In California esiste una spiaggia viola che al tramonto del sole prende tutti i colori dell'arcobaleno.
La spiaggia dalla sabbia bianca, la spiaggia nera e ora pure quella viola. Si trova lungo la Big Sur, nella parte finale dello Sycomore Canyon Road, in California. È una spettacolare spiaggia viola che deve la sua particolare colorazione ai minerali presenti nel suo arenile, formato da sabbia e rocce.
La Pfeiffer Beach offre uno scenario incredibile. Un effetto particolarissimo creato dalla rifrazione dei raggi del sole calante, al momento del passaggio attraverso l'arco di roccia che sporge proprio davanti alla riva. In quel frangente il colore violaceo della sabbia, dovuto alla presenza di manganese granata ottenuto dall'erosione della falesia circostante, assume tutte le tonalità di una tavolozza colorata.
Lo spettacolo di Pfeiffer Beach si può osservare solo al tramonto. I granelli formati da diversi minerali assumono colorazioni diverse, richiamando le sfumature dell'arcobaleno a contrasto con i colori del mare e del cielo. Uno spettacolo unico e per fortuna ancora poco conosciuto dal turismo di massa, grazie anche al lavoro di tutela di Los Padres National Forest che custodisce questo paradiso.
La Big Sur è una regione della costa centrale della California dove i monti Santa Lucia si alzano a picco sull'Oceano Pacifico. Ultimamente presenta qualche cicatrice poiché a fine Maggio una gigantesca frana ha coinvolto una delle più affascinanti strade panoramiche del mondo, la Highway 1, e ha fatto crollare il ponte su Pfeiffer Canyon. Nonostante i lavori in corso, si può ancora arrivare alla spiaggia per godere del meraviglioso spettacolo, si deve passare da Monterey.
La sabbia viola di Pfeiffer Beach è uno di quei capolavori che la natura si è divertita s disegnare per noi.
Notizie curiose, psicologia, cultura, arte ed attualità,articoli interessanti e mai pesanti.
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domenica 16 luglio 2017
sabato 15 luglio 2017
La ripresa grazie alle donne
Il rapporto Focus Censis-Confcooperative mostra che le imprese femminili sono cresciute il triplo di quelle maschili, il "sesso debole" primeggia nelle professioni e nelle start-up.
I cambiamenti partono sempre dalle donne. E così la ripresa in Italia. In particolare a beneficiarne sono le città del Sud. I dati di una recente ricerca parlano chiaro, le donne guidano la ripresa, essendo le prime ad aprire imprese e creare il maggior numero di start-up.
Altro che sesso debole, o spaurite donzelle in cerca del principe azzurro che le salvi, in periodo di crisi le donne si sono rimboccate le maniche e sono diventate imprenditrici di se stesse. Un po' perché "fallita" la ricerca del posto di lavoro, mettersi in proprio diventa la strada più percorribile, grazie anche agli sviluppi delle tecnologie della comunicazione e ai costi decrescenti nell'avvio di un' attività imprenditoriale autonoma.
Questo è quanto emerge dalla ricerca "Donne al lavoro, la scelta di fare impresa" commissionata dal Censis per Confcooperative. Gli analisti spiegano:"Negli ultimi anni si è assistito ad una maggiore intraprendenza femminile nonostante la crisi abbia prodotto effetti pesanti sull'occupazione e sulle opportunità di inserimento nel lavoro. Le aziende femminili crescono di più della media del sistema imprenditoriale, soprattutto nelle aree metropolitane del Sud (Reggio Calabria, Catania e Palermo sono le regine delle nuove imprese rosa) in ambiti fino a qualche anno fa presidio esclusivo, o quasi, di imprese al maschile, e trovano nella cooperazione il loro habitat economico preferito.
Di pari passo cresce anche l'occupazione delle donne, più 71 mila unità rispetto al 2007, un incremento rilevante soprattutto nelle libere professioni. Tra le occupate aumentano le laureate, nel 2016 la quota ha raggiunto il 53,5% staccando di ben 7 punti gli uomini. In particolare su un totale di 6 milioni e 74 mila aziende registrate, il 21,8% (1,2milioni) è capeggiato da donne. Fra il 2014 e il 2016 l'incremento delle imprese femminili è stato dell'1,5%, 3 volte la crescita del sistema imprenditoriale che non ha superato lo 0,5%.
