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giovedì 14 settembre 2017

Prende il numeretto e aspetta il suo turno per rapinare la posta

È successo a Roma. Un 60enne entra nell'ufficio postale, aspetta il suo turno per fare una rapina, ma viene denunciato.

Non ci sono più i ladri di una volta. E comunque l'educazione di un novello ladro non è stata premiata. L'insolito tentativo di rapinare è andato in scena in un ufficio postale di Monteverde. Un uomo di 60 anni, con guanti in lattice e una busta di plastica è entrato nell'ufficio, ha preso il numeretto e pazientemente si è messo ad aspettare. Ha fatto la fila ed ha atteso che toccasse il suo turno davanti allo sportello. Arrivato davanti all'impiegata ha cacciato fuori la pistola e ha minacciato l'impiegata, cercando di farsi dare l'incasso.

La donna si è vista così puntata in faccia la canna della pistola e con le poche parole che riusciva a proferire, ha spiegato all' uomo di non aver denaro disponibile. L'uomo ha continuato a minacciarla, e urlava di essere disperato.

Alla fine, le urla, più acute, dell'impiegata hanno messo in fuga il maldestro ladro. Da quel momento sono iniziate le indagini, condotte dagli agenti del Commissariato Monteverde, che visionando le immagini acquisite dalle telecamere a circuito chiuso, hanno notato l'andatura e alcune caratteristiche fisiche, riconoscendo un uomo con diversi precedenti di Polizia e noto alle Forze dell'Ordine.

Dalle dichiarazioni rese dai dipendenti dell'ufficio, è emerso che l'uomo abbigliato allo stesso modo aveva già provato "il colpo" qualche giorno prima, quando sentitosi osservato, aveva desistito.

La denuncia per tentata rapina è stata formalizzata dopo che l'impiegata, dall'album fotografico sottopostole dai poliziotti, ha riconosciuto il 60enne.

Forse questo maldestro malvivente ha detto proprio la verità. La sua completa inesperienza e incapacità di essere davvero pericoloso fa davvero credere che il suo tentativo di rapina sia stato dettato dalla disperazione. Per tanti ladri veri che poi la passano liscia, speriamo che la "giustizia" abbia un po' di clemenza per quest'uomo.

martedì 12 settembre 2017

Umbro ed è al pistacchio: il miglior gelato al mondo

Vince la finale del Gelato World Tour un grande classico di una gelateria di Spoleto. Sbaragliando decine di gusti creativi e unici, tra frutta esotica e abbinamenti complessi.

La semplicità e l'autenticità dei sapori vince sempre. Così è stato per il grande classico firmato da Alessandro Crispini. Il vecchio e sostanzioso gusto di gelato al pistacchio ha vinto alla finale del Gelato World Tour. Competizione internazionale che ha visto affrontarsi i vincitori delle diverse tappe estere della gara. 36 i gelatieri da tutto il mondo con altrettanti gusti. Ma su tutti ha prevalso il verde dolce della Gelateria Crispini di Spoleto, che ha ottenuto il punteggio migliore dalla giuria, riconoscendone il sapore, la struttura e la presentazione.

Il gelatiere umbro ha usato un suo speciale blend di tre varietà di pistacchi siciliani, due di Bronte e uno di Agrigento, poi ha aggiunto un pizzico del fior di sale di Cervia per dare quel quid di sapidità in più.

L'inventore del gusto, Alessandro Crispini, a fine premiazione, ha dichiarato: "Il pistacchio potrebbe sembrare un gusto banale, ma attraverso lo studio approfondito delle materie prime ha creato qualcosa di solo apparentemente semplice. Le tre varietà di pistacchio sono tostate per 24 ore, poi scottate con zucchero e bacche di vaniglia del Madagascar. Sono onorato che sia stato apprezzato!".

Con quest'ennesimo risultato positivo, l'Italia si conferma maestra nell'arte del gelato, e c'è un'impronta italiana anche nel gusto classificatosi secondo. Guido e Luca De Rocco, padre e figlio, di chiare origini nostrane, ma residenti in Germania, si sono aggiudicati la medaglia d'argento con il gusto "Tributo alla Serenissima", un sorbetto di uva fragola con noci caramellate che hanno deciso di dedicare al Veneto, la loro terra d'origine.

I giudici, tutti esperti di gelato, tra chef e giornalisti gastronomici hanno dovuto scegliere tra ben trentasei gusti in gara, di cui ben quattro erano prevalentemente a base di pistacchio e in altri due quest'ingrediente rientrava nella ricetta. Insomma, un'edizione del premii, dove il verde avvolgente l'ha fatta da padrone, superando palati molto più particolari come il "Cocco Sogno" (una sorta di stracciatella dove il latte di cocco sostituisce quello vaccino classico), il "Gorgonzola e Pera variegato con fichi e noci", il "Sorbetto Ananas, Sedano e Mela" o " l"As'on Story".

