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giovedì 5 luglio 2018

Conto alla rovescia per il Capodanno dell'estate italiana

La Riviera Romagnola è super pronta per dare il via al Capodanno dell'estate. Start venerdì, quando dalla spiaggia di Comacchio, fino alle prime spiagge marchigiane, sarà tutto un filone di fuochi d'artificio e spettacoli. Tanti gli ospiti: Nina Zilli, Giusy Ferreri, Soler, Bennato e Ron con il suo omaggio a Lucio Dalla.

L'estate, quella ufficiale dal "sapore di sale" e dalle lunghe nottate in spiaggia, comincia ufficialmente venerdì, quando, il Capodanno dell'estate italiana, com'è stata ribattezzata la Notte Rosa, inaugura la fase calda dell'estate con il consueto fuoco d'artificio di concerti, spettacoli e appuntamenti sulla Riviera Romagnola.

Si parte quindi, il primo venerdì di Luglio da Rimini, dove Alvaro Soler farà ballare tutti, al ritmo della sua musica allegra e coinvolgente. Poi, a mezzanotte, la riviera sarà illuminata dallo spettacolo pirotecnico, che da anni accompagna la manifestazione, a seguire una serie di eventi che continueranno fino alle 5 del mattino.

Si farà festa per tutta la costa romagnola, dalle spiagge di Comacchio fino a quelle marchigiane, si alterneranno ospiti come: Annalisa, Giusy Ferreri, il trio Maria Antonietta-Paola Turci-Noemi,Shel Shapiro, Edoardo Bennato accompagnato dagli archi del Quartetto Flegreo. E ancora le performance del dj Andrea Delogi, Ema Stokholma, dj Ringo ed Andrea Rock, e il concertone di Radio2 e Radio Bruno Estate con: Alessio Bernabei, Red Canzian, Mihail, Gabry Ponte e tanti altri ospiti.

La Notte Rosa 2018 sta per iniziare, sotto lo slogan "Pink your life", invita tutti a scendere, andare( o rimanete)  in spiaggia e godersi la vita, i ritmi dell'estate. Perché l'estate, nonostante tutto, i vari problemi, è e deve rimanere la stagione dell'anno più frivola, quella in cui ci si può permettere di divertirsi e dimenticare ogni tristezza.






Doveva essere in carcere, si fa selfie in palestra, viene arrestato

Smascherato truffatore seriale che condannato a 4 anni e 3 mesi, aveva esibito un certificato medico per evitare la cella, invece di stare "ai domiciliari" si autocelebra sui social.

Di storie come quella di Marco Russo, ce ne sono tante. Purtroppo. Persone che dovrebbero stare a lavoro, o fare altro ed invece perdono tempo o si autocelebrano sui social. Ma quest'uomo, addirittura doveva scontare la pena in carcere.

Perché il "dottor Marco Russo", specializzato in investimenti finanziari, nel 2010 fu raggiunto dai finanzieri di Milano che gli avevano perquisito gli uffici nella centralissima via Durini. Luomo era reo di aver raggirato un paio di clienti, vendendo prodotti per 600 mila euro, completamente falsi.

Dopo una diatriba legale, l'anno scorso, Russo è stato condannato definitivamente dalla Cassazione a 4 anni e 3 mesi, le porte del carcere erano già spalancate per lui, l'hanno salvato due certificati medici che attestavano l'incompatibilità del carcere per il condannato, per due presunte dipendenze: droga e alcool.

Tutto liscio, fino a quando il "genio della truffa" ha pensato bene di postare su un social intestato alla fidanzata, le sue acrobazie con esercizi di pilates.

Il truffatore narcisista è rimasto vittima del suo stesso ego. Perché, chi già aveva fatto la perquisizione su di lui nel 2010, lo monitorava da qualche giorno, e così, una volta che Russo pur essendo  un condannato definitivo, non era ancora entrato in carcere, ha segnalato le anomalie alla Procura Generale.