Altro dato positivo è, che le imprese rosa nascono soprattutto nelle regioni centrali (+ 2,0%) e al Sud (+1,8), il Nord propone aumenti più contenuti (1%). Le regioni a più alto tasso di crescita sono il Lazio e la Calabria (con +3,1%). Mentre la quota più elevata di imprese femminili è del Sud, dove sono state aperte 476 mila aziende, pari al 23,7% del totale.
I dati sono eloquenti. Le donne hanno saputo trasformare fattori di svantaggio in spinte per creare impresa. Hanno avuto il talento e la caparbietà di superare pregiudizi e retaggi culturali, trasformandoli in elementi di competitività. Riuscendo a pieni voti a superare la prova.
I cambiamenti partono sempre dalle donne. E così la ripresa in Italia. In particolare a beneficiarne sono le città del Sud. I dati di una recente ricerca parlano chiaro, le donne guidano la ripresa, essendo le prime ad aprire imprese e creare il maggior numero di start-up.
Altro che sesso debole, o spaurite donzelle in cerca del principe azzurro che le salvi, in periodo di crisi le donne si sono rimboccate le maniche e sono diventate imprenditrici di se stesse. Un po' perché "fallita" la ricerca del posto di lavoro, mettersi in proprio diventa la strada più percorribile, grazie anche agli sviluppi delle tecnologie della comunicazione e ai costi decrescenti nell'avvio di un' attività imprenditoriale autonoma.
Questo è quanto emerge dalla ricerca "Donne al lavoro, la scelta di fare impresa" commissionata dal Censis per Confcooperative. Gli analisti spiegano:"Negli ultimi anni si è assistito ad una maggiore intraprendenza femminile nonostante la crisi abbia prodotto effetti pesanti sull'occupazione e sulle opportunità di inserimento nel lavoro. Le aziende femminili crescono di più della media del sistema imprenditoriale, soprattutto nelle aree metropolitane del Sud (Reggio Calabria, Catania e Palermo sono le regine delle nuove imprese rosa) in ambiti fino a qualche anno fa presidio esclusivo, o quasi, di imprese al maschile, e trovano nella cooperazione il loro habitat economico preferito.
Di pari passo cresce anche l'occupazione delle donne, più 71 mila unità rispetto al 2007, un incremento rilevante soprattutto nelle libere professioni. Tra le occupate aumentano le laureate, nel 2016 la quota ha raggiunto il 53,5% staccando di ben 7 punti gli uomini. In particolare su un totale di 6 milioni e 74 mila aziende registrate, il 21,8% (1,2milioni) è capeggiato da donne. Fra il 2014 e il 2016 l'incremento delle imprese femminili è stato dell'1,5%, 3 volte la crescita del sistema imprenditoriale che non ha superato lo 0,5%.
Altro dato positivo è, che le imprese rosa nascono soprattutto nelle regioni centrali (+ 2,0%) e al Sud (+1,8), il Nord propone aumenti più contenuti (1%). Le regioni a più alto tasso di crescita sono il Lazio e la Calabria (con +3,1%). Mentre la quota più elevata di imprese femminili è del Sud, dove sono state aperte 476 mila aziende, pari al 23,7% del totale.
I dati sono eloquenti. Le donne hanno saputo trasformare fattori di svantaggio in spinte per creare impresa. Hanno avuto il talento e la caparbietà di superare pregiudizi e retaggi culturali, trasformandoli in elementi di competitività. Riuscendo a pieni voti a superare la prova.
Una grotta segreta ricoperta da quattro milioni di conchiglie
È nascosta in Gran Bretagna una misteriosa grotta ricoperta da quattro milioni di conchiglie.
La natura spesso nasconde dei tesori sorprendenti. È il caso della Shell Grotto, una spettacolare grotta sotterranea ornata da migliaia e migliaia di conchiglie che la ricoprono fino quasi a nasconderla. Infatti, di questo posto si sa davvero ben poco e mentre la civiltà evolveva e l'Inghilterra si apprestava a diventare una potenza mondiale, espandendosi in mezzo mondo, lei è rimasta lì, nascosta nel Kent.
Nel 1835, casualmente un bambino la scoprì a Morgate. Avrà pensato di trovarsi in una di quelle avventure fantastiche che si leggevano nei libri. Perché le pareti delle Shell Grotto sono davvero incredibili, delle autentiche opere d'arte, che rimandano ai mosaici di simboli orientali ed egizi. Così intorno a questo spettacolo della natura sono sorte numerose leggende e tante storie su chi e per quale motivo l'abbia realizzata.
