Gara di solidarietà senza precedenti scattata tra cittadini, B&B ed hotel della cittadina vesuviana per ospitare gratis la famiglia tedesca che sabato scorso è stata derubata degli effetti personali custoditi nell'auto lasciata nel parcheggio adiacente agli scavi, mentre loro erano, appunto, in visita al Parco Archeologico di Ercolano, in provincia di Napoli.
Più che celere la risposta degli ercolanensi al torto subito dalla famiglia tedesca in visita alla città campana. Sabato scorso la famiglia originaria della Sassonia, mentre era in visita, ammaliata dalla bellezza degli scavi, nel Parco Archeologico di Ercolano, è stata derubata.
Proprio stamane il sindaco del comune, Ciro Bonajuto, ha scritto alla famiglia, che nel frattempo è rincasata in Germania, per invitarla a trascorrere un fine settimana ad Ercolano a spese della città, per una nuova gita agli scavi ed un'escursione sul Vesuvio.
All'appello del sindaco si sono mobilitati tutti i cittadini del comune vesuviano, è così scattata una gara di solidarietà soprattutto fra le strutture ricettive ercolanesi. Non pochi i proprietari di hotel e B&B che si sono offerti di ospitare gratuitamente la famiglia.
Con questo gesto, il sindaco tiene a sottolineare che Ercolano è una città accogliente ed abitata da tanti cittadini onesti e generosi, e che tanto ha da offrire ai visitatori non solo dal punto di vista artistico. Lui stesso commenta:"Quanto accaduto ai turisti tedeschi non rappresenta i sentimenti di comunità e accoglienza che caratterizzano la nostra città".
Ed è vero, il gesto di qualche malvivente non può e non deve gettare ombre su una città che di per sé è illuminata da mille sfaccettature di colore.
Notizie curiose, psicologia, cultura, arte ed attualità,articoli interessanti e mai pesanti.
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venerdì 28 settembre 2018
PlasticRoad: la prima pista ciclabile fatta di bottiglie di plastica
In Olanda è stato inaugurato il primo percorso per due ruote realizzato interamente con bottiglie di plastica riciclata.
Perché riciclare? Un buon motivo potrebbe essere quello di realizzare una pista ciclabile. Così, è stato fatto a Zwolle, in Olanda, dove è stato aperto un percorso per bici realizzato interamente con bottiglue e tappi riciclati. La pista è lunga 30 metri e si chiama PlasticRoad.
La via ciclabile è formata da pannelli modulari realizzati con materiali riciclati, vuoti all'interno in modo da poter immagazzinare l'acqua piovana che defluira' direttamente nelle condutture fognarie senza bisogno della presenza di tombini sul manto stradale.
Il progetto è un'innovazione della società olandese di ingegneria civile Kws in collaborazione con Wavin e Total, e promettono di poter ripetere "l'esperimento" con i marciapiedi, parcheggi e strade ad alta percorrenza.
PlasticRoad fa parte di una pista ciclabile già esistente e si trova su Deventerstranatwey, fra le strade Lindestrad e Verengingstrad. Per realizzare questi 30 metri composti da materiali riciclati sono serviti 218 mila bicchieri e 500 mila tappi di bottiglia.
Gli olandesi amano molto le biciclette, chiunque ne utilizza o possiede una regolarmente. Praticamente le piste ciclabili servono più delle corsie per le auto, quindi è più che ben accetta la variante del percorso di bottiglie riciclate.
Perché riciclare? Un buon motivo potrebbe essere quello di realizzare una pista ciclabile. Così, è stato fatto a Zwolle, in Olanda, dove è stato aperto un percorso per bici realizzato interamente con bottiglue e tappi riciclati. La pista è lunga 30 metri e si chiama PlasticRoad.
La via ciclabile è formata da pannelli modulari realizzati con materiali riciclati, vuoti all'interno in modo da poter immagazzinare l'acqua piovana che defluira' direttamente nelle condutture fognarie senza bisogno della presenza di tombini sul manto stradale.
Il progetto è un'innovazione della società olandese di ingegneria civile Kws in collaborazione con Wavin e Total, e promettono di poter ripetere "l'esperimento" con i marciapiedi, parcheggi e strade ad alta percorrenza.
PlasticRoad fa parte di una pista ciclabile già esistente e si trova su Deventerstranatwey, fra le strade Lindestrad e Verengingstrad. Per realizzare questi 30 metri composti da materiali riciclati sono serviti 218 mila bicchieri e 500 mila tappi di bottiglia.
