In Giappone il pranzo scolastico non è una semplice pausa tra una lezione e l' altra, né un servizio accessorio pensato solo per "sfamare" gli studenti. È roba seria, parte integrante del sistema educativo ed è trattato come una vera politica di salute pubblica.
Nelle scuole non trovi fast food, merendine o pasti industriali serviti ogni giorno. Non perché il Paese segua una moda scolastica o perché i giapponesi "sono in fatti così", ma perché esiste un modello nazionale che considera l' alimentazione infantile una responsabilità collettiva.
I pasti vengono cucinati sul posto, quotidianamente, utilizzando ingredienti semplici. I menù sono pianificati da nutrizionisti e devono rispettare criteri nutrizionali stabiliti per legge, con l'obiettivo di coprire una parte significativa del fabbisogno giornaliero dei bambini.
La responsabilità resta in capo alle scuole, non a grandi fornitori esterni, o a logiche di puro risparmio. Questo sistema non comprende i cibi ultra processati. I dati lo mostrano chiaramente. Nei giorni in cui i bambini mangiano a scuola, la qualità della loro alimentazione è migliore, le differenze legate al reddito familiare si riducono, e nel lungo periodo, i tassi di sovrappeso e obesità risultano più bassi rispetto a Paesi in cui il pranzo scolastico è un compromesso di bilancio o un vero e proprio business.
Sicuramente un modello da seguire, poiché ciò che si dà da mangiare ai bambini oggi non riguarda solo il pranzo, m riguarda la salute della società di domani.

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