Pubblicità

sabato 5 agosto 2017

Ai piedi del S.S. Salvatore

Il legame che unisce i montellesi al Santissimo Salvatore è fortissimo, indescrivibile e indivisibile.
Non c'è un montellese che non lo veneri e non c'è mai stato un cittadino del paese che nella propria vita non sia salito a piedi almeno una volta sul sacro monte. Il legame è viscerale ed atavico.

Domenica a Montella poiché ricade la ricorrenza del SS. Salvatore, che da secoli protegge e veglia sulla cittadina ai suoi piedi,dal Santuario situato sull'omonimo monte è d'obbligo "l'appizzicata".

Già nel VII secolo, ai piedi del Colle di Sant'Elia (conosciuto oggi
 come la montagna del Salvatore), in contrada Prati, esisteva una statua lignea del SS. Salvatore fanciullo. Quando, nel 1457, fu istituita la Festa della Trasfigurazione da Papa Callisto III, per ricordare la vittoria di Belgrado del 6 Agosto dell'anno precedente, dell'esercito cristiano sui turchi. A protezione di tale statua venne eretta una modesta cappelletta detta della Santissima Trinità. Ma, i montellesi si dimenticarono in fretta di questa vecchia chiesetta, che abbandonata andava in rovina, tanto da decidere di trasferire la statua lignea ad un'altra cappelletta; quella di Sant'Elia (detta oggi I Cappella), nei pressi del ponte della Lavandaia.

Non solo metaforicamente, cominciò "l'ascesa" e la statua fu portata finalmente sulla sommità del monte. Qui vi rimase indisturbata per secoli; di tanto in tanto, qualche fedele vi giungeva salendo per un tortuoso viottolo, altri vi passavano mentre andavano per i castagneti.
Ma, dall'autunno del 1778 fino al mese di Maggio del 1779, il Regno fu colpito da una terribile siccità, e la popolazione montellese, disperata, dopo aver implorato la Madonna del Monte e quella della Libera, decise, la sera di quel 25 Maggio, di salire sul colle di Sant'Elia e portare in processione la statua del Salvatore per le vie del paese. Così, 300 uomini volenterosi, armati di fede, zappe e vanghe, si misero all'opera per allargare il piccolo sentiero e sistemare quel viottolo esistente che conduceva alla montagna del Salvatore.

 In condizioni di totale siccità(tutt'oggi sulla montagna non c'è acqua), si ebbe il primo miracolo, e da una cisterna, fino a quel momento vuota, comparve dell'acqua. Si assistette quindi al "miracolo del pozzo", che richiamò altri fedeli e rinvigoriti lavoratori. Si procedette così, ancora più speditamente, i lavori furono eseguiti in soli due giorni, e il 28 Maggio, la statua scortata da 4 sacerdoti, 7 confraternite e 4 mila montellesi, fu portata alla Chiesa Madre. Qui si pregava e sperava disperatamente. Trascorsero altri due giorni, e mentre si celebrava ancora il triduo, cadde copiosamente la tanto desiderata pioggia. La carestia terminò.

Il popolo montellese, ormai salvo e gratissimo al suo Salvatore, si mobilito' per raccogliere offerte per l'ampliamento della Chiesa sulla montagna e alla fusione di una statua d'argento da collocare nella Chiesa Madre. Ed è così, che dal 1780 in occasione della festività della SS. Trinità si celebra a Montella, la festa in onore del SS. Salvatore. Ed è così, che d'allora continua questo legame fortissimo tra il popolo montellese ed il Santuario del Santissimo Salvatore.

Una storia fatta d'amore reciproco, di pelligrinaggi, di salite tortuose fatte anche a piedi  e a piedi nudi,in periodi di fame. Storia fatta da persone che d'estate, all'alba si radunano e cantando e pregando si dirigono al monte, ci si ferma alla I e II Cappella, si riflette sui miracoli, sull'asperita' della vita, e il soccorso della Fede; si prosegue, s'arriva in cima, l'ultima scalea (56 scalini) e poi l'incontro con il cielo. La chiesetta, la "mina" per il pranzo nella sala del pellegrino. La campana, maestosa, da suonare a squadre e l'eco per la vallata.
Quel senso di protezione e sicurezza che si ha solo lassù. E lui, il fanciullo, il piccolo Salvatore che da secoli protegge e nonostante tutto, ama il suo popolo ai piedi della montagna.

Nessun commento:

Posta un commento