Gli olandesi amano molto le biciclette, chiunque ne utilizza o possiede una regolarmente. Praticamente le piste ciclabili servono più delle corsie per le auto, quindi è più che ben accetta la variante del percorso di bottiglie riciclate.
giovedì 27 settembre 2018
La crosta del pane fa invecchiare
Una ricerca Crea svela che nella crosta del pane ci sono delle componenti che favoriscono l'invecchiamento cellulare. Gli esperti consigliano di consumare con moderazione e scegliere la qualità.
Il Crea, Consiglio di Ricerca in Agricoltura e Analisi dell'Economia Agraria, in uno studio pubblicato sul Journal of Ceral Science, rivela che la reazione chimica che fa soprattutto la crosta del pane ha componenti che sono poco graditi all'organismo e che velocizzano l'invecchiamento delle cellule. La causa sarebbe dovuta alla reazione di Maillard, nome preso in prestito dal chimico francese che studiò le reazioni di zuccheri e proteine durante la cottura con temperature superiori a 160-170°C.
Fabio Nobili, uno dei ricercatori autori dello studio Crea, spiega:"Abbiamo condotto il test su estratti di pane, compresi di mollica e crosta. I componenti derivati dalla reazione di Maillard generano acrilamide. Abbiamo notato, su un modello di colture cellulari, come proprio le cellule giudichino "poco gradito" i prodotti risultati da questa cottura. Ma il pane non è un alimento da evitare. L'importante è consumarlo con moderazione e seguendo il principio dell'alta qualità dei prodotti che sono stati usati per realizzarlo. Ciò a cominciare dalla lievitazione, per poi passare alla provenienza della farina e alla coltivazione di grano usata. Sono da preferire tutte le produzioni che prediligono la qualità delle materie prime invece che la quantità. La conoscenza del percorso della filiera di produzione garantisce inoltre la salubrità del prodotto.
Reazione di Maillard a parte, il pane è talmente buono che resterà uno degli alimenti base più importanti e salutari.
Il Crea, Consiglio di Ricerca in Agricoltura e Analisi dell'Economia Agraria, in uno studio pubblicato sul Journal of Ceral Science, rivela che la reazione chimica che fa soprattutto la crosta del pane ha componenti che sono poco graditi all'organismo e che velocizzano l'invecchiamento delle cellule. La causa sarebbe dovuta alla reazione di Maillard, nome preso in prestito dal chimico francese che studiò le reazioni di zuccheri e proteine durante la cottura con temperature superiori a 160-170°C.
Fabio Nobili, uno dei ricercatori autori dello studio Crea, spiega:"Abbiamo condotto il test su estratti di pane, compresi di mollica e crosta. I componenti derivati dalla reazione di Maillard generano acrilamide. Abbiamo notato, su un modello di colture cellulari, come proprio le cellule giudichino "poco gradito" i prodotti risultati da questa cottura. Ma il pane non è un alimento da evitare. L'importante è consumarlo con moderazione e seguendo il principio dell'alta qualità dei prodotti che sono stati usati per realizzarlo. Ciò a cominciare dalla lievitazione, per poi passare alla provenienza della farina e alla coltivazione di grano usata. Sono da preferire tutte le produzioni che prediligono la qualità delle materie prime invece che la quantità. La conoscenza del percorso della filiera di produzione garantisce inoltre la salubrità del prodotto.
Reazione di Maillard a parte, il pane è talmente buono che resterà uno degli alimenti base più importanti e salutari.
Maurizio Paschetta: l'uomo dei record del mondo agricolo
Il saluzzese Maurizio Paschetta entra per la 7° volta nel Guinness World Record. Ha raccolto 1086 lumache in 60 minuti.
Questa volta la finale si è svolta presso l'allevamento "Le Lumache del Marchesato" di Giacomo Torre, in via Rovello a Saluzzo. Qui, "The natural boy", al secolo Maurizio Paschetta ha stracciato il primato detenuto dal 1994 da Nikolaj Milanov.
Il campione saluzzese ha all'attivo 6 primati mondiali tutti stabiliti nella sfera del mondo agricolo. "The natural boy", così è stato ribattezzato Maurizio, si è distinto nelle discipline di: mungitura vacca a mano, pigiatura uva con i piedi, spaccalegna con accetta, impilamento balle piccole di fieno su un rimorchio agricolo, raccolta tartufi con cane su ring.