Quindi, chi lo dice che i classici non sono più di moda? Il verde del gusto vincitore fa ben sperare e rimarca che quando una cosa è fatta con passione, creatività e l'autentica qualità, non può che essere un successo.






"Come fare?"... Chiedete a Google

Una popolazione di persone poco pratiche e con poca inventiva, così aumentano su Google le domande del "come fare". Dal nodo alla cravatta al bacio, le richieste più frequenti.

In Italia però, vanno alla grande anche i dubbi sulle riparazioni in casa, le finestre e le lavatrici. Mentre, nel resto del mondo, per le persone è davvero un cruccio sapere come annodare la cravatta, baciare o perdere peso. Sono questi i quesiti sul "come fare qualcosa" che gli utenti globali di internet chiedono più spesso a Google.

Lo stesso colosso americano anticipa qualche indiscrezione sulla classifica del suo motore web, che dal 2004 ad oggi, ha registrato un aumento del 140% di domande "pratiche" di questo genere.

Molti hanno perso il senso del come fare, sono tutti un po' impacciati anche per quanto riguarda i lavori in casa. Infatti, una buona parte di queste ricerche riguarda proprio le riparazioni. Gli italiani, in particolare, cercano per lo più indicazioni su come riparare finestre, lavatrici e porte.

Google spiega sul suo blog, che ogni anno milioni di persone si rivolgono al motore online per cercare le informazioni più disparate, dalle notizie di attualità ai film in programma al cinema più vicino. E sempre più frequentemente chiedono a Google indicazioni pratiche su come fare qualcosa, soprattutto come riparare diversi oggetti e arredi in casa.

Al top anche le domande su cosa leggere, come fare il nodo alla cravatta, baciare e quelle che possono sembrare più ovvie, sebbene non per tutti, come bollire un uovo. Poiché le riparazioni domestiche rappresentano un'altra grande fetta delle domande quotidiane al motore di ricerca, la compagnia ha creato un' infografica per evidenziare Paese per Paese le esigenze più frequenti grazie alla collaborazione di un giornalista specializzato nella visualizzazione di dati.

Si è così potuto constatare che mentre in Italia gli utenti web sono più fissati con le dritte sulle finestre e le lavatrici, negli Stati Uniti, sono molto più richieste porte e muri, mentre in Giappone ad essere le più gettonate sono finestre e porte.

Un tempo, quando non si sapeva fare qualcosa ci si doveva ingegnare o chiedere ad un esperto, con l'era moderna, l'esperto arriva direttamente in casa ed è sempre disponibile via online.

lunedì 11 settembre 2017

L'algoritmo che legge l'orientamento sessuale sul volto

Un controverso atudio della Stanford si avvale dell'intelligenza artificiale per tracciare legami tra sessualità e le caratteristiche facciali.

Se le teorie di Lombroso sembravano superate ormai da un pezzo, un recente studii si avvale nuovamente delle caratteristiche fisiche per predire altre caratteristiche, in questo caso l'orientamento sessuale. Si chiama Vgg-Face, per gli autori è semplicemente un algoritmo, prova della potenza di questi sistemi, ma è esplosa la polemica.

Lo studio è stato commissionato dall'Università di Stanford. L'intelligenza artificiale potrebbe indovinare con una certa accuratezza se le persone immortalate in una foto siano omosessuali o eterosessuali. L'indagine apre un campo minato e delicato, sollevando soprattutto questioni etiche. Partendo dal fatto che sia possibile o meno carpire l'orientamento sessuale delle persone dal riconoscimento facciale, non tiene
 per nulla conto anche delle orogini biologiche, sociali e culturali dello stesso, ci sono anche dei rischi legati alla riservatezza personale o alla discriminazione.

L'Economist ha già anticipato qualcosa sulla ricerca, i cui risultati verranno interamente pubblicati sul Journal of Personality Social Psychology. Comunque, è stata svelata l'esistenza di un algoritmo capace di distinguere correttamente fra persone omosessuali ed eterosessuali nel 81% dei casi quando si è trattato di uomini e nel 74% esaminando le immagini femminili.

Un sistema di intelligenza artificiale è un algoritmo programmato come una rete neurale, che mina cioè le caratteristiche del cervello umano, e addestrato con una grande quantità di dati a compiere certi compiti. In questo caso i big data di partenza forniti al sistema, sono state 130-741 foto di 36.630 uomini e 170.360 immagini di 38.593 donne rese pubbliche su un sito statunitense di appuntamenti.

