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sabato 7 aprile 2018

Bambino sardo dona tutti i suoi rispiarmi all'oncologo che ha curato la madre

Medico milanese vede recapitarsi una lettera di ringraziamenti da parte di un bimbo. Dentro ci trova diverse monetine. Posta il messaggio su Facebook e la notizia diventa virale.

Quanta tenerezza ci può essere in una sola parola scritta con lettere incerte dalla mano di un bimbo di soli 5 anni! Il "grazie" che ha visto recapitarsi un oncologo milanese che lavora all'Istituto Europeo di Oncologia a Milano, è un grazie pregno di dolcezza e amore.

Infatti il bambino, arrivato dalla Sardegna con i genitori, ha ringraziato il dottor Pietro Caldarella, vicedirettore del Dipartimento di Senologia dello Ieo,per le cure adottate per la madre con un bigliettino accompagnato da alcune monetine. Poi, rivolgendosi al medico, il piccolo ha continuato: "Questi sono i miei risparmi per la ricerca contro il cancro".

Il dottore commosso dal gesto ha postato la foto del biglietto su Facebook, aggiungendo: "Stamattina il figlio di una mia paziente di 5 anni mi ha dato questo biglietto per ringraziarmi delle cure alla sua mamma e dentro c'erano i suoi risparmi che ha voluto donarmi per la ricerca sul cancro...mi veniva da piangere!!!" La notizia è diventata immediatamente virale ottenendo migliaia di condivisioni e like.

Poi, ai vari quotidiani che lo hanno cercato, il medico racconta: "Il marito mi ha portato in dono due bottiglie di vino sardo e poi mi ha detto che c'era il figlio che voleva darmi una cosa. Allora il piccolo, timidamente si è avvicinato. Tra le mani stringeva una piccola busta di carta bianca. Gli ho fatto i complimenti e gli ho detto che è davvero un ometto. Poi l'ho tranquillizzato confermandogli che la sua mamma ora sta bene e non deve più preoccuparsi perché starà sempre con lui".

Ci sono persone che ancora esercitano alcune professioni non solo per il mero guadagno ma soprattutto per passione. Ed è per questo che nonostante siano missioni difficili, dove non sempre è detto che si possano vincere tutte le battaglie, riescono comunque a smuovere la coscienza e l'anima di un bambino. I bambini sono più sensibili, colgono meglio i problemi e l'interiorità degli altri e la riportano poi in gesti bellissimi. Bellissimo e pregno di dolcezza è anche il "ringraziamento" speciale di questo bimbo che per aiutare gli altri attraverso la ricerca ha rinunciato a tutti i suoi risparmi.


giovedì 5 aprile 2018

Al via il Carbonara Day 2024

È per domani l'appuntamento con il Carbonara Day. Tutto il mondo festeggierà una tra le ricette più amate.

Torna domani, 6 Aprile, il #Carbonara Day, l'evento tanto voluto dai pastai italiani di Aidepi (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) e Ipo (International Pasta Organization), quest'anno in collaborazione con Tuttofood, che unisce appassionati e buongustai di tutto il mondo sul piatto di pasta più amato e discusso.

La prima edizione del Carbonara Day  è stata nel 2017, da allora si è rivelato un caso mediatico senza precedenti, si stimano oltre 29 mila interazioni e 4 mila contenuti pubblicati in poco più di un giorno, con una partecipazione di oltre 83 milioni di persone in tutto il mondo.

Sì perché, la carbonara piace tanto! Sia che si segua la ricetta più tradizionale sia che ognuno cerchi di reinventarla a proprio gusto. Anche per questo si discute tanto sul piatto perché in merito ci sono due scuole di pensiero; quello dei puristi per cui esiste un solo modo per farla e 5 ingredienti: guanciale, pecorino, uovo, sale e pepe. E la maniera di quelle più innovative che credono che essendo la pasta un piatto versatile, non debbano esserci limiti all'interpretazione culinaria della ricetta. Ma se qualche spiraglio può essere aperto ancora sulle varianti concesse come parmigiano, o l'aggiunta di olio, aglio e cipolla, tutti sono concordi nell'asserire che per la carbonara sono assolutamente da vietare pancetta e bacon.

Di questo e tanto altro ancora si potrà discutere domani nel #Carbonara Day. Basterà seguire l'hastag #Carbonara Day, per partecipare ad un dibattito che vedrà blogger, food influencer, giornalisti e chef dire la loro sulla ricetta italiana più amata al mondo. Non dimenticando di affrontare anche il discorso tra tradizione e contaminazione in cucina.