Pochi giorni fa, due per l'esatezza, il giudice Nunzia Gatto, ha emesso il provvedimento d'arresto da eseguire. Così ora Russo potrà continuare a farsi selfie dal carcere.

mercoledì 4 luglio 2018

La storia di Maddalena: "Ho iniziato a fare l'escort per pagarmi l'università, ora non riesco più a smettere. Guadagno 600 euro l'ora"

Da qualche giorno rimpalla sui media la scottante intervista di una studentessa italiana che in anteprima, nel format ECG su Radio Cusano Campus, l'emittente dell'Università degli Studi Niccolò Cusano, conferma di fare ora "il più antico mestiere del mondo", per divertimento.

Maddalena, non è il suo vero nome, ma così si fa chiamare la ragazza 23enne italiana protagonista di questa storia. Innanzitutto è bellissima, alta 1,70 cm, mora, occhi scuri ed un fisico da modella.
Così, si racconta agli studi radiofonici dell'emittente universitaria: "Ho cominciato per gioco poco prima di finire il liceo classico. Nell'estate precedente avevo fatto la cameriera e la barista. Il datore di lavoro ogni tanto mi toccava il sedere, mi faceva continue battutine, mi diceva che se mi fossi messa con lui mi avrebbe fatto ricca, mi avrebbe fatto star bene. Ma era brutto, pesante, così me ne sono andata, mi sono licenziata. L'anno successivo, per mettere da parte un po' di soldi in vista dell'università, giocando insieme ad una mia amica ho messo un annuncio sul giornale. Dopo poche ore è arrivata la prima telefonata. Siamo andate in coppia, non sapevamo nemmeno quanto chiedere. Alla fine abbiamo preso 200 euro per due ore in due. Praticamente niente. Per lei l'esperienza fu traumatica, ha smesso subito. Per me non più di tanto. Così ho continuato. Per mettere dei soldi da parte, essere indipendente, pagarmi gli studi senza pesare sullamia famiglia. Gli studi proseguono, tra un anno se tutto va bene dovrei laurearmi in Economia e Commercio. Ho una media alta, studiare mi piace, ma non credo che smetterò di fare l'escort quando finirò l'università. Fare questo lavoro mi piace, il gusto del proibito mi eccita, mi piace essere la trasgressione di uomini facoltosi che pagano un sacco di soldi per passare del tempo con me. Sono un lusso, una cosa bella e costosissima, un regalo solo per pochi eletti.
Nell'ultimo anno ho guadagnato più di 200.000 euro, se voglio una cosa me la compro, tra pochi giorni mi arriverà un'automobile cabriolet da 40.000 euro, con quale altra professione potrei permettermi questo tenore di vita? Lavoro in tutta Italia, faccio dei tour da Nord a Sud, per incontrarmi ci sono uomini che mi chiamano anche con una settimana d'anticipo. Per un'ora chiedo 600 euro, il sesso è rigorosamente protetto, perché ci tengo alla mia salute. Ma essere giovane, bella e italiana mi autorizza a chiedere di più rispetto a molte altre ragazze che fanno il mio stesso mestiere".

La ragazza prosegue dicendosi contraria alla legalizzazione della prostituzione, altrimenti dovrebbe aprirsi una partita iva e tutti saprebbero del suo "lavoro", compreso i suoi genitori che preferisce tenere all'oscuro. Gli ha detto che lavora part time in uno studio di avvocati. Maddalena ha ragione, guadagna tantissimo, ma a che prezzo? Rinuncia a sé stessa e ha vergogna di ciò che fa.

Gli occhiali che salveranno gli oceani: i Parley for the Oceans

Fashion nel design, squadrati, sofisticati e soprattutto ecologici. Sono realizzati con il riciclo di detriti marini.

Quest'anno per chi vuole essere davvero trandy, il must have sono gli occhiali da sole della Parley for the Oceans, l'organizzazione che ha a cuore la salvaguardia degli oceani e più di una volta, ha coinvolto nella sua "missione", brand come Adidas e Stella McCartney.

Questi occhiali da sole, hanno di speciale il fatto di essere ecologici, squadrati, sofisticati e soprattutto, sono realizzati con il riciclo di detriti marini, tra cui, in primis, la plastica. I modelli lanciati sono 3 ed in edizione limitata, disponibili dal 1° Giugno, con previa registrazione alla lista d'attesa in esclusiva su Net-a-Porter.