Così, di anno in anno, c'è chi ha considerato la caverna come un rifugio, una stanza segreta collegata al palazzo di qualche nobile, un luogo di ritrovo di qualche antica religione e anche un osservatorio astronomico. Le ipotesi sono tante, ma oggi è un museo sotterraneo che si snoda a venti metri di profondità e ramificato in stretti cunicoli che conducono ad una specie di sala più ampia sovrastata da un tetto a cupola.
L'alone di mistero intorno a questa grotta permane. Su questo particolare luogo, non è stato possibile eseguire nessuna datazione scientifica. C'è chi ipotizza che sia un tesoro templare o della Massoneria. L'unico dato accertato è che per ricoprire i 190 metri quadrati della caverna sono state utilizzate 4,6 milioni di conchiglie naturali, tutte provenienti dalle coste del Kent.
La tesi principale ritiene molte conchiglie essere state originariamente dipinte ma che i residui delle lampade ad olio utilizzate all'interno della grotta abbiano alterato la tinta, uniformando il colore e impedendo ogni tentativo di datazione condotto dall'English Heritage. Un segreto irrisolto che però aggiunge ancor maggior fascino al luogo.
La natura spesso nasconde dei tesori sorprendenti. E l'alone di mistero che avvolge la loro origine, il loro scopo o le vicende che questi luoghi hanno visto alternarsi, ne accresce maggiormente l'interesse.
La natura spesso nasconde dei tesori sorprendenti. È il caso della Shell Grotto, una spettacolare grotta sotterranea ornata da migliaia e migliaia di conchiglie che la ricoprono fino quasi a nasconderla. Infatti, di questo posto si sa davvero ben poco e mentre la civiltà evolveva e l'Inghilterra si apprestava a diventare una potenza mondiale, espandendosi in mezzo mondo, lei è rimasta lì, nascosta nel Kent.
Nel 1835, casualmente un bambino la scoprì a Morgate. Avrà pensato di trovarsi in una di quelle avventure fantastiche che si leggevano nei libri. Perché le pareti delle Shell Grotto sono davvero incredibili, delle autentiche opere d'arte, che rimandano ai mosaici di simboli orientali ed egizi. Così intorno a questo spettacolo della natura sono sorte numerose leggende e tante storie su chi e per quale motivo l'abbia realizzata.
Così, di anno in anno, c'è chi ha considerato la caverna come un rifugio, una stanza segreta collegata al palazzo di qualche nobile, un luogo di ritrovo di qualche antica religione e anche un osservatorio astronomico. Le ipotesi sono tante, ma oggi è un museo sotterraneo che si snoda a venti metri di profondità e ramificato in stretti cunicoli che conducono ad una specie di sala più ampia sovrastata da un tetto a cupola.
L'alone di mistero intorno a questa grotta permane. Su questo particolare luogo, non è stato possibile eseguire nessuna datazione scientifica. C'è chi ipotizza che sia un tesoro templare o della Massoneria. L'unico dato accertato è che per ricoprire i 190 metri quadrati della caverna sono state utilizzate 4,6 milioni di conchiglie naturali, tutte provenienti dalle coste del Kent.
La tesi principale ritiene molte conchiglie essere state originariamente dipinte ma che i residui delle lampade ad olio utilizzate all'interno della grotta abbiano alterato la tinta, uniformando il colore e impedendo ogni tentativo di datazione condotto dall'English Heritage. Un segreto irrisolto che però aggiunge ancor maggior fascino al luogo.
La natura spesso nasconde dei tesori sorprendenti. E l'alone di mistero che avvolge la loro origine, il loro scopo o le vicende che questi luoghi hanno visto alternarsi, ne accresce maggiormente l'interesse.
venerdì 14 luglio 2017
La cura di Pioppi, il paese più sano al mondo
Si trova nel Cilento il villaggio i cui abitanti vantano tutti una salute ferro.
È impossibile che non abbiate mai sentito parlare della Capitale Mondiale della Dieta Mediterranea. Questo titolo appartiene a Pioppi ridente frazione marina di Pollica. In questo piccolo paese situato nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, gli abitanti seguono uno stile di vita e un tipo di alimentazione che è esempio e spunto di molte ricerche in merito. La meritata nomea del paese si deve a Keys, il padre della dieta mediterranea che qui visse per 40 anni. Nel 2009, durante un convegno, si firmò un documento attestante l'effettiva associazione tra la località e gli studi dell'esperto.