Invece, lunedì sera, presso l'allevamento "Le lumache del Marchesato" di Giacomo Torre, in via Rovello a Saluzzo, Maurizio ha raggiunto il suo settimo Guiness World Record raccogliendo lumache. Il giudice Luigi D'amico, della World International Champions ha certificato il primato div Paschetta a 1086 lumache raccolte nell'arco di un'ora. Il precedente detentore del record è il bulgaro Nikolaj Milanov, che nel 1994, riuscì, nella città di Trojan a raccogliere 200 lumache sempre in 60 minuti.
Quindi il nostro uomo dell'agricoltura l'ha letteralmente stracciato il vecchio record, e a riguardo commenta:"Ringrazio tutti i fan e le persone che mi hanno seguito. Ho dato tutto quello che potevo. Il risultato è un duro lavoro fatto di passione, costanza e resistenza. Una gara non semplice: ho dato il massimo, i primi trenta minuti ho raccolto le lumache più vicine alla rete, anche come riscaldamento. L'altra mmezz'ora ho raccolto nella metà del ring, non è stato semplice, un record sudato, come tutti gli altri".
"L'uomo dell'agricoltura" parla e colleziona record come se bevesse un bicchiere d'acqua, evidentemente la grande passione che nutre per questo mondo lo fa primeggiare a discapito dei tanti sacrifici che quella determinata vita richiede.
Questa volta la finale si è svolta presso l'allevamento "Le Lumache del Marchesato" di Giacomo Torre, in via Rovello a Saluzzo. Qui, "The natural boy", al secolo Maurizio Paschetta ha stracciato il primato detenuto dal 1994 da Nikolaj Milanov.
Il campione saluzzese ha all'attivo 6 primati mondiali tutti stabiliti nella sfera del mondo agricolo. "The natural boy", così è stato ribattezzato Maurizio, si è distinto nelle discipline di: mungitura vacca a mano, pigiatura uva con i piedi, spaccalegna con accetta, impilamento balle piccole di fieno su un rimorchio agricolo, raccolta tartufi con cane su ring.
Invece, lunedì sera, presso l'allevamento "Le lumache del Marchesato" di Giacomo Torre, in via Rovello a Saluzzo, Maurizio ha raggiunto il suo settimo Guiness World Record raccogliendo lumache. Il giudice Luigi D'amico, della World International Champions ha certificato il primato div Paschetta a 1086 lumache raccolte nell'arco di un'ora. Il precedente detentore del record è il bulgaro Nikolaj Milanov, che nel 1994, riuscì, nella città di Trojan a raccogliere 200 lumache sempre in 60 minuti.
Quindi il nostro uomo dell'agricoltura l'ha letteralmente stracciato il vecchio record, e a riguardo commenta:"Ringrazio tutti i fan e le persone che mi hanno seguito. Ho dato tutto quello che potevo. Il risultato è un duro lavoro fatto di passione, costanza e resistenza. Una gara non semplice: ho dato il massimo, i primi trenta minuti ho raccolto le lumache più vicine alla rete, anche come riscaldamento. L'altra mmezz'ora ho raccolto nella metà del ring, non è stato semplice, un record sudato, come tutti gli altri".
"L'uomo dell'agricoltura" parla e colleziona record come se bevesse un bicchiere d'acqua, evidentemente la grande passione che nutre per questo mondo lo fa primeggiare a discapito dei tanti sacrifici che quella determinata vita richiede.
mercoledì 26 settembre 2018
"La danza del cielo": il ritorno delle aquile in Irpinia
Sparite intorno agli anni '70 da qualche tempo nelle montagne irpine si rivede il più grande rapace europeo: l'aquila reale.
Allusioni politiche a parte, l'aquila è da sempre considerato uno degli animali più maestosi ed affascinanti. Lo sanno bene gli abitanti delle zone montuose, alte e sane, che hanno il privilegio di poter ancora avvistarne qualche esemplare. Sì, perché in effetti il re dei rapaci è anche una specie protetta.
Da noi, nell'avellinese, questo animale sembrava scomparso; almeno dalla fine degli anni '70 fino agli anni '90. Proprio dopo questo periodo, nei cieli irpini, è ricomparsa una giovane coppia di aquile reali. Si presume provenienti dai Balcani, in quanto disturbate dai bombardamenti in quelle zone durante la guerra dei primi anni '90.
