinia herbicola non è pericoloso per l'uomo e, anche se lo fosse, aggiungono i ricercatori: "Per trasferire la patogenicità alla pianta occorrebbe trasferire i geni che rendono il batterio patogeno".

Inoltre Giuliano dichiara: "La scelta fatta è dovuta a ragioni di semplicità: i batteri riescono a fare le stesse cose con molti meno geni rispetto alle piante. Se avessimo usato geni di carota, per sintetizzare il betacarotene ci sarebbero voluti sei geni invece di tre".

La patata del futuro è stata prodotta in Italia ma già si presta ad essere esportata in tutto il mondo, per sopperire in maniera veloce anche alle carenze vitaminiche.

venerdì 10 novembre 2017

Un ricercato speciale, bellissimo

Segni particolari bellissimo. Tutta la Scozia tappezzata delle sue foto che conquistano il web. Il suo primo piano è stato condiviso 400 volte in sole 24 ore. E le fan commentano: "Se lo trovo, posso tenerlo?".

Si chiama Guxim Imerio, ha 25 anni ed è d'origine albanese. È scappato da un Centro per l'Immigrazione che lo ospitava nella contea di Lanarkshire. La Polizia locale, preoccupata per la sua salute dirama uno scatto con il suo viso in primo piano. La foto ha riscosso un incredibile successo e soprattutto un inaspettato favore da parte del pubblico soprattutto femminile. Tanto da essere condiviso 400 volte in un solo giorno ed aver ottenuto diverse controfferte, tra cui anche richieste di matrimonio.

In effetti, l'avvenenza c'è. Guxim è un giovanotto di 25 anni, distribuiti in 1 metro e 80, ha capelli neri e occhi castani, incorniciati da una carnagione chiara e corporatura media. Ma il ragazzo che tanto sta facendo sospirare le ragazze scozzesi, non è un attore o un modello, ma è un ricercato della Polizia dela Contea del Lanarkshire. Per questo motivo gli inquirenti hanno deciso di giocarsi ancge la carta di Facebook per far circolare la sua foto e magari rintracciarlo prima. Ignari che tale azione avrebbe generato invece tutto quest'interesse tra le donne.

Il giovanotto albanese d'origine e rifugiato nel Regno Unito, è scomparso dal Centro Immigrazione di Dunyavel la sera di lunedì 6 Novembre. Al momento della fuga indossava pantaloni della tuta e una felpa grigio chiaro con il logo della squadra di calcio del Liverpool. Guxim non ha commesso alcun crimine, ma sia i gestori della comunità sia la Polizia sono preoccupati per la sua sparizione e vogliono solo sapere se sta bene. Il giovane non ha parenti nell'isola ma probabilmente si sta dirigendo verso Manchester dove ha qualche amico.

Il post pubblicato dalla Polizia ha ottenuto un successo pazzesco innescando una serie di commenti da parte di donne colpite dall'avvenenza del ricercato. Tra i commenti: "Sarebbe un bell'utente su Tinder", "Trovatelo e portatelo a casa mia", oppure "Se lo trovo, posso tenerlo?". La bellezza di Guxim non è dunque passata inosservata e la sua storia potrebbe avere il lieto fine di Jeremy Meeks, il detenuto statunitense che aveva conquistato la rete con il suo sguardo tenebroso e che, una volta scarcerato è stato assunto come modello per la White Cross Management.

Ancora non si sa se la Polizia sia riuscita a trovare l'evaso, di sicuro per l'ennesima volta è riuscita a scoprire ed intercettare un'autentica bellezza e farla diventare una star del web.

Di giorno si guarisce prima

Le ferite si rimarginano più rapidamente durante le ore diurne. Il ritmo di guarigione è scandito dall'orologio biologico.

Non solo sopportare il dolore durante il giorno diventa più agevole, ma è stato dimostrato che durante le ore diurne le ferite si rimarginano due volte più velocemente che di notte perché a scandire i ritmi della rigenerazione delle cellule è l'orologio biologico. Proprio quell'orologio i cui ingranaggi scandiscono i ritmi fondamentali della vita, regolando sonno, fame e metabolismo.

Ora una ricerca pubblicata sulla rivista Science Translation Medicine e condotta dal team coordinato da Ned Hoyle, dell'inglese Medical Research Council (Mrc) indica che l'orologio biologico influisce anche nella guarigione delle ferite. Un'intuizione molto interessante che potrebbe aiutare a sviluppare farmaci capaci di accelerare il processo di cicatrizzazione.

Il dott. John O'Neill, del Laboratorio di Biologia Molecolare del Mrc; dichiara: "Per la prima volta dimostriamo che l'orologio biologico determina la risposta a una lesione. Abbiamo visto che le ferite guariscono due volte più rapidamente di giorno rispetto alla notte, questo perché il nostro corpo potrebbe essersi evoluto per guarire più velocemente durante il giorno, quando è più probabile procurarsi delle lesioni".

Si è giunti a questa scoperta conducendo esperimenti su cellule della pelle umana e sui topi. Le osservazioni ottenute sono state successivamente confrontate con quelle riportate in 118 persone in cura per ustioni. È così emerso che le ustioni avvenute durante la notte hanno impiegato molto più tempo per guarire: in media si sono rimarginate il 60% più lentamente rispetto a quelle avvenute di giorno.

Le differenze, secondo i ricercatori, è dovuto alla velocità con cui le cellule della pelle raggiungono il "sito" della ferita per ripararla: di giorno sono più veloci, come se fossero più sveglie, mentre di notte rallentano la loro attività.