Se le origini della carbonara sono incerte, qualcuno ritiene addirittura che sia un piatto d'origine americana inventato dal biologo e fisiologo Ancel Keys nel 1942, che la introdusse nella "razioneK" dei soldati per aumentare la dose di carboidrati. E invece sicuro che la carbonara è un piatto amatissimo soprattutto per i millennials e rientra tra le tre ricette del cuore dei 15-35 enni e la preferita in assoluto dal 18% degli italiani, soprattutto uomini e nel Nord Ovest.

E come potrebbe non essere la ricetta del cuore, quando è il primo piatto che imparano un po' tutti a fare, soprattutto appena arrivati all'università, quando arrivati a casa, il tempo è poco e la fame tanta.

"Tra il grano e il cielo": Van Gogh torna nelle sale


A pochi mesi di distanza dall'altro film, Loving Vincent, arriva in sala dal 9 all'11 Aprile, un nuovo movie dedicato al celeberrimo pittore olandese. Van Gogh. Tra il grano e il cielo è un racconto sulla vita e l'opera del pittore narrato da una nuova prospettiva, quella di Helene Kroller Muller proprietaria della più importante collezione di opere di Van Gogh dopo quella degli eredi dell'artista.

La pellicola si sviluppa attraverso due storie, due vite che pur non essendosi mai intercettate devono moltissimo una all'altra. Tutto viene spiegato attraverso l'esposizione organizzata dentro la Basilica Palladina di Vicenza conosciuta come la "Dama Bianca".

Il film documentario è stato diretto da Giovanni Piscaglia sulla sceneggiatura di Matteo Moneta, con la consulenza scientifica e la partecipazione di Marco Goldin, curatore della mostra di Vicenza, al progetto hanno aderito anche Valeria Bruni Tedeschi che fa da voce narrante e dal compositore Remo Anzovino che ne ha firmato la colonna sonora. La produzione è di 3D Produzioni e Nexo Digital.

Il regista ammette: "Parlare di Van Gogh significa avere davanti molti discorsi già fatti, quasi ogni anno escono libri o film su di lui, uno dei pittori più conosciuti e più amati. La mia sfida è stata ripulire l'artista dalle leggende e andare ad indagare sentimentalmente l'uomo".

Un po' come cento anni prima, aveva fatto Helene Kroller Muller. Lei era una delle donne più ricche d'Olanda: nel 1909, a 19 anni dalla morte di Van Gogh acquista il primo quadro del pittore olandese. In una casa/museo, il Museo Kroller Muller di Otterlo a lui dedicata, riuscirà infine a custodire 88 dipinti e 180 disegni. Helene condivideva il pensiero di Van Gogh, alcuni tormenti interiori, la stessa visione di Dio e la fede che arrivò a emulare Vincent anche nello stile di vita, scegliendo ad esempio di dormire in un letto molto più piccolo del normale o di andare al fronte a curare i feriti durante la Grande Guerra. Entrambi uniti dal desiderio di aiutare i sofferenti. 

Tra il grano e il cielo è un altro film su Van Gogh, ma fa luce su un nuovo aspetto della vita del pittore e su come la sua arte potesse influenzare enormemente la vita di altri.

mercoledì 4 aprile 2018

Morbillino: il cicciobello malato

Presentato il primo Aprile, non è uno scherzo. Sul mercato è stato lanciato il celebre bambolotto "malato" sul cui corpo compaiono dei puntini rossi che le bambine fanno scomparire "curandolo" con salviettine e cerottini. Medici e genitori indignati.

È stato lanciato il Cicciobello Morbillino, il bambolotto che ha dei puntini rossi sul viso e sulle braccia e nella confezione si trova un kit di salviettine e cerottini accompagnato dalla scritta: "Aiutalo da brava mammina a guarire da questa fastidiosa bua strofinando la salviettina e utilizzando la cremina. Come per magia, i puntini scompariranno".

La pubblicità prova del nuovo gioco è stata accolta da un'ondata di indignazione tra cui spiccano le affermazioni del virologo Roberto Buriani: "Attendiamo il Cicciobello Linfonino e pure quello Meningitino: E pensare che me la prendo con gli antivaccinisti". Alle sue parole si aggiungono anche quelle, durissime, del medico e giornalista Salvo Di Grazia che aggiunge: "Ma attenzione, in alcuni Cicciobelli la salviettina non funziona e Cicciobello finisce in rianimazione intubato e con encefalite virale".