La Parley for the Oceans in collaborazione con Corona (il famoso marchio di birra), promette di aggiungere una nuova isola da tutelare, ogni cento montature vendute. Questi scorci "incontaminati", si andranno ad aggiungere a quelle già rivelate lo scorso anno.

Il particolare più interessante, è che sulle aste di ciascun occhiale verranno incise le coordinate geografiche specifiche delle aree salvate con il progetto. Quindi chiunque abbia acquistato e fatto suo un paio d'occhiali Parley for the Oceans saprà a quale isola ha dato il proprio piccolo ma determinante contributo.

Al contempo lodevole, è anche l'iniziativa Clean Waves di Corona, la birra messicana, che dal 2017 si è impegnata a proteggere cento isole entro il 2020, disseminate in sei diverse parti del mondo, dall'Australia al Cile, passando per Italia, Messico, Maldive e Repubblica Ceca.

Nessun altro paio d'occhiali potrà farci sembrare più belli come quelli creati per dare un concreto contributo all'ambiente.



venerdì 29 giugno 2018

Christo galleggia a Hyde Park con 7.506 barili di petrolio

A Londra, per tutta l'estate sarà visibile l'installazione "London Mastaba", l'ultima opera di Christo.

Quest'estate Christo si è fermato a Londra. In particolare nel lago Serpentine di Hyde Park, dietro Kensington Palace, dove galleggia la sua ultima opera: "Mastaba", composta da 7.506 barili di petrolio colorati disposti su una piattaforma di cubetti di plastica.

Questo il nuovo progetto dell'artista bulgaro naturalizzato statunitense, che per la sua prima volta, si cimenta in Inghilterra, con la prima installazione di Land Art. L'installazione londinese è ispirato alle mastabe, monumentali tombe dell'antica civiltà egizia ideata "a tumolo" allo scopo di proteggere le salme dei defunti dagli assalti degli animali in cerca di cibo. La "London Mastaba" è alta 20 metri, a forma di trapezio lunga 40 e larga 30 ed è tenuta ferma da 32 ancore. L'intera scultura pesa 600 tonnellate e copre l'1% della superficie del lago.

L'artista aveva già usato in precedenza questo antico richiamo come fonte d'ispirazione nel 1975 in Texas ed è al centro di un futuro progetto da realizzare nel deserto di Abu Dhabi.

A Londra l'installazione fa da apripista per l'inaugurazione della mostra dedicata alle installazioni di Christo e della moglie Jeane-Claude De Guilleban deceduta nel 2009, allestita nella vicina galleria d'arte Serpentine, fino al 23 Settembre.

Il progetto londinese è costato all'artista 4,2 milioni di dollari e il lavoro di quasi 2 anni. Quel che risulta è un mosaico dai colori rosso, blu e malva, che crea un effetto in stile impressionista e riflessi scintillanti nelle acque del lago.

Lui la definisce "una scala verso il cielo" a cui ognuno può dare il proprio messaggio. Diciamo che l'artista, forte del nome, spesso cerca similitudini con il suo omonimo più importante.

Ghiacciaio restituisce sciatore dopo 60 anni

Giallo in Val d'Aosta. Ritrovati resti di uno sciatore in un ghiacciaio. Secondo la scientifica torinese l'uomo sarebbe scomparso 60 anni fa. Gli appartengono un orologio Omega, le iniziali MM nella camicia, sci e attrezzature d'alta gamma. Polizia lancia appello per scoprire chi era.

Di lui, si sa soltanto che era un appassionato sciatore e benestante. Fu trovato morto in Voltournenche in Val d'Aosta, nel 2005, precisamente il 22 Luglio a 3100 metri d'altitudine. Il caso è ritornato in auge, perché dopo anni di ricerche ed indagini, la Polizia scientifica di Torino, guidata da Valter Capusso, ha consegnato i risultati della ricerca.