Questa mole di materiale è stato oggetto di processi di "deep learning", l'apprendimento profondo che consente di stabilire gerarchie di fattori e parametri, concetti o elementi ricorrenti. Il potente software che è riuscito ad analizzare tutti questi fattori si chiama Vgg-Face ed è stato ideato da Micheal Kosinksi e Yilin Wong. Loro ritengono che nella valutazione i gay apparirebbero più femminili e viceversa. In particolare, e sono dichiarazioni destinate a far discutere, i gay avrebbero la mascella più affusolata e sottile, nasi più lunghi e fronti più ampie degli eterosessuali mentre le lesbiche presenterebbero mascelle più massiccie e fronti più piccole in confronto alle donne eterosessuali.

Secondo i ricercatori, la spiegazione scientifica di questi risultati, consiste nel fatto che già nell'utero materno si è espoati a degli ormoni, in particolare il testosterone, che oltre ad intervenire nello sviluppo, interverrebbero anche nelle strutture facciali e da qui, l'indagine deduce che l'indole sessuale non sarebbe una scelta ma apparirebbe già scritto nel Dna.

L'indagine in sé appare un po' inquietante e se attraverso un algoritmo, si volevano mostrare i passi in avanti della tecnologia, diciamo che dal punto di vista scientifico si è invece avuto un enorme passo indietro, scadendo nel baratro del qualunquismo più assoluto.

Innanzitutto l'orientamento sessuale delle persone dovrebbe interessare solo le stesse, poi un algoritmo che guarda una foto, non tiene conto di tutta quell'enormità di variabili che formano una persona.

Il cioccolato rosa per conquistare la Cina

Il colosso svizzero dei dolci sperimenta la cioccolata rosa per rilanciare i consumi e conquistare la Cina.

Al pistacchio, alle mandorle, al caffè, al peperoncino, alla fragola, con le nocciole, con la frutta secca, con il riso soffiato, con il liquore, bianca, al latte o fondente, ma davvero mai nessuno aveva pensato alla cioccolata rosa. Ci ha pensato il gigante svizzero Berry Collebaut, che precisa ha inventato il cioccolato "color rubino". 

Un prodotto totalmente naturale senza aromi e coloranti. La prima grande innovazione di prodotto nell'industria da circa 80 anni, quando Nestlé produsse la prima tavoletta di cioccolato bianco. Una tavoletta dall'aspetto e dal gusto più gradevole che punta a spopolare con le praline per San Valentino. 

Ultimamente, il mercato del cioccolato ha dovuto scontrarsi con i cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, che si sono allontanati dai cibi altamente calorici come la cioccolata, i cui consumi sono andati diminuendo, soprattutto per l'alto di gamma. Berry Collebaut, scommette quindi sul cioccolato color rubino per poter guadagnare importanti quote di mercato, a cominciare da cioccolatini come piccolo omaggio fra i fidanzati.

I consumi di cioccolata e cioccolatini stanno passando di moda: Hershey ha tagliato la produzione del 15%, mentre Nestlé ha messo in vendita le sue attività negli Stati Uniti per rilanciarsi sui cibi salutistici. La nuova cioccolata rubino si basa su un nuovo seme di cacao, che è stato studiato all'Università di Brema in Germania, ed è stata presentata in anteprima a Shanghai dal colosso elvetico da 7,6 miliardi di franchi, che produce semilavorati di cioccolato per diverse aziende alimentari.

Antoine de Saint-Affrique, amministratore delegato dell'azienda, dice: "È naturale, senza coloranti, ha un aspetto invitante ma mantiene autentico il gusto della cioccolata. Abbiamo avuto ottime risposte dai consumatori che l'hanno provata in tutti i vari Paesi dove è già stato testato il nuovo prodotto: abbiamo avuto ottime recensioni in Cina, dove per la cioccolata è piuttosto inusuale. Anche perché ci sono vari tipi di cioccolato "dietetico", ma il loro problema è che non hanno il sapore caratteristico di cioccolata. Nestlé, per dire, per rilanciare i consumi di cioccolata ha preferito piuttosto mettere a punto una barretta con il 40% di zucchero in meno delle altre, che sarà disponibile al pubblico il prossimo anno. Puoi copiare il colore e provare a imitare il sapore, ma trovare una cioccolata rubino come la nostra con lo stesso sapore sarà estremamente difficile".

Stando alle aspettative, grazie alla cioccolata color rubino, il futuro dell'industria cioccolatiera svizzera, appare nuovamente roseo.

sabato 9 settembre 2017

Quasi 6000 anni: il vino più antico d'Italia

Scoperti vicino Agrigento i residui di una giara dell'Età del Rame.