Gli studiosi sono giunti a tale constatazioni censendo nell'arco di due cicli di 24 ore, le proteine presenti nelle cellule dei tessuti feriti. Delle 1.608 proteine identificate, 237 si muovevano in base ai ritmi dell'orologio biologico, cioè in base a cicli di 24 ore e molte di esse, come l'actina, erano coinvolte nella riparazione delle ferite.

Se la notte è portatrice di consiglio, secondo quest'ultima analisi, allora, il giorno è invece portatore di buona salute o quantomeno aiuta a far rimarginare prima ogni ferita.

giovedì 9 novembre 2017

Dimmi come parli e ti dico quanto sei stressato

Il linguaggio è una spia dello stress. Si parla di meno ma usando più avverbi, in particolare vengono più utilizzati "veramente" e "incredibilmente".

Una ricerca dell'Università della California e quella dell'Arizona, pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences fa luce su un altro tra i più importanti, e finora poco esplorati, fattori che rivelano il nostro livello di stress: il linguaggio.

Il linguaggio componente essenziale della nostra vita e comunicazione può essere anche una spia dello stress. Dalle osservazioni scientifiche emerge che quando siamo fortemente stressati tendiamo in generale a parlare meno, ma ad usare con più frequenza avverbi. In modo particolare "veramente" e "incredibilmente", che a quanto pare si rivelano utili a gestire lo stress agendo da "intensificatori emotivi" che evidenziano un più elevato stato di eccitazione.

Lo studio rivela inoltre che in caso di eccitazione emotiva le persone tendono ad usare meno i pronomi plurali come "loro", e questo secondo i ricercatori indicherebbe che sono più focalizzati su noi stessi.

Gli studi sono stati condotti su un campione di 143 persone adulte a cui è stato chiesto di indossare dei registratori, che sono stati accesi ogni 2 minuti per due giorni, raccogliendo complessivamente 22.627 brevi clip audio. I ricercatori hanno esaminato le registrazioni, focalizzando l'attenzione in particolare su pronomi e aggettivi.

Il professore Matthias Mehl, uno dei coordinatori della ricerca, spiega: "Di per sé non hanno particolare significato, ma aiutano a chiarire cosa sta succedendo a chi parla".

Su questi dati il team ha confrontato poi il linguaggio utilizzato da ogni volontario con l'espressione di 50 geni notoriamente legati ad elevati livelli di stress, scoprendo che l'uso di alcune parole può prevedere cambiamenti legati allo stress sul Dna.

Ricerca molto interessante. Anche se a dire il vero il linguaggio è sempre stato un indicatore dello stress. Parlando con le persone più o meno si percepisce subito il livello di stress che devono sopportare o che ci dobbiamo "sorbire". Non fosse altro per il tono della voce e l'uso di altri, tanti, vocaboli non proprio riportabili.

Epidemia diabete

642 milioni di malati nel 2040. Due milioni colpiti in Italia, l'obiettivo è fermare l'epidemia.

Viene definito anche "killer silenzioso", per molti è ormai un compagno di vita perpetuo ed indesiderato altri non ci fanno nemmeno più caso perché in qualsiasi nucleo familiare, almeno un membro ne è affetto.

Non a caso, le stime ufficiali parlano di 415 milioni di persone nel mondo affette da diabete. Numero destinato ad aumentare a 642 milioni nel 2040. Si parla inoltre di "emergenza donna". 1 donna su 10 ha il diabete, pari a circa 200 milioni, anche in questo caso le stime tendono ad aumentare a 313 milioni entro il 2040.

Numeri allarmanti se si pensa che il diabete ne porta alla morte 2,1 milioni l 'anno. Mentre in Italia, le donne affette da questa patologia sono circa 2 milioni.

Enzo Bonora, presidente della Fondazione Diabete Ricerca dichiara: "L'unico vero modo di arrestare l'epidemia del diabete 2 è un impegno massiccio delle donne: sono loro che si occupano dei pasti nella maggior parte delle famiglie, che possono far cambiare alcune abitudini poco salutari, che possono promuovere l'attività fisica dei propri figli e nipoti. E dipende da loro anche il sostegno alla ricerca: ai supermercati Esselunga, ad esempio, sono loro che possono lavorare per sostenere la ricerca".

È stata infatti attivata la campagna "Sfidiamo il diabete". Realizzata dalla Fondazione Diabete Ricerca Onlus e dalla Società Italiana di Diabetologia, che vede anche la collaborazione dei supermercati "Esselunga" per i prossimi sei mesi. Una lodevole iniziativa volta a raccogliere fondi per la ricerca. Nel Belpaese i dati Istat 2013 indicano cheil diabete colpisce il 5,5% dei cittadini, pari a 3,3 milioni di persone.

Altra testimonianza, uno studio della London School of Economics ha stimato che i costi indiretti della malattia aumentano a 12 miliardi di euro in gran parte attribuibili a prepensionamenti e assenze dal lavoro. La maggior parte delle spese è determinata dal trattamento delle complicanze.

La rilevanza sociale oltre che sanitaria del diabete nel nostro Paese è stata sancita da una legge (n. 115 del 16 Marzo 1997) che è diventata un punto di partenza fondamentale.

Più recentemente, nel 2012 è stato varato pure il Piano Nazionale per la malattia diabetica. Per una volta, l'Italia è stata la prima. Nel mondo è stata la prima nazione a dotarsi sia di una specifica legge che di un piano per contribuire ulteriormente alla presa di coscienza delle problematiche legate alla cura dei pazienti.

Del diabete si sente parlare tanto e spesso, si pensa di saperne molto eppure continua a mietere vittime e a diffondersi nella popolazione. Speriamo che i nuovi piani di cura possano quantomeno limitare il dilagarsi della patologia tra la popolazione e soprattutto tra le donne.