Non solo. Altri medici dopo ne hanno confermato la validità. Anche il medico inglese, Aseen Malhotra, specialista in alimentazione, ha indirizzato i suoi studi a Pioppi. Ha così elaborato il suo metodo, un piano dietetico di 21 giorni, The Pioppi Diet. Assunto centrale della sua ricerca è considerare lo zucchero come il principale componente da evitare. Secondo il medico britannico, per prevenire le malattie, si deve ridurre l'apporto di grassi saturi e zuccheri nell'organismo. Per lui, obesità, diabete, colesterolo, malattie cardiache sono causate più dalle abitudini alimentari che da gli altri fattori come fumo, alcool e sedentarietà.
Sottolineando che il continuo aumento dell'obesità nei paesi sviluppati deriva proprio dall'alto consumo di carboidrati complessi. Si inizia la mattina da una colazione ricca di zuccheri per procedere con spuntini e snack in barretta. Prodotti che diventano irrinunciabili per il nostro organismo, ormai assuefatto a queste sostanze.
Per Malhotra la soluzione è ispirarsi allo stile alimentare del paese cilentano. Perché qui i cittadini vivono più a lungo e in condizioni di salute migliori. Il segreto è un' alimentazione basata sulla dieta mediterranea, ricca di pesce, olio di oliva a crudo, frutta e verdura. Pochi carboidrati complessi razioni piccole di pasta, pizza due volte al mese, sconosciuti i prodotti della grande distribuzione. Il medico ha notato che a Pioppi non si faceva palestra, ma la vita era molto attiva. Il fisico era quindi allenato e tenuto in movimento in maniera naturale. Uno stile di vita sano. In effetti, la radice greca della parola dieta si riferisce non tanto al mangiare quanto ad un complesso stile di vita.
Il piano del dott. Malhotra e le sue teorie sono state ampiamente condivise dal professor David Haslam, presidente del Forum Nazionale dell'Obesità. Il fulcro di questa teoria è che: non esiste un peso sano, ma una persona sana. Il conteggio delle calorie non è uguale per tutti. È sicuramente preferibile eliminare zuccheri, carboidrati complessi e grassi saturi dalla nostra alimentazione, privilegiando uova, olio d'oliva, verdura e frutta, frutta secca, importante fonte di benessere.
L'esperienza insegna che stressarsi troppo non fa bene, poi farlo con la dieta è addirittura peggio. Pioppi insegna a mangiare giusto, sano e soprattutto sano deve essere lo stile di vita.
È impossibile che non abbiate mai sentito parlare della Capitale Mondiale della Dieta Mediterranea. Questo titolo appartiene a Pioppi ridente frazione marina di Pollica. In questo piccolo paese situato nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, gli abitanti seguono uno stile di vita e un tipo di alimentazione che è esempio e spunto di molte ricerche in merito. La meritata nomea del paese si deve a Keys, il padre della dieta mediterranea che qui visse per 40 anni. Nel 2009, durante un convegno, si firmò un documento attestante l'effettiva associazione tra la località e gli studi dell'esperto.
Non solo. Altri medici dopo ne hanno confermato la validità. Anche il medico inglese, Aseen Malhotra, specialista in alimentazione, ha indirizzato i suoi studi a Pioppi. Ha così elaborato il suo metodo, un piano dietetico di 21 giorni, The Pioppi Diet. Assunto centrale della sua ricerca è considerare lo zucchero come il principale componente da evitare. Secondo il medico britannico, per prevenire le malattie, si deve ridurre l'apporto di grassi saturi e zuccheri nell'organismo. Per lui, obesità, diabete, colesterolo, malattie cardiache sono causate più dalle abitudini alimentari che da gli altri fattori come fumo, alcool e sedentarietà.
Sottolineando che il continuo aumento dell'obesità nei paesi sviluppati deriva proprio dall'alto consumo di carboidrati complessi. Si inizia la mattina da una colazione ricca di zuccheri per procedere con spuntini e snack in barretta. Prodotti che diventano irrinunciabili per il nostro organismo, ormai assuefatto a queste sostanze.
Per Malhotra la soluzione è ispirarsi allo stile alimentare del paese cilentano. Perché qui i cittadini vivono più a lungo e in condizioni di salute migliori. Il segreto è un' alimentazione basata sulla dieta mediterranea, ricca di pesce, olio di oliva a crudo, frutta e verdura. Pochi carboidrati complessi razioni piccole di pasta, pizza due volte al mese, sconosciuti i prodotti della grande distribuzione. Il medico ha notato che a Pioppi non si faceva palestra, ma la vita era molto attiva. Il fisico era quindi allenato e tenuto in movimento in maniera naturale. Uno stile di vita sano. In effetti, la radice greca della parola dieta si riferisce non tanto al mangiare quanto ad un complesso stile di vita.