La giovane coppia sarebbe scappata in cerca di un posto più sicuro come spesso fanno tante altre coppie innamorate. Loro hanno trovato casa nel luogo storico di nidificazione delle aquile a Montella. Il punto si trova nel costone sud-ovest nella gola del torrente "Fiumiciello", tributario del Calore Irpino ed è conosciuto da tutti come appunto il "niro re l'aquile", proprio perché in passato hanno sempre nidificato le aquile.
Questo posto è prediletto dal "re dei rapaci" per due ragioni. La prima che è inaccessibile all'uomo o ad altri eventuali predatori e poi perché vi è un particolare microclima che lo rende riparato dai venti gelidi invernali che spirano da nord e abbastanza fresco in estate. Inoltre, questo posto è battuto dal sole già dalle prime ore del mattino, e ciò crea delle correnti ascensionali che le aquile cavalcano per salire di quota e andare a caccia, ricordando che riescono ad arrivare a volare fino a 3000metri dal suolo.
Le aquile prediligono questo luogo anche perché lì già esiste un nido, abbandonato, ma quest'uccello, suole occupare nidi già "pronti", dandogli solo una sistemata o apportandogli solo qualche nuovo ramo qualora ve ne fosse la necessità.
Inoltre il nido si trova a 740 metri sul livello del mare sopra i territori di caccia che si estende fino a 1800 metri sul Monte Terminio. Infatti, le aquile nidificano sempre più in basso dei territori di caccia, così, possono prendere le loro prede dall'alto verso il basso. Riescono a catturare anche prede di notevole peso rispetto al loro (un'aquila adulta pesa circa 6 kg se maschio, fino a 9 se è femmina) mentre riescono a cacciare anche un capretto, volpi ed altri animali anche oltre i 4 kg.
La coppia immigrata in Irpinia, arrivata intorno al 1998, era molto giovane, lo si evince perché dopo 25 anni è ancora la stessa. Le aquile vivono più di 30 anni. Altra peculiarità è che l'aquila è monogama. Trovano un altro compagno/a solo alla morte di una delle due.
Lo spettacolo più bello che questo maestoso rapace offre, è quello della "danza del cielo". È il rituale del corteggiamento, che solitamente si svolge a Marzo e consiste in uno spettacolare susseguirsi di evoluzioni aeree, nel cielo, che possono proseguire anche per giorni. E non sono poche le volte in cui gli esemplari attraversano il cielo in volo rovesciato, o addirittura eseguono scambi di prede in volo e giri della morte.
Politica a parte, l'aquila è davvero uno spettacolo della natura. E per chi è appassionato di montagna, sa che la loro presenza indica che quello è un luogo d'aria sana, pulita e salubre.
Allusioni politiche a parte, l'aquila è da sempre considerato uno degli animali più maestosi ed affascinanti. Lo sanno bene gli abitanti delle zone montuose, alte e sane, che hanno il privilegio di poter ancora avvistarne qualche esemplare. Sì, perché in effetti il re dei rapaci è anche una specie protetta.
Da noi, nell'avellinese, questo animale sembrava scomparso; almeno dalla fine degli anni '70 fino agli anni '90. Proprio dopo questo periodo, nei cieli irpini, è ricomparsa una giovane coppia di aquile reali. Si presume provenienti dai Balcani, in quanto disturbate dai bombardamenti in quelle zone durante la guerra dei primi anni '90.
La giovane coppia sarebbe scappata in cerca di un posto più sicuro come spesso fanno tante altre coppie innamorate. Loro hanno trovato casa nel luogo storico di nidificazione delle aquile a Montella. Il punto si trova nel costone sud-ovest nella gola del torrente "Fiumiciello", tributario del Calore Irpino ed è conosciuto da tutti come appunto il "niro re l'aquile", proprio perché in passato hanno sempre nidificato le aquile.
Questo posto è prediletto dal "re dei rapaci" per due ragioni. La prima che è inaccessibile all'uomo o ad altri eventuali predatori e poi perché vi è un particolare microclima che lo rende riparato dai venti gelidi invernali che spirano da nord e abbastanza fresco in estate. Inoltre, questo posto è battuto dal sole già dalle prime ore del mattino, e ciò crea delle correnti ascensionali che le aquile cavalcano per salire di quota e andare a caccia, ricordando che riescono ad arrivare a volare fino a 3000metri dal suolo.
Le aquile prediligono questo luogo anche perché lì già esiste un nido, abbandonato, ma quest'uccello, suole occupare nidi già "pronti", dandogli solo una sistemata o apportandogli solo qualche nuovo ramo qualora ve ne fosse la necessità.