Non meno favorevoli anche i genitori che chiedono alla Giochi Preziosi casa di produzione del famoso bambotto chiarezza sull'iniziativa preoccupati che in un clima già poco favorevole ai vaccini e alla compressione dei danni che può produrre il morbillo, possa portare a una sottovalutazione della patologia. Senza dimenticare la mancanza di rispetto per chi con quella malattia ha dovuto averci a che fare con gravi conseguenze.

La Giochi Preziosi dal canto suo cerca di smorzare le polemiche ricordando che il concetto delle "bambole con la bua è sempre esistito". La polemica in effetti, è stata molto più dura ed è stata connotata da toni accesissimi e poco delicati soprattutto da parte dei virologhi e dal sito ioVaccino.

Sicuramente il morbillo come le vaccinazioni sono un tema caldo e la casa dei giochi cerca di cavalcare l'onda con un nuovo bambolotto lanciato ad hoc, ma rimane un gioco, un modo per avvicinare i bimbi alla malattia senza spaventarli troppo e con la delicatezza che ognuno, ogni genitore saprà insegnarli. Invece certi toni e lo spiattellare in faccia termini e tristi episodi davvero accaduti, non sono di certo un esempio migliore.

Bambini iniettano cocaina ad un cagnolina, Suzi viene poi adottata

È successo negli Stati Uniti a Delaware. Dei bambini iniettano cocaina ad un cane che viene salvato appena in tempo e poi adottato grazie al suo nome.

Dei passanti notano una cagnolina tutta stordita, a malapena cosciente sdraiata su un marciapiede. Suzi era immobile, con lo sguardo assente quasi drogato. Così sono stati chiamati degli agenti del controllo animali e alcune persone gli hanno riferito che probabilmente i bambini del vicinato avevano iniettato della droga alla cagnolina.

I test veterinari hanno poi confermato l'ipotesi: nel sangue della cagnolina di quasi un anno, sono state trovate cocaina e thc. Da lì, Suzi è stata immediatamente trasferita alla Faithful Friends Animal Society, dove è stata curata e normalizzata grazie ad alcune terapie a base di fluidi somministrati per via endovenosa per eliminare le droghe in circolo nel corpo dell'animaletto.

Kevin Rents, marketing manager della clinica commenta: "Quando è arrivata per la prima volta, non era in grado di camminare, alzarsi in piedi, mangiare o bere. I nostri veterinari non avevano mai visto un caso di abusi con droghe come questo. È stato straziante. Il trattamento con i liquidi è continuato per due giorni, mentre i veterinari la coccolavano all'interno della sua gabbia. Poteva a malapena tenere la testa alta ed era poco reattiva. Si potrebbe dire che non sapeva cosa stesse succedendo".

Ben presto la cura intensiva ha portato i primi risultati. Suzi si è ripresa e ha mostrato la sua personalità dolce ed affettuosa. "Una volta che la droga ha iniziato a lasciare il suo corpo è tornata ad essere il cane felice che è". La storia che stava volgendo al meglio, è decisamente decollata dopo che il brutto episodio è finito su tutti i giornali e telegiornali locali, una notorietà che l' ha aiutata a trovare casa.

Suzi è stata adottata da Rosa Alicea. E la donna racconta: "Siamo rimasti sconvolti nel sentire che qualcuno, in particolare bambini, possano fare qualcosa di così crudele. Quando l'abbiamo vista per la prima volta, lei si è sdraiata nella gabbia del rifugio e ci ha appena alzato lo sguardo. Era così dolce, non ha mai abbaiato, ne era turbata da tutti i latrati che la circondavano. Inutile dire che la famiglia si è innamorata di lei considerando anche un segno del destino nel nome del cane: "Anche il nostro cane di famiglia si chiamava Suzi e aveva lo stesso colore. Sapevo che era destinata a vivere con noi".

Happy ending per Suzi e la sua nuova famiglia, speriamo che trovino un futuro migliore e qualcuno che guidi ed aiuti anche i "bambini" che hanno commesso l'orrendo gesto di drogare un essere indifeso, un essere vivente.

martedì 3 aprile 2018

"Fiori nell'arte" al via nei musei

È la nuova campagna social dei musei italiani per omaggiare l'arte e la primavera e si chiama #fiorinellarte.

Di questi tempi i fiori esplodono non solo nella natura dipingendola di mille colori e profumi, ma i fiori diventano i soggetti preferiti dell'arte, quella dei musei italiani. Il MiBact ha lanciato infatti una nuova campagna social per avvicinare le persone al mondo dell'arte e della cultura con l'input fiori nell'arte. Quindi, chiunque può e deve cercare, fotografare e condividere con l'account del Ministero, primo fra tutti i musei italiani, tutto ciò che può essere rappresentato con l'hastag #fiorinellarte.