Il piano del dott. Malhotra e le sue teorie sono state ampiamente condivise dal professor David Haslam, presidente del Forum Nazionale dell'Obesità. Il fulcro di questa teoria è che: non esiste un peso sano, ma una persona sana. Il conteggio delle calorie non è uguale per tutti. È sicuramente preferibile eliminare zuccheri, carboidrati complessi e grassi saturi dalla nostra alimentazione, privilegiando uova, olio d'oliva, verdura e frutta, frutta secca, importante fonte di benessere.
L'esperienza insegna che stressarsi troppo non fa bene, poi farlo con la dieta è addirittura peggio. Pioppi insegna a mangiare giusto, sano e soprattutto sano deve essere lo stile di vita.
Al via Miss Italia Curvy
Iniziano lunedì a Roma le selezioni per le aspiranti miss "morbide".
Chi lo dice che la bellezza siabsolo essere magre o che i vari concorsi debbano rivolgersi esclusivamente a un determinato target fisico? Nessuno! E soprattutto nemmeno Miss Italia che apre le porte ad un'apposita competizione per le ragazze "curvy" . Quindi, Lunedì 17 Luglio dalle ore 10, presso il "The Curch Palace", sulla via Aurelia in Roma sono aperte le iscrizioni per partecipare al casting nazionale di Miss Italia Curvy.
Le prime 15 ragazze selezionate saranno direttamente ammesse alle prefinali di Jesolo, altre quattro verranno scelte successivamente grazie al favore del pubblico popolare. La giuria di esperti è capeggiata dalla Miss Curvy in carica Fabiana Sera e dalla conduttrice televesiva Benedetta Mazza, miss nel 2008 che fu la prima a proporre la questione della presenza al concorso delle ragazze dalle forme mediterranee. A loro l'arduo compito di selezionare le 15 bellezze come prefinaliste, mentre altre 10 verranno scelte da una votazione online. Tra esse, le quattro candidate che, dal 31 Luglio al 21 Agosto, avranno ricevuto sul web più preferenze, accederanno alle serate delle prefinali. In tutto saranno 19 splendide concorrenti.
Splendide come la curvy, Paola Torrente, protagonista della gara della scorsa edizione. Lei si è piazzata seconda dopo Rachele Risoliti, ma con il suo piazzamento ha decretato definitivamente il superamento dei canoni estetici stereotipati, abolendo il mito della magrezza ad ogni costo. Sebbene, una grossa spinta per il cambiamento in questa direzione, sia stata data nel 2011 da Patrizia Mirigliani, portavoce del concorso, che in seguito alla morte per anoressia della modella francese Isabelle Cero, ha aperto le porte alle ragazze "morbide", segnando una svolta storica per il Concorso.
Seguì la vittoria della miss Valentina Cammarota che incarnava molto di più i canoni della bellezza mediterranea promuovendo così un cambiamento culturale, quando ad essere celebrato era soprattutto un ideale femminile legato alla magrezza.
Nel 2012, invece, lo scettro di Miss Forme Morbide andò a Sonia Palma, allora ventenne che ora lavora nel mondo editoriale con i gruppo Conde'Nest Italia. L'anno seguente fu incoronata reginetta Marta Benincasa, fotomodella e volto della campagna curvy 2016 di Miss Italia. Il 2014 vede invece trionfare Sara Affifella, molisana e attualmente è una delle ragazze presenti nel reality Temptation Island.
Vincenza Batti è Miss Italia Curvy 2015, una donna solare che oggi lavora come speaker radiofonica presso l'emittente Kiss Kiss continuando pure a sfilare sulle passerelle.
La bellezza curvy è un tipo di bellezza. Morbida, piena di sfaccettature e propensione positiva alla vita. Poi, l'escursus lavorativo delle modelle che hanno partecipato a questa gara, mostra che la loro è davvero una bellezza di sostanza.
Chi lo dice che la bellezza siabsolo essere magre o che i vari concorsi debbano rivolgersi esclusivamente a un determinato target fisico? Nessuno! E soprattutto nemmeno Miss Italia che apre le porte ad un'apposita competizione per le ragazze "curvy" . Quindi, Lunedì 17 Luglio dalle ore 10, presso il "The Curch Palace", sulla via Aurelia in Roma sono aperte le iscrizioni per partecipare al casting nazionale di Miss Italia Curvy.