Nonostante le innumerevoli analisi, resta ancora un mistero l'identità dell'uomo. Del defunto sciatore, si sa però che fu colto da morte quando aveva circa 30 anni. Indossava una camicia verde militare su cui c' erano ricamate le iniziali M.M. Ed era alto circa 1,65 cm. Gli abiti e l'equipaggiamento dicono che l'uomo era benestante. Un paio di sci Rossignol Olimpique numero 7200-210 sono un modello degli anni '40-'50 ed erano i più usati dagli sciatori esperti che volevano un prodotto d'alta gamma. Anche i bastoncini in metallo e non in bambù, erano un lusso per l'epoca, quindi lo sciatore aveva risorse disponibili per acquistare solo il meglio sul mercato. Poi, nella tasca dei pantaloni da cui è stata ritrovata una moneta da cinque lire coniata tra il 1946 il 1950, epoca a cui potrebbe risalire la morte dello stesso.

In particolare le indagini si sono concentrate su un altro reperto, un orologio Omega con seriale 11666171, riuscendo a scoprire che fu venduto l'8 Febbraio 1950 e destinato alle colonie francesi come Tunisia, Algeria e Marocco. Inoltre è tornato alla luce anche un carnet da 60 corse per la funivia Breuil-Plan Maisons, particolare che farebbe pensare che il proprietario fosse della zona e la amasse particolarmente o forse intenzionato a fermarsi a lungo.

Le indagini sono quindi proseguite sulla camicia su cui sono ricamate le iniziali MM. È stata prodotta da un'azienda francese che però ora non esiste più. Non è arrivata nessuna risposta utile, nemmeno dall'analisi del Dna che non ha dato corrispondenza con possibili parenti. Così, la Polizia d'Aosta ha deciso di diffondere le foto dell'equipaggiamento dello sciatore senza nome, nella speranza che qualcuno possa riconoscere in quegli oggetti un ricordo di un padre, di un fratello o di un amico.

Chissà chi era quel giovane sciatore che amava così tanto la montagna da volerci rimanere solo per più di 60 anni. Considerando che in questi anni, nessuno l'ha cercato, forse aveva ragione.

giovedì 28 giugno 2018

A rischio la mitica Route 66

La via del mito del "vivere on the road" è tra i siti storici Usa più a rischio. Lanciato l'appello, l'ultima parola spetta a Trump.

È come se si volesse cancellare d'un colpo tutta la "Beat Generation" che indirettamente da essa ha preso i natali. Sì, perché la Route 66, denominata "Mother Road, la madre delle strade, è uno degli itinerari più celebrati al mondo.

Fu aperta l'11 Novembre 1926, circa un decennio dopo l'inizio della produzione di massa dei veicoli Ford. Si snoda per 4000 km da Chicago a Santa Monica, originariamente attraveso gli Stati del Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, Mew Mexico, Arizona. Conosciuta anche come "Will Rogers Highway"; è diventata il simbolo del viaggio, della libertà, della scoperta.

Ad essa, nel 1951, Jack Kerouac, dedica il romanzo "On the road", che l'ha racconta proprio e ne ha consacrato il mito.

Oggi invece, la 31esima edizione del rapporto del National Trust for Historic Preservation, ha inserito la route 66 tra gli 11 siti storici americani più a rischio. Il percorso storico che tanto ha ispirato letteratura, cinematografia e viaggi personali, è oggi minacciato da disastri naturali, incuria, e sviluppo selvaggio.

L'unica speranza per salvare la strada, sarebbe riclassificare l'itinerario come National Historic Trail, percorso storico nazionale, atto che gli garantirebbe i mecessari stanziamenti annuali. Così si potrebbe dare il via a tutta una serie di manutenzione, accorgimenti e provvedimenti per riportarla agli antichi splendori.

C'è tempo fino alla fine dell'anno, quando Trump si pronuncerà a favore o meno della proposta. Altrimenti, scadrà il National Route 66 Corridon Preservation Ragion, la legge federale che assicura gli stanziamenti per la mother road da 1999.

È triste, sembra che la storia moderna per proseguire debba inghiottire quella passata. Ma che ne sarebbe stato di James Dean, Kerouac, tutta la Beat Generation, e il sogno di libertà, senza la "Route 66"? Inoltre, la storia è un percorso, una lunga via che deve cercare di continuare, senza coprire la strada già fatta o dimenticarsi dei tratti precedenti.