Che il vino fosse stato da sempre il miglior accompagnatore dei pasti degli italiani è cosa risaputa ed ora lo conferma anche una scoperta. Il vino italiano più antico del mondo ha quasi 6000 anni: i suoi residui sono stati individuati in una grande giara dell'Età del Rame rinvenuta in una grotta vicino Agrigento da un gruppo internazionale di ricercatori coordinato dall'archeologo Davide Tanasi dell'Università della Florida Meridionale, a cui hanno preso parte anche in Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), l'Università di Catania e gli esperti della Soprintendenza ai Beni Culturali di Agrigento.

Il Microchemical Journal ha pubblicato la scoperta che dimostra che la viticoltura e la produzione di vino in Italia non sono cominciate nell'Età del Bronzo, come ipotizzato finora, ma oltre 2000 anni prima. Così confermerebbero i residui chimici rimasti su una giara trovata in una grotta del Monte Kronio e risalente agli inizi del IV millennio a.C.: la terracotta, non smaltata, ha conservato tracce di acido tartarico e del suo sale di sodio, sostanze che si trovano naturalmente negli acini d'uva e nel processo di vinificazione.

È molto raro che si riesca a determinare la composizione esatta di tali residui, perché per farlo è necessario che il vasellame sia estratto completamente intatto. I ricercatori intendono ora continuare i loro studi per riuscire a stabilire se questo primo antichissimo vino italiano fosse rosdo o bianco.

Altro che cane, per gli italiani, il miglior amico dell'uomo, già a partire dall'Età del Rame, è sempre stato il vino.

L'insostenibile leggerezza del burro

In un solo anno, il prezzo del burro è raddoppiato. La sua crescente domanda è dovuta al riconoscimento di proprietà salutistiche e soprattutto all'utilizzo nell'industria dolciaria come sostituto di altri grassi tra cui l'olio di palma.

In un film di qualche anno fa "Julia et Julia", la protagonista aspirante food blogger, si chiede come mai tutte le pietanze più saporite o le sue ricette migliori, siano tutte quelle a base di burro. Deve essere per questo che il prezzo di questo derivato del latte sia salito alle stelle. In Italia è boom del prezzo del burro. Nell'ultimo anno è addirittura raddoppiato, arrivando al +113%. In parte il fenomeno si spiega grazie all'aumento della domanda dovuta al riconoscimento di positive proprietà salutistiche, in parte è dovuto alla campagna denigratoria attuata contro l'olio di palma che ha fatto sì che diverse aziende si dirigessero verso altri grassi da sostituire nei loro prodotti.

La Coldiretti in un'analisi presentata nell'ultima seduta della Borsa di Milano parla di un picco alla produzione di 5,04 euro al chilo per il burro pastorizzato nazionale che ha raggiunto il massimo da almeno 5 anni.

La Coldiretti aggiunge: "Il burro sta riacquistando popolarità ed è tornato ad essere uno dei grassi più usati in cucina per i suoi molti punti di forza: a differenza delle margarine non è un prodotto chimico, è meno calorico degli oli, non è idrogenato ed è ricco di nutrienti come il calcio, sali minerali, proteine del latte e vitamina A; senza contare che è un prodotto del tutto naturale e senza conservanti".

Un ritrovato interesse che ha decretato l'aumento delle quotazioni, dopo un passato abbastanza sottovalutato come del resto tutti i prodotti lattiero-caseari, dalla panna alla crema di latte, dal formaggio al latte spot, e gli allevamenti in generale, che alla Borsa di Lodi, principale piazza di riferimento per il Nord Italia, ha toccato 45,36 centesimi al litro, il valore più alto dal 2014, con una crescita di quasi il 27% rispetto all'Agosto 2016.

Un ottimo indice di speranza per salvare le stalle italiane dopo l'obbligo di indicare in etichetta l'origine, entrata in vigore in Italia sotto il pressing della Coldiretti lo scorso 19 Aprile 2017.

La riscossa del burro è inoltre giustificata da recenti studi scientifici che hanno fatto cadere i pregiudizi nei confronti di un prodotto che viene oggi percepito come più naturale e salutare con l'incremento della domanda di alcuni Paesi a partire dalla Cina, ma anche Australia, Canada e Stati Uniti. Mentre, tra i maggiori consumatori mondiali c'è la Nuova Zelanda con 6,13 kg seguita dall'Unione Europea con 4,71 chili.

Un'inversione di marcia, quella verso il latte e i suoi derivati che non può che far bene sia alla salute delle persone che alla ritrovata salute grazie a questo consumo, degli allevatori italiani.