Le prime 15 ragazze selezionate saranno direttamente ammesse alle prefinali di Jesolo, altre quattro verranno scelte successivamente grazie al favore del pubblico popolare. La giuria di esperti è capeggiata dalla Miss Curvy in carica Fabiana Sera e dalla conduttrice televesiva Benedetta Mazza, miss nel 2008 che fu la prima a proporre la questione della presenza al concorso delle ragazze dalle forme mediterranee. A loro l'arduo compito di selezionare le 15 bellezze come prefinaliste, mentre altre 10 verranno scelte da una votazione online. Tra esse, le quattro candidate che, dal 31 Luglio al 21 Agosto, avranno ricevuto sul web più preferenze, accederanno alle serate delle prefinali. In tutto saranno 19 splendide concorrenti.
Splendide come la curvy, Paola Torrente, protagonista della gara della scorsa edizione. Lei si è piazzata seconda dopo Rachele Risoliti, ma con il suo piazzamento ha decretato definitivamente il superamento dei canoni estetici stereotipati, abolendo il mito della magrezza ad ogni costo. Sebbene, una grossa spinta per il cambiamento in questa direzione, sia stata data nel 2011 da Patrizia Mirigliani, portavoce del concorso, che in seguito alla morte per anoressia della modella francese Isabelle Cero, ha aperto le porte alle ragazze "morbide", segnando una svolta storica per il Concorso.
Seguì la vittoria della miss Valentina Cammarota che incarnava molto di più i canoni della bellezza mediterranea promuovendo così un cambiamento culturale, quando ad essere celebrato era soprattutto un ideale femminile legato alla magrezza.
Nel 2012, invece, lo scettro di Miss Forme Morbide andò a Sonia Palma, allora ventenne che ora lavora nel mondo editoriale con i gruppo Conde'Nest Italia. L'anno seguente fu incoronata reginetta Marta Benincasa, fotomodella e volto della campagna curvy 2016 di Miss Italia. Il 2014 vede invece trionfare Sara Affifella, molisana e attualmente è una delle ragazze presenti nel reality Temptation Island.
Vincenza Batti è Miss Italia Curvy 2015, una donna solare che oggi lavora come speaker radiofonica presso l'emittente Kiss Kiss continuando pure a sfilare sulle passerelle.
La bellezza curvy è un tipo di bellezza. Morbida, piena di sfaccettature e propensione positiva alla vita. Poi, l'escursus lavorativo delle modelle che hanno partecipato a questa gara, mostra che la loro è davvero una bellezza di sostanza.
giovedì 13 luglio 2017
Perché le donne sono più capaci di percepire le emozioni dell'altro
Una ricerca dell'Università di Cambridge ha individuato variazioni genetiche sul cromosoma 3, solo nel sesso femminile, legate a una maggior empatia cognitiva.
Ammettiamolo le donne non solo hanno quel sesto senso in più che non le fa mai sbagliare nell'intuire una situazione, ma sono anche più capaci di percepire le emozioni dell'altro. Lo afferma anche la scienza.
All' Università di Cambridge si sta studiando da anni un test detto "Reading the mind in the eyes" (leggere la mente con gli occhi), il cui obiettivo è chiaramente quantificare la capacità di leggere le emozioni attraverso gli occhi. Uno strumento messo a punto dal professor Baron Cohen per misurare l'intelligenza sociale delle persone e la loro empatia.
Partendo da queste basi il gruppo di ricercatori britannici in collaborazione con altri studiosi si sono spinti ulteriormente avanti cercando di capire se esiste una correlazione tra il materiale genetico degli individui e la loro abilità nell'interpretare sentimenti e stati d'animo degli altri.
Per carpire i segreti di questa capacità, è stata fatta un'analisi su vasta scala. Sono stati analizzati quasi 90 mila campioni di Dna raccolti dall'azienda 23onMe, specializzata nell'analisi del materiale genetico, realizzando uno studio intitolato: Genome Wide Association. Praticamente, si cercavano all'interno del genoma dei polimorfismi, le variazioni, riconducibili all' abilità di leggere le emozioni delle persone misurata grazie al test.
Confrontando tutti i campioni è stato individuato un gene presente sul cromosoma 3 la cui variazione incide su questa attitudine. Si chiama LRRN1 ed è localizzabile maggiormente in quella regione del cervello denominata corpo striato , l'area deputata pure secondo gli studi di risonanza magnetica funzionale, all'empatia cognitiva.
I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Molecular Psychiatry. Gli autori hanno messo in evidenza che questa variante genetica gioca un ruolo fondamentale nella capacità di percepire gli stati d'animo da parte delle donne. Mentre negli uomini non è stato individuato nessun tipo di correlazione. Gli studi precedenti, poi, si erano fermati a riconoscere semplicemente che le donne ottenevano risultati migliori nei test.
