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martedì 30 maggio 2017

Il tesoro delle foreste nascoste nelle zone aride


I satelliti scoprono la presenza di questa vegetazione nascosta, tutte insieme fanno l' Amazzonia.

Queste piante per adattarsi si mimetizzano, finora, la loro presenza non era stata letta dai satelliti ma, un nuovo sistema escogitato da Google e dalla Fao ha permesso di rilevarne l' esistenza. Il colpo di scena che ha conquistato la prima pagina della rivista Science e che vede come protagonista la ricerca italiana. Infatti è stata scoperta una nuova foresta grande quanto l' Amazzonia ma finora era sfuggita ai satelliti. L' errore era dovuto all' associazione tipica del vecchio continente di "unire" piante e verde, così si era chiesto ai satelliti di segnalare le zone verdi e quindi erano sfuggiti i boschi capaci di mimetizzarsi adattandosi all' ambiente. Questi alberi invece, per buona parte dell' anno non hanno foglie perché crescono nelle zone aride che coprono più del 40% delle terre emerse e quindi si sono programmati per risparmiare acqua ed energia. Oggi, grazie a un nuovo sistema messo a punto da Google e dalla Fao e da un gruppo di investitori di vari Paesi, sono riusciti ad identificarle. Afferma Fabio Attorre, docente di Biologia Ambientale alla Sapienza e coordinatore della squadra italiana che ha preso parte allo studio:"Questa scoperta è il frutto di un sistema di analisi estremamente innovativo che ha permesso di arrivare a una conclusione sorprendente: ci sono quasi 500 milioni di ettari di foreste che mancano all' appello. In molti periodi dell' anno questi alberi appaiono come una macchia scura e non venivano registrati come tali dai satelliti: si va dai baobab marroni dell' Africa centrale agli eucalipti australiani che possono assumere una tonalità blu". Il colpo di scena è stato reso possibile dalla potenza dei motori di ricerca che Google ha messo a disposizione delle Università e dalla decisione di puntare su un sistema che grazie alla possibilità di integrare le immagini dai satelliti con un gran numero di informazioni, rende possibile ricavare dati sofisticati a persone competenti ma non altamente specializzate. Così sono state chiamate all' appello squadre di studenti di biologia di diverse nazioni e ognuno aveva il compito di studiare mezzo milione di ettari di zone aride. I ragazzi della Sapienza hanno ottenuto le performance migliori e sono stati chiamati a proseguire l' analisi sull' assieme globale delle foreste. La scoperta dell' effettiva presenza di una più ampia zona verde è rincuorante se si pensa ai rischi legati al cambiamento globale. Sebbene comunque bisognerà adottare politiche efficaci per contenere l'uso dei combustibili fossili e le foreste minacciate dalla desertificazione, potrebbero morire. Insomma bisogna dare una mano a questa Natura che con ogni mezzo a sua disposizione adotta strategie per cercare di sopravvivere ai cambiamenti e alle distruzioni contro di essa che l' uomo provoca.

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