Inoltre il nido si trova a 740 metri sul livello del mare sopra i territori di caccia che si estende fino a 1800 metri sul Monte Terminio. Infatti, le aquile nidificano sempre più in basso dei territori di caccia, così, possono prendere le loro prede dall'alto verso il basso. Riescono a catturare anche prede di notevole peso rispetto al loro (un'aquila adulta pesa circa 6 kg se maschio, fino a 9 se è femmina) mentre riescono a cacciare anche un capretto, volpi ed altri animali anche oltre i 4 kg.
La coppia immigrata in Irpinia, arrivata intorno al 1998, era molto giovane, lo si evince perché dopo 25 anni è ancora la stessa. Le aquile vivono più di 30 anni. Altra peculiarità è che l'aquila è monogama. Trovano un altro compagno/a solo alla morte di una delle due.
Lo spettacolo più bello che questo maestoso rapace offre, è quello della "danza del cielo". È il rituale del corteggiamento, che solitamente si svolge a Marzo e consiste in uno spettacolare susseguirsi di evoluzioni aeree, nel cielo, che possono proseguire anche per giorni. E non sono poche le volte in cui gli esemplari attraversano il cielo in volo rovesciato, o addirittura eseguono scambi di prede in volo e giri della morte.
Politica a parte, l'aquila è davvero uno spettacolo della natura. E per chi è appassionato di montagna, sa che la loro presenza indica che quello è un luogo d'aria sana, pulita e salubre.
Il segreto del prezioso anello di Kate Middleton
La Duchessa di Cambridge indossa sempre l'anello di fidanzamento che le è stato regalato da William. Un gioiello ormai inseparabile ma che non era destinato a lei.
Tutti conoscono e ben vedono la principessa inglese Kate Middleton, sposata dal 2011 con il principe, futuro re, William. Proprio lui le ha regalato il prezioso anello di fidanzamento appartenuto alla madre, la principessa Diana diventato ormai un accessorio irrinunciabile per la consorte dell'erede al trono britannico.
Un gioiello importante non solo per il valore economico ma anche per la controversa storia che lo circonda. Sicuramente il gioiello è uno dei più preziosi al mondo, uno zaffiro centrale da 12 carati ed è circondato da diamanti. L'anello era stato precedentemente regalato nel 1981 dal principe Carlo a Lady Diana per la proposta di nozze.
Fin qui tutto lineare e prevedibile che venisse poi donato alla, seppur regale "nuora", ma pochi sanno che la regina Elisabetta II non voleva che andasse alla Duchessa di Cambridge, poiché non si trattava di un pezzo unico ma di un gioiello firmato Garrand.
All'epoca valeva 28.500 sterline e fu scelto personalmente da Lady D e che comunque, qualunque "comune mortale" avrebbe potuto comprare. Inoltre, dopo la tragica morte di Lady D, l'anello era stato ereditato dal principe Harry, poiché William aveva preferito conservare un orologio Cartier Tank Francoise in oro giallo da 18 mila sterline.
Solo successivamente, i due fratelli hanno fatto uno "scambio", e così l'anello è andato al primogenito che l'ha potuto donare a Kate.
Se tutto fosse rimasto invariato, l'anello sarebbe dovuto andare a Meghan Markle. Le cose, invece, sono andate differentemente, da 8 anni ormai è Kate a sfoggiare con orgoglio quel pegno d'amore regalatole dal principe William; e la cosa ha tanto ha convinto l'opinione pubblica.
Come a dire che l'anello era comunque destinato e più opportuno per Kate.
Tutti conoscono e ben vedono la principessa inglese Kate Middleton, sposata dal 2011 con il principe, futuro re, William. Proprio lui le ha regalato il prezioso anello di fidanzamento appartenuto alla madre, la principessa Diana diventato ormai un accessorio irrinunciabile per la consorte dell'erede al trono britannico.
Un gioiello importante non solo per il valore economico ma anche per la controversa storia che lo circonda. Sicuramente il gioiello è uno dei più preziosi al mondo, uno zaffiro centrale da 12 carati ed è circondato da diamanti. L'anello era stato precedentemente regalato nel 1981 dal principe Carlo a Lady Diana per la proposta di nozze.
Fin qui tutto lineare e prevedibile che venisse poi donato alla, seppur regale "nuora", ma pochi sanno che la regina Elisabetta II non voleva che andasse alla Duchessa di Cambridge, poiché non si trattava di un pezzo unico ma di un gioiello firmato Garrand.