Le donne già lo sapevano. Siamo più portate a leggere e percepire le emozioni dell'altro anche perché è scritto su un gene del nostro Dna.
Ammettiamolo le donne non solo hanno quel sesto senso in più che non le fa mai sbagliare nell'intuire una situazione, ma sono anche più capaci di percepire le emozioni dell'altro. Lo afferma anche la scienza.
All' Università di Cambridge si sta studiando da anni un test detto "Reading the mind in the eyes" (leggere la mente con gli occhi), il cui obiettivo è chiaramente quantificare la capacità di leggere le emozioni attraverso gli occhi. Uno strumento messo a punto dal professor Baron Cohen per misurare l'intelligenza sociale delle persone e la loro empatia.
Partendo da queste basi il gruppo di ricercatori britannici in collaborazione con altri studiosi si sono spinti ulteriormente avanti cercando di capire se esiste una correlazione tra il materiale genetico degli individui e la loro abilità nell'interpretare sentimenti e stati d'animo degli altri.
Per carpire i segreti di questa capacità, è stata fatta un'analisi su vasta scala. Sono stati analizzati quasi 90 mila campioni di Dna raccolti dall'azienda 23onMe, specializzata nell'analisi del materiale genetico, realizzando uno studio intitolato: Genome Wide Association. Praticamente, si cercavano all'interno del genoma dei polimorfismi, le variazioni, riconducibili all' abilità di leggere le emozioni delle persone misurata grazie al test.
Confrontando tutti i campioni è stato individuato un gene presente sul cromosoma 3 la cui variazione incide su questa attitudine. Si chiama LRRN1 ed è localizzabile maggiormente in quella regione del cervello denominata corpo striato , l'area deputata pure secondo gli studi di risonanza magnetica funzionale, all'empatia cognitiva.
I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Molecular Psychiatry. Gli autori hanno messo in evidenza che questa variante genetica gioca un ruolo fondamentale nella capacità di percepire gli stati d'animo da parte delle donne. Mentre negli uomini non è stato individuato nessun tipo di correlazione. Gli studi precedenti, poi, si erano fermati a riconoscere semplicemente che le donne ottenevano risultati migliori nei test.
Le donne già lo sapevano. Siamo più portate a leggere e percepire le emozioni dell'altro anche perché è scritto su un gene del nostro Dna.
Trieste capitale europea della Scienza 2020
Trieste ce l'ha fatta. Vinto lo spareggio con L'Aia, si aggiudica il titolo di Capitale Europea della Scienza nel 2020.
Chi la dura la vince. Così è stato per la task force guidata da Fantoni che fino all'ultimo ha sostenuto la candidatura di Trieste come città europea della Scienza. Il capoluogo giuliano ce l'ha fatta. Dopo Matera capitale della Cultura nel 2019, è arrivato un nuovo riconoscimento europeo per l'Italia. Soddisfatta la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli commenta:"Il nostro Paese ha saputo fare gioco di squadra".
Trieste sarà la Capitale Europea della Scienza nel 2020. Così ha deciso il Comitato dell'Euroscience Forum, capeggiato dall'olandese Peter Tindermans. La città friulana ha battuto pure e nello spareggio finale, le città di Leida e L'Aia rappresentanti l'Olanda.
Ma Trieste è un crocevia culturale. Da Svevo a Freud, da Saba a Joyce la città è indissolubilmente legata alla letteratura, alla scienza, al sapere e alla cultura in genere. Normalmente ha da offrire: Atenei e Istituti Scientifici, dalla Sissa al Sincrotone, dall'Istituto di Oceanografia al Centro di Genetica e Biotecnologie.
Grande soddisfazione in casa nostra. La ministra Valeria Fedeli precisa:"Si tratta di un importante risultato per l'Italia che valorizza il forte impegno del Governo e del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca che hanno sostenuto dall'inizio la candidatura di Trieste. Il nostro Paese ha saputo fare gioco di squadra. È stata premiata una candidatura autorevole, molto ben strutturata in un luogo raggiungibile in modo ugualmente agevole da tutta Europa. È un riconoscimento anche al nostro sistema della ricerca sul quale il Governo intende continuare ad investire: Ricerca e Università sono un'importante leva per lo sviluppo del Paese. Per questo stiamo dando rapida attuazione al Programma Nazionale per la Ricerca e per questo siamo tornati ad investire sul sistema universitario".