Insomma il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo celebra la primavera attraverso la sua espressione più gioiosa: quella dei fiori. Fiori dai colori dai colori sgargianti nel pieno del rigoglio, delicati elementi decorativi, raffinati e potenti simboli evocativi della religiosità. Tutto viene ornato e rappresentato da rose, begonie, iris, peonie, gigli, agapanti e clivie disegnate, scolpite, dipinte, ricamate, incise o trasformate in gioielli o in ceramiche pregiatissime.

Il MiBact ha puntato su una campagna social tutta incentrata su soggetti come le nature morte floreali, raffigurate dall'antichità, secoli prima della nascita del vero e proprio genere, ai nostri giorni. È cominciato proprio con il mese d'Aprile, quello per antonomasia più primaverile, coinvolgendo oltre 420 musei, parchi archeologici o luoghi della cultura italiani e tutti i visitatori che verranno avvolti da questa particolare tematica.

Il MiBact ha dato qualche anticipazione agli scatti e ai tag dei follower con 65 locandine, lanciate sulle principali piattaforme social, si tratta di opere prestigiose selezionate attraverso un "concorso di gruppo" che ogni mese vede coinvolto l'intero sistema museale nazionale e dal quale nasce un vero e proprio reportage collettivo. Si parte con la raffigurazione di Flora proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, passando per il Girasole di Bartolomeo Bimbi, per arrivare alle Ninfee rosa di Claude Monet della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

Con questo particolare filone, il Ministero dei Beni Culturali invita tutti ad osservare più attentamente i fiori nell'arte e a cogliere attraverso la forma e i colori, l'importanza che essi hanno nell'arte e tutta la raffinatezza che con la loro essenza vi aggiungono.

Cowboy in via d'estinzione

Negli Usa tramonta il mito del Far West che tanto aveva ispirato anche il cinema degli anni '50. I pascoli pubblici sono sempre più abbondanti e diventano parchi naturali. Solidarietà dal mondo politico agli allevatori.

Molto ci colpa John Wayne che attraverso la realtà romanzata dei suoi film, ci aveva fatto conoscere e poi innamorare del selvaggio West. Da lui in poi si è creato nell'immaginario collettivo il mito del Far West e tutti abbiamo pensato all'America, con occhi incantati, alla terra dei ranch sconfinati, delle grandi mandrie al pascolo e dei temerari e appassionati cowboy che le custodivano.

Invece, i cowboy (americani) sono in via d'estinzione e gli States con un lavoro di sinergia tra forze economiche, politiche e culturali cercano di trovare una soluzione ad una realtà che è una componente essenziale dell'identità statunitense.

Lì, il mito dei grandi allevamenti cominciò dopo la Guerra Civile, quando il prezzo della carne saliva quasi come l'oro e quindi si spinsero verso la frontiera del Far West per dedicarsi alla crescita del bestiame. Il sistema sviluppato negli anni anni si era basato su una porzione limitata di terra venduta ai privati, per costruire il loro ranch, e una molto più ampia rimasta nelle mani del governo federale, che la concedeva agli allevatori per pascolare. Questo modello però è attualmente in crisi poiché viene tolta terra ai cowboy che si vedono quindi costretti a dover cambiare mestiere. Il fenomeno è sostanzialmente un danno, denunciato soprattutto dagli ambientalisti perché aiuta a preservare il futuro degli spazi ancora incontaminati del Paese. A favore dei cowboy si schiera anche l'amministrazione Trump, un po' perché ne abbraccia la cultura, un po' perché la battaglia avviene in Stati tradizionalmente repubblicani. Di fatto lo scontro politico e culturale è in atto.

Per dare un'idea, la maggior delle terre pubbliche si trova nelle regioni degli Usa a Ovest di Texas, Oklahoma, Kansas, Nebraska, South e North Dakota. Il governo federale è proprietario del 79,6% del Nevada, contro solo l'1% del Texas. Gli allevatori pagano spiccioli per pascolare sulle terre pubbliche, circa un dollaro e mezzo a capo per m, contro i 20 dollari richiesti in quella privata, e così sopravvivono sussidiati dallo Stato. I loro spazi però, si stanno riducendo, perché aumentano sia le multe e le limitazioni per evitare devastazioni dei terreni, sia perché aumentano gli spazi destinati a diventare parchi e riserve per scopi turistici. Insomma la questione è soprattutto economica e tutt'altro che in via di risoluzione.

Certo, mal si sposa lo stile di vita naturale e selvaggio dei cowboy con gli obiettivi politici volti al facile e cospicuo guadagno di una certa politica.