All'epoca valeva 28.500 sterline e fu scelto personalmente da Lady D e che comunque, qualunque "comune mortale" avrebbe potuto comprare. Inoltre, dopo la tragica morte di Lady D, l'anello era stato ereditato dal principe Harry, poiché William aveva preferito conservare un orologio Cartier Tank Francoise in oro giallo da 18 mila sterline.
Solo successivamente, i due fratelli hanno fatto uno "scambio", e così l'anello è andato al primogenito che l'ha potuto donare a Kate.
Se tutto fosse rimasto invariato, l'anello sarebbe dovuto andare a Meghan Markle. Le cose, invece, sono andate differentemente, da 8 anni ormai è Kate a sfoggiare con orgoglio quel pegno d'amore regalatole dal principe William; e la cosa ha tanto ha convinto l'opinione pubblica.
Come a dire che l'anello era comunque destinato e più opportuno per Kate.
martedì 25 settembre 2018
L'amore manda in tilt l'intelligenza artificiale
Avanzati sistemi informatici creati per scovare i commenti carichi di odio vengono sconfitti dalla parola "amore".
"L'amore rende stupidi" e non solo le persone, ma anche i sistemi di intelligenza artificiale (AI) destinati a smascherare messaggi e commenti carichi di odio; ahimè, tanto presenti sul web.
Lo rivela una ricerca finlandese condotta dai ricercatori dell'Aalto University e pubblicata online sul sito Arxiv, che propone gli articoli che non hanno ancora superato l'esame della comunità scientifica.
Lo studio era volto ad analizzare sette programmi usati comunemente per eliminare i messaggi di odio od offensivi. Ma è stato appurato che i computer sono stati facilmente ingannati dal semplice inserimento casuale della parola "amore". L'amore ha mandato in brodo di giuggiole l'AI che poi, ha mostrato problemi anche di fronte ad errori grammaticali e di spaziatura, volontari o meno.
Come nella realtà di una relazione tra due persone, gli attuali sistemi di intelligenza artificiale quando si trovano ad affrontare testi diversi da quelli con cui sono stati addestrati cominciano ad annaspare. Naturalmente i computer non hanno una coscienza critica, che gli faccia intendere l'intenzione di una frase o di una discussione, in questo caso scritta. Per mandare in tilt i computers è bastato inserire semplici errori di battitura o togliere qualche spazio o aggiungere parole neutre all'originale commento negativo.
Quindi la ricerca ha un po' smorzato la fiducia nelle attuali tecniche di analisi del testo delle "macchine" e consiglia di prestare più attenzione alla qualità e al tipo di dati utilizzati per addestrare i sistemi di intelligenza artificiale.
D'altronde cosa potevamo aspettarci, se l'amore riesce a mettere ko la lucidità delle persone, figuriamoci quella delle "macchine".
"L'amore rende stupidi" e non solo le persone, ma anche i sistemi di intelligenza artificiale (AI) destinati a smascherare messaggi e commenti carichi di odio; ahimè, tanto presenti sul web.
Lo rivela una ricerca finlandese condotta dai ricercatori dell'Aalto University e pubblicata online sul sito Arxiv, che propone gli articoli che non hanno ancora superato l'esame della comunità scientifica.
Lo studio era volto ad analizzare sette programmi usati comunemente per eliminare i messaggi di odio od offensivi. Ma è stato appurato che i computer sono stati facilmente ingannati dal semplice inserimento casuale della parola "amore". L'amore ha mandato in brodo di giuggiole l'AI che poi, ha mostrato problemi anche di fronte ad errori grammaticali e di spaziatura, volontari o meno.
Come nella realtà di una relazione tra due persone, gli attuali sistemi di intelligenza artificiale quando si trovano ad affrontare testi diversi da quelli con cui sono stati addestrati cominciano ad annaspare. Naturalmente i computer non hanno una coscienza critica, che gli faccia intendere l'intenzione di una frase o di una discussione, in questo caso scritta. Per mandare in tilt i computers è bastato inserire semplici errori di battitura o togliere qualche spazio o aggiungere parole neutre all'originale commento negativo.
Quindi la ricerca ha un po' smorzato la fiducia nelle attuali tecniche di analisi del testo delle "macchine" e consiglia di prestare più attenzione alla qualità e al tipo di dati utilizzati per addestrare i sistemi di intelligenza artificiale.
D'altronde cosa potevamo aspettarci, se l'amore riesce a mettere ko la lucidità delle persone, figuriamoci quella delle "macchine".
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