Dietro la vittoria di questa città c'è l'appassionato impegno di una nutrita task force. La candidatura è stata fortemente sostenuta dalle Istituzioni, dal Comune, dalla Regione e dal MIUR (che ha inviato il Sottosegretario Toccafondi a difendere la candidatura a Strasburgo a fine Giugno).
Mentre, effettivamente, la candidatura è stata preparata da un gruppo di 60 personalità condotte dall'ex rettore della Sissa, Stefano Fantoni che ora dirige la Fondazione Internazionale Trieste. La mossa vincente per la candidatura è stata, oltre alla qualità delle Istituzioni, l'idea di trasformare la designazione in un'opportunità non solo per Trieste ma per tutta l'area circostante che va dalla Slovenia alla Croazia all'Austria.
In merito Fantoni precisa:" Di solito la Capitale Europea della Cultura organizza un grande evento concentrato in pochi giorni per celebrare la Scienza. Noi vorremmo usare tutto l'anno per promuovere iniziative che avvicinino i cittadini e i turisti e anche ricercatori esperti".
Per quanto riguarda l'evento nel 2020, il Comitato per Trieste immagina di svolgere la maggior parte delle iniziative a Porto Vecchio, tra il magazzino 26 e la Centrale Idrodinamica.
A Trieste soffia costantemente un vento, è quello della raffinata eleganza della Scienza.
Chi la dura la vince. Così è stato per la task force guidata da Fantoni che fino all'ultimo ha sostenuto la candidatura di Trieste come città europea della Scienza. Il capoluogo giuliano ce l'ha fatta. Dopo Matera capitale della Cultura nel 2019, è arrivato un nuovo riconoscimento europeo per l'Italia. Soddisfatta la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli commenta:"Il nostro Paese ha saputo fare gioco di squadra".
Trieste sarà la Capitale Europea della Scienza nel 2020. Così ha deciso il Comitato dell'Euroscience Forum, capeggiato dall'olandese Peter Tindermans. La città friulana ha battuto pure e nello spareggio finale, le città di Leida e L'Aia rappresentanti l'Olanda.
Ma Trieste è un crocevia culturale. Da Svevo a Freud, da Saba a Joyce la città è indissolubilmente legata alla letteratura, alla scienza, al sapere e alla cultura in genere. Normalmente ha da offrire: Atenei e Istituti Scientifici, dalla Sissa al Sincrotone, dall'Istituto di Oceanografia al Centro di Genetica e Biotecnologie.
Grande soddisfazione in casa nostra. La ministra Valeria Fedeli precisa:"Si tratta di un importante risultato per l'Italia che valorizza il forte impegno del Governo e del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca che hanno sostenuto dall'inizio la candidatura di Trieste. Il nostro Paese ha saputo fare gioco di squadra. È stata premiata una candidatura autorevole, molto ben strutturata in un luogo raggiungibile in modo ugualmente agevole da tutta Europa. È un riconoscimento anche al nostro sistema della ricerca sul quale il Governo intende continuare ad investire: Ricerca e Università sono un'importante leva per lo sviluppo del Paese. Per questo stiamo dando rapida attuazione al Programma Nazionale per la Ricerca e per questo siamo tornati ad investire sul sistema universitario".
Dietro la vittoria di questa città c'è l'appassionato impegno di una nutrita task force. La candidatura è stata fortemente sostenuta dalle Istituzioni, dal Comune, dalla Regione e dal MIUR (che ha inviato il Sottosegretario Toccafondi a difendere la candidatura a Strasburgo a fine Giugno).
Mentre, effettivamente, la candidatura è stata preparata da un gruppo di 60 personalità condotte dall'ex rettore della Sissa, Stefano Fantoni che ora dirige la Fondazione Internazionale Trieste. La mossa vincente per la candidatura è stata, oltre alla qualità delle Istituzioni, l'idea di trasformare la designazione in un'opportunità non solo per Trieste ma per tutta l'area circostante che va dalla Slovenia alla Croazia all'Austria.
In merito Fantoni precisa:" Di solito la Capitale Europea della Cultura organizza un grande evento concentrato in pochi giorni per celebrare la Scienza. Noi vorremmo usare tutto l'anno per promuovere iniziative che avvicinino i cittadini e i turisti e anche ricercatori esperti".
Per quanto riguarda l'evento nel 2020, il Comitato per Trieste immagina di svolgere la maggior parte delle iniziative a Porto Vecchio, tra il magazzino 26 e la Centrale Idrodinamica.
A Trieste soffia costantemente un vento, è quello della raffinata eleganza della Scienza.
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