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venerdì 31 gennaio 2020

Carne dei supermercati imbottita di antibiotici


In Italia è allarme di vendita di antibiotici destinati agli allevamenti. Secondi solo a Cipro.

L'Ema (Agenzia Europea del Farmaco) ha diffuso i dati circa le vendite di antibiotici destinati agli allevamenti. Nonostante il generale trand di riduzione, nel nostro Paese se ne consumano ancora tanti.

L'Italia è seconda solo a Cipro, rimanendo a 2,5 volte più alto della media europea e fra e 50 volte più alto di Paesi come la Svezia e l'Islanda. A lanciare l'allarme è  Ciwf Italia Onlus.

In Italia oltre il 90% degli antibiotici destinati agli allevamenti sono usati per l'uso di massa neo mangimi o nell'acqua, quindi per la produzione di carni per le grandi distribuzioni, mentre in Svezia e in Islanda più del 90% è usato per trattamenti individuali.

Secondo il Ciwf nel nostro Paese è ancora scarso lo sforzo per limitare l'uso di questi farmaci fondamentali nell'allevamento.
In Italia, quasi il 70% degli antibiotici  venduti sono destinati agli animali negli allevamenti e questo secondo l'Ecdc (Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie) spiegherebbe perché infezioni resistenti agli antibiotici in UE,  nel Belpaese ne muoiono oltre 10.700 persone all'anno dei 33.000 in tutta l'UE.

L'uso di antibiotici in medicina è una risorsa utile contro alcune malattie, ma assumerne più del dovuto, come consumando alimenti zeppi di queste sostanze, a lungo andare risulta dannoso per la salute.

Somministrare antibiotici agli animali in grandi quantità porta all'emergenza di batteri antibiotico-resistenti che possono trasmettersi alle persone tramite il cibo o l'ambiente, possono covare infezioni antibiotico-resistenti.

Per questo, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha chiesto che tutti i Paesi non somministrino più antibiotici agli